Corriere della Sera, 11 febbraio 2026
Il ministro della Difesa fa muro per la Lega. Gli attacchi dei vannacciani
La notte porta Consiglio: «Deciderà il generale». Ma non è poi detto che oggi il decreto Ucraina ridisegnerà «il perimetro» del centrodestra. Roberto Vannacci annuncerà pubblicamente questa mattina la linea che i suoi «futuristi», i deputati che si riconoscono in Futuro nazionale, dovranno tenere sul decreto per l’Ucraina. Certo, a voler guardare, l’idea del generale che fondò un partito, di massima l’ha espressa ieri sui social in un post corredato da un collage dei titoli di giornali che nel corso del tempo hanno riportato le contrarietà leghiste al sostegno militare all’Ucraina: «Io sono sempre coerente con i miei principi e i mie valori». Insomma, lo sgambetto Vannacci lo vuol fare a Salvini.
È vero però che la fiducia sul decreto Ucraina evita che gli emendamenti vengano messi ai voti: e dunque non sancisce la sfiducia nei confronti del governo. Edoardo Ziello, uno dei due deputati ex leghisti che oggi sostengono Vannacci, ieri ha steso uno striscione per lo «stop ai soldi per Zelensky» insieme ai colleghi Rossano Sasso ed Emanuele Pozzolo (ex FdI) spiegando che «ci sentiamo interlocutori naturali del centrodestra».
Il che è certamente vero. Però, poco prima Ziello aveva fatto un intervento assolutamente incendiario nei confronti della Lega. Attribuendo la richiesta di fiducia proprio alla Lega: una «fiducia che rappresenta una novità per lo scenario politico e parlamentare di legislatura, non era mai stata posta su un provvedimento di tale portata». E Salvini è «sempre più schiacciato nella morsa caratterizzata dalle proprie grandi contraddizioni», al di là delle «acrobazie lessicali» sul fatto che dal decreto è scomparsa la parola «militari». Ziello evoca la storia: il segretario leghista «non ha pensato che facendo così si sarebbe andato a infilare in un’imboscata ancora più grave di quella in cui si infilò Varo a Teutoburgo». Quella ancora oggi ricordata come la «disfatta di Varo», con i romani annientati dai germani. Il problema, appunto, non è il governo: «Il nostro capo, il generale, riuscirà a esprimere quale visione ha nei confronti della leader della coalizione di centrodestra e la Lega non potrà scappare dalle proprie responsabilità». Il finale è sanguinoso: «La coerenza sta a Salvini esattamente cone la puntualità sta ai treni di Trenitalia», di cui è responsabile come ministro dei Trasporti. Il ministro della Difesa Crosetto scuote la testa: «Non guardo mai con particolare rispetto le persone che sputano nel piatto dove hanno mangiato fino a ieri. Sono stati eletti con Salvini, hanno votato tutto ciò che la Lega gli ha detto fino a ieri». Insomma: «La posizione molto dura contro Salvini oggi potevano risparmiarsela, non quella politica, ma quella personale non ha senso».
I vannacciani, o «futuristi», in realtà sperano che il disagio in maggioranza per il decreto Ucraina possa comunque emergere con il voto sugli ordini del giorno, non cancellati dalla questione di fiducia sul no agli armamenti per l’Ucraina. Emanuele Pozzolo, anzi, sottolinea che «il primo risultato politico della discesa in campo di Vannacci è il fatto che il governo sia stato spinto a mettere la fiducia». E se il generale «vuole il dialogo con il centrodestra, la fiducia rende il percorso più difficile». Ma appunto: «Vedremo con il voto sugli ordini del giorno. Che sono certamente meno impegnativi, ma che certamente molti colleghi condividono».
Vannacci, comunque, nei prossimi giorni sarà a Roma, ha annunciato Rossano Sasso. Mentre ieri si è appreso di più sul suo nuovo partito. Da statuto, si chiama «Futuro nazionale con Roberto Vannacci»: il nome del generale è utile anche a evitare pretese su nomi già registrati.