ilmessaggero.it, 10 febbraio 2026
La Russia ha tentato di vendere un falso aereo Antonov al Perù, una truffa da 63 milioni di dollari
Tra il 5 e il 7 febbraio 2026, una complessa operazione di spionaggio industriale e frode commerciale è emersa con prepotenza nelle cronache internazionali, coinvolgendo Russia, Ucraina e Perù. Secondo le dichiarazioni ufficiali rilasciate dalle autorità di Kiev e confermate da testate specializzate peruviane, il Ministero dell’Interno di Lima, guidato da Julio Diaz Zulueta, è stato costretto ad annullare in via d’urgenza un contratto multimilionario per l’acquisto di un aereo da trasporto Antonov An-74.
L’operazione, dal valore complessivo di 63 milioni di dollari, era stata orchestrata attraverso una società intermediaria con sede negli Emirati Arabi Uniti, la Aero Express FZE.
Le indagini hanno rivelato che questa azienda, agendo come paravento per interessi russi, aveva presentato una documentazione completamente falsa per aggiudicarsi l’appalto, dichiarando di possedere i diritti di fornitura e le autorizzazioni ufficiali da parte del produttore ucraino Antonov, unico legittimo detentore delle licenze di fabbricazione.
A far crollare il castello di carte è stato il tempestivo intervento del Ministero degli Affari Esteri ucraino e dei vertici della stessa azienda Antonov. Il Ministro degli Esteri di Kiev, Andrii Sybiha, ha denunciato pubblicamente su X che gli intermediari russi stavano tentando di vendere quello che ha definito un “aereo fantasma”.
Sybiha ha spiegato che la Aero Express FZE aveva depositato credenziali contraffatte nel tentativo di raggirare il governo peruviano, sottolineando come l’Ucraina tenga in alta considerazione la fiducia dei partner latinoamericani e invitando tutti i governi a trattare esclusivamente con i produttori ufficiali.
Un elemento tecnico cruciale sollevato dalla parte ucraina riguardava l’impossibilità fisica della consegna: l’An-74, un velivolo da trasporto a decollo e atterraggio corto sviluppato in epoca sovietica, non viene prodotto su scala industriale da oltre un decennio, un dettaglio che avrebbe dovuto rappresentare un campanello d’allarme immediato per la logistica peruviana.
Secondo quanto riportato da Pucara Defensa, testata di riferimento per il settore militare in Perù, la società di copertura non era stata in grado di fornire prove legittime della propria capacità di consegna, limitandosi a mostrare permessi d’esportazione privi di fondamento legale. A seguito di questo scandalo, che mette in luce la vulnerabilità dei canali di approvvigionamento della difesa in America Latina, il Perù ha deciso di riconsiderare le proprie strategie di acquisto.
Le ultime indiscrezioni indicano che Lima starebbe valutando l’acquisizione di ulteriori velivoli C-27J Spartan prodotti dall’italiana Leonardo.
Lo Spartan è già in servizio presso l’aviazione peruviana dal 2015 ed è considerato un mezzo estremamente affidabile per missioni logistiche e umanitarie su terreni impervi, offrendo una trasparenza contrattuale e una garanzia tecnologica che l’offerta russa non poteva chiaramente assicurare.
L’episodio peruviano è solo l’ultimo tassello di una strategia russa volta a sfruttare giurisdizioni opache, come quelle di alcuni hub commerciali del Vicino Oriente, per aggirare le sanzioni e mantenere un piede nei mercati della difesa globali. Mosca opera spesso attraverso triangolazioni complesse per finanziare la propria economia di guerra, offrendo tecnologie talvolta inesistenti o obsolete a paesi in via di sviluppo in cambio di valuta pregiata o influenza politica.
Se nazioni come la Cina traggono benefici strutturali da accordi di trasferimento tecnologico, come dimostrato dal contratto con la NORINCO per la produzione di propellenti sferici, riattivato pienamente nel 2025 dopo anni di ritardi, altri paesi rischiano di diventare semplici vittime di schemi predatori.
Molti stati in Africa e America Latina si ritrovano spesso legati a contratti di manutenzione che non possono essere onorati a causa del conflitto in corso, finendo per possedere flotte aeree a terra o, come nel caso del Perù, per versare acconti su velivoli “fantasma” che non usciranno mai dalle linee di montaggio.
Sebbene il governo di Lima non abbia ancora emesso una nota diplomatica formale di protesta contro Mosca, l’annullamento della gara d’appalto ha sollevato un polverone politico interno sulla trasparenza delle acquisizioni militari. Le autorità ucraine hanno lanciato un monito globale, avvertendo che molti attori affiliati alla Russia stanno intensificando l’uso di intermediari con sede negli Emirati Arabi Uniti per mascherare la propria identità.
La vicenda mette in guardia contro la pericolosità delle offerte a basso costo che arrivano da canali non verificati: il rischio non è solo economico, ma riguarda la sicurezza nazionale, poiché l’affidarsi a reti di fornitura compromesse espone i paesi acquirenti a ricatti geopolitici e a una dipendenza tecnologica verso uno Stato che attualmente opera al di fuori delle norme del diritto internazionale e del commercio trasparente.