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 2026  febbraio 11 Mercoledì calendario

Modelle, concerti, e l’agente amico: così operava la «rete» a Milano

Pagava lui, pagava Epstein. Pagava soggiorni in hotel mai fuori dall’esclusiva geografia del Quadrilatero della Moda (in via Gesù) o da quella, altrettanto elitaria, s’intende, amata dagli americani intorno alla stazione Centrale (da ultimo il vicepresidente Vance). Pagava il noleggio di macchine per gite al mare in Liguria e Toscana. Pagava sedute da parrucchieri ed estetiste. Pagava l’acquisto di vestiti, gioielli, quadri nelle gallerie d’arte di Brera.
In questi documenti, fra i milioni di file resi pubblici, rimane ignoto a quale titolo, per quale fine e secondo quale strategia l’imprenditore condannato per abusi sessuali e traffico di minorenni si mobilitava. Veicolando denaro. Tanto denaro. Con destinazione Milano, base della vita di giovani, in qualità prevalente modelle. Che non si conoscevano – non emergono indizi validanti – ma erano tutte finanziate da Epstein.
A cominciare dai biglietti aerei. Gli approdi all’aeroporto internazionale di Malpensa e i trasferimenti in città avvenivano anche col supporto materiale di Jean-Luc Brunel, agente di case di moda, intimo amico di Epstein, sospettato d’esser stato un suo complice, e morto suicida. Brunel riferiva gli spostamenti garantendo sul successo dell’approdo in stanza, poiché Epstein aveva ordinato aggiornamenti quasi al minuto. Le ragazze erano munite di carte di credito cui attingevano per i soggiorni anziché mettere le spese in conto all’imprenditore (i saldi avvenivano attraverso una delle segretarie). Al netto della mediazione di Brunel, non mancavano le comunicazioni dirette; negli scambi di email, le ragazze elencavano episodi di quotidianità («Sono dal medico!») e informazioni sui percorsi di studi. Per esempio corsi di lingua italiana, appena uscite dall’aula, anche se «devono essere interessanti le lezioni di arte!». Tutte esperienze offerte da Epstein («Me l’ha regalato Jeffrey, sono felicissima!»), e del resto lui mai mancava di provvedere. Gli chiedeva una ragazza, nell’imminenza d’andare a Praga per un corso, della necessità d’affittare un appartamento in Repubblica Ceca. Era sicura di una pronta e risolutiva risposta, e aveva ragione.
Nei carteggi sono stati anneriti i nominati nonché gli indirizzi email delle donne, rendendo com’è giusto che sia impossibile risalire alle identità. Potrebbero esser state, nei periodi successivi, ulteriori vittime.
Vittime magari come le ragazze alle quali Epstein regalava sorprese (il concerto a Milano di Madonna col privilegio di visitare il backstage), raccomandazioni per provini in vista delle sfilate, di nuovo soldi contanti – una colossale quantità di bonifici —, abbonamenti a palestre, upgrade delle stanze negli hotel laddove non erano di totale gradimento, viaggi a Marrakech per godere d’un fine settimana lungo di vacanza, ulteriori biglietti aerei per un salto a casa a salutare la famiglia in Bielorussia come in Portogallo, e a loro volta le ragazze organizzavano per i propri genitori soggiorni da favola a Milano. «Finalmente trascorrerò dei giorni di calma e di pace, insieme a mia mamma», e non per caso la scelta dell’albergo cadeva su di una logistica in una zona appartata, protetta rispetto al caos urbano e, su comandamento del mostro, in una suite, ovvio.