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 2026  febbraio 11 Mercoledì calendario

Macron spinge il debito comune. Ma Berlino non cambia linea

Nel tentativo di contrastare lo scetticismo diffuso nei confronti dei risultati attesi dall’incontro informale dei capi di Stato e di governo dei Ventisette, che domani si riuniranno nel castello di Alden Biesen, a 80 chilometri da Bruxelles, per discutere di competitività europea, un funzionario Ue ha evidenziato «l’entiusiasmo» dimostrato dai leader, che vedono la competitività come «uno dei principali obiettivi dell’Ue».
Lo scetticismo nasce dal fatto che i leader Ue parlano da anni di competitività senza passare all’azione. I Rapporti di Draghi e Letta risalgono a quasi due anni fa. Molti dei lacci e lacciuoli che frenano la competitività dipendono dagli Stati membri che non vogliono rinunciare ad alcuni pezzi di sovranità, basti pensare all’Unione del mercato dei capitali o dell’energia. Per questo viene guardata con interesse la riunione di coordinamento informale sui temi della competitività, organizzata dalla premier Giorgia Meloni, dal cancelliere tedesco Friedrich Merz e dal premier belga Bart De Wever, sempre al castello di Alden Biesen ma prima dell’inizio ufficiale. La riunione ha l’obiettivo di elaborare «un’agenda specifica per rafforzare la competitività dell’Europa in tutti i settori – come si legge nel documento di una pagina che ha accompagnato l’invito rivolto a una quindicina di Paesi Ue, che stanno aumentando con il trascorrere delle ore – puntando sull’integrazione del Mercato unico, sulla semplificazione normativa e sulla riduzione dei prezzi dell’energia, nonché su una politica commerciale ambiziosa».
Il ritiro organizzato dal presidente del Consiglio europeo António Costa non mira a partorire l’ennesima «strategia», ha spiegato un funzionario Ue in vista dell’incontro, ma a «individuare a livello di mercato unico quelle misure concrete che avrebbero un effetto» per aiutare la crescita economica e liberare gli investimenti. Sarà discussa anche un’agenda per la diversificazione del commercio «diventata più importante che mai, dato il nuovo contesto geoeconomico». I nodi da sciogliere sono, dunque, le misure da realizzare. Roma, Bruxelles e Berlino vogliono raggiungere un accordo già al Consiglio europeo di marzo e ancorare l’agenda di loro preferenza nelle conclusioni del summit «attraverso iniziative concrete, mandati e scadenze, così da attuarla pienamente entro la fine del 2026». Tra le misure prioritarie, oltre alla semplificazione normativa, vi sono un «freno di emergenza» per bloccare oneri eccessivi che emergono durante il processo legislativo, l’adozione entro fine anno di un 28° regime giuridico per sostenere l’espansione delle imprese innovative, la mobilità transfrontaliera del lavoro, nuovi accordi di libero scambio.
Le posizioni su alcuni temi divergono. Il presidente francese Emmanuel Macron, che parteciperà alla riunione di coordinamento, ha elencato le sue priorità in un’intervista ad alcuni media europei, indicando la necessità di «eurobond per un indebitamento comune» che possa finanziare progetti su transizione ecologica, intelligenza artificiale e computer quantistici, e insistendo sull’idea di una «preferenza europea», ovvero clausole di salvaguardia, incentivi quando i contenuti hanno una certa quota di made in Ue e acquisti di materiale europeo (il «buy european»), per proteggere le imprese Ue. Due punti che non sono condivisi da Berlino, per la quale il debito comune resta un tabu mentre l’Italia è a favore. La «preferenza europea» non convince nemmeno Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi e Svezia, che hanno a loro volta presentato un documento.
Con l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca, per l’Unione europea è più urgente recuperare competitività per arrivare a una maggiore indipendenza. Come ha sottolineato il presidente Macron, «l’Europa deve decidere se diventare una potenza».