Il Messaggero, 10 febbraio 2026
Crociata anti-burocrazia più export e investimenti
«La nostra ambizione dovrebbe essere sempre quella di raggiungere un accordo a Ventisette. Ma quando l’assenza di progressi mette a rischio la competitività dell’Europa o la sua capacità di agire, non dovremmo esitare a ricorrere alla cooperazione rafforzata». Tradotto: un’Ue meno dogmatica e più pragmatica, una sorta di coalizione di volenterosi con chi ci sta ed è pronto ad avanzare sulle riforme, senza aspettare di mettere d’accordo tutti nella ricerca dell’agognata unanimità. Ursula von der Leyen rompe un tabù e si fa interprete della visione di un’Ue a più velocità appena una settimana dopo l’affondo di Mario Draghi in nome di un “federalismo pragmatico”.
L’occasione è la lettera – una tabella di marcia per la discussione – che la presidente della Commissione ha inviato ai leader dei governi Ue in vista del “ritiro” informale dedicato alla competitività industriale, in programma giovedì nel castello di Alden Biesen, nelle Fiandre, a un’ottantina di chilometri da Bruxelles. All’appuntamento parteciperanno lo stesso Draghi ed Enrico Letta, cioè gli autori di due report su come archiviare il grande malessere della crescita Ue. Sullo sfondo, il pressing italo-tedesco in nome del rilancio economico dell’Europa. Una sintonia che non passa inosservata a Bruxelles, dove tra i diplomatici si nota sia la riunione di coordinamento a margine promossa da Giorgia Meloni e Friedrich Merz nella mattina di giovedì, sia la sinergia italo-tedesca sull’agenda delle riforme Ue emersa al vertice bilaterale di Villa Pamphilj. Il tutto, a discapito del tradizionale tandem franco-tedesco, oltretutto mentre un simbolo della cooperazione tra Berlino e Parigi quale il caccia di sesta generazione Fcas finisce su un binario morto.
Già messo in minoranza sulla linea dura da tenere contro Donald Trump, Emmanuel Macron (che pure dovrebbe aver sciolto la riserva e potrebbe farsi vedere al pre-summit) sembra essere finito nell’angolo, azzoppato dall’opposizione all’accordo commerciale con il blocco sudamericano del Mercosur e, soprattutto, dall’insistenza per l’inserimento della clausola del “Buy European” negli appalti pubblici, che i detrattori accusano di protezionismo. Proprio un provvedimento sulla preferenza da riconoscere a ciò che è “made in Eu”, perlomeno in alcuni settori strategici, è stato rinviato un paio di volte negli ultimi mesi per via delle divisioni interne, e la sua presentazione è ora attesa il 25 febbraio. Dopo – e non è un caso – la conta prevista giovedì al castello.
Von der Leyen, in ogni caso, si è ancora dimostrata possibilista, nella lettera di ieri: «La principale sfida che dobbiamo affrontare è aumentare la produzione nell’Ue. E la “preferenza europea” è uno strumento necessario che contribuisce al raggiungimento di questo obiettivo: può aiutare a creare mercati di riferimento in settori strategici e sostenere il potenziamento delle capacità produttive Ue». Ma ciò dovrà essere «sempre basato su solide analisi economiche» e sul «dialogo costruttivo con partner affidabili», ha premesso la numero uno di palazzo Berlaymont. Il rischio concreto, hanno messo nero su bianco in un documento congiunto Estonia, Lettonia, Lituania, Finlandia, Svezia e Paesi Bassi, è di «scoraggiare gli investimenti stranieri nell’Ue». La lettera di von der Leyen, però, prova ad accontentare tutti gli appetiti nazionali, ed elenca i pilastri di un piano che fa perno sulla crociata anti-burocrazia già in corso e guarda agli investimenti in IA e innovazione. Senza dimenticare i contatti globali a tappeto per diversificare gli scambi commerciali a sostegno dell’export e la spinta per rafforzare il mercato unico, «il nostro porto sicuro». Sono i dossier su cui la presidente della Commissione vuole mettere pancia a terra la sua squadra nei prossimi mesi, appellandosi appunto alla cooperazione rafforzata, cioè la possibilità prevista dai Trattati ma poco usata di fare passi avanti per piccoli gruppi di Stati. Ma prima, servirà incassare il “tagliando” dei leader ad Alden Biesen e, già domani, dei vertici delle industrie europee riuniti ad Anversa.
«Con 450 milioni di consumatori, il mercato unico è il motore della crescita e della competitività Ue. Tuttavia, le barriere interne equivalgono a dazi del 45% sulle merci e del 110% sui servizi», ha ricordato von der Leyen citando le stime del Fondo monetario internazionale. Per cambiare passo da subito, la Commissione promette di fare piazza pulita di regole obsolete e incoerenti e si avvia a creare un 28° regime di diritto societario ("EU Inc."), che consentirà, registrandosi in 48 ore, di operare in tutta l’Unione. Mentre con l’euro digitale – su cui l’Eurocamera, «implorata» da Christine Lagarde, proprio oggi proverà a superare un lungo stallo – von der Leyen dice di voler scommettere «su un sistema Ue di pagamenti al dettaglio», alternativo ai circuiti americani.