repubblica.it, 10 febbraio 2026
Malika Ayane: “Corro per superare i miei limiti. A Sanremo canterò la leggerezza”
Ripete un pensiero: «Se raccontiamo che c’è del bello, poi fuori si riflette». Voce magnifica, Malika Ayane ha cambiato città, Berlino, in cerca di nuove emozioni ma torna alle origini: è in gara al Festival di Sanremo con Animali notturni. «Se devo scegliere quello che mi rappresenta», spiega ridendo, «direi la mia gatta Marmitta: o dorme, elegantissima, o dà fastidio senza motivo». Ha partecipato al Festival cinque volte: la prima nel 2009 nella categoria Nuove proposte con Come foglie, nel 2010 sezione Big con Ricomincio da qui, premio della critica e della Sala stampa radio e tv, nel 2013 ha portato E se poi, nel 2015 Adesso e qui (Nostalgico presente) terza classificata e Premio della Critica. L’ultima, nel 2021 con Ti piaci così. «Era il Sanremo del covid» dice Ayane, «senza nessuno, con il teatro vuoto». A novembre sarà in tour nei teatri.
Perché “Animali notturni” era la canzone con cui tornare a Sanremo?
«Perché è pensata per offrire, ogni volta, un elemento sonoro da riscoprire, come un bel tessuto o un bel paesaggio. C’è molta cura nell’arrangiamento e la ricerca di una leggerezza che mi piace».
Tutti portano un messaggio: il suo?
«Se vogliamo trovarne uno, è che ogni novità è sempre straordinaria, perché conta il modo diverso di viverla. Il concetto di “attraverso” mi ossessiona: uscire da una fase e entrare in un’altra. Sarà che ho superato i 40 anni, ho capito che il lavoro parte sempre da noi. Il benessere non cade dal cielo».
Ha fatto i conti con gli “anta”?
«Ho patito più i 30 dei 40 anni. All’improvviso mi sono accorta che sono io la persona adulta nella stanza, In giro per casa con mia figlia Mia, che ha 20 anni, mi sento vecchia. Lei e i suoi amici sono il futuro».
“Come foglie” la lanciò, sono passati diciassette anni.
«Il primo festival, e quello che mi aspetta, sono gemelli eterozigoti. La parte complicata sono stati quelli di mezzo: non sei nuovo, sei ibrido. Cosa si aspettano da te? Torno all’idea dell’“attraverso”, io oggi voglio godermela».
La differenza erano le aspettative?
«La pressione c’era, ma non fregava a nessuno di come eravamo vestiti».
Vuole dire che “la confezione” era meno importante?
«Voglio dire che oggi gli styling sono più importanti. Non avevo il truccatore che mi seguiva passo dopo passo. Ricordo gli ombretti verdi. Vorrei ritrovare la stessa leggerezza».
Il comico Andrea Pucci, travolto dalle critiche, si è ritirato. Che ne pensa?
«È la dimostrazione che si possono fare le cose o non farle, uno può scegliere liberamente. Visto che i social sono un mondo violento, rispetto la sua scelta di non voler sostenere critiche e attacchi. Io nella settimana di Sanremo lascio il mio telefono a qualcuno armato di buona volontà, proprio perché non voglio essere sottoposta alle pressioni. È una scelta di serenità».
Che clima ha percepito?
«Ho fatto solo una prova, con la squadra che ho visto da quando ero pischella. Ho percepito entusiasmo, grande disponibilità: prendiamo la parte festosa. Penso che stia a noi difendere il Festival dai commenti, chi è dentro deve fare del suo meglio».
Perché si è trasferita a Berlino?
«Perché sei invisibile o luminosa, è molto bello provare questo grande senso di libertà. Quando sono lì, sto bene. Vivere all’estero cambia la visione delle cose. Mia va all’università, si è fatta gli ultimi anni a Berlino e le ha fatto bene. Ti dai una bella svegliata; se sposti lo sguardo, c’è un mondo più grande».
A un certo punto ha scoperto la maratona: a novembre ha corso quella di New York, com’è andata?
«Ho iniziato a correre perché dovevo fare dei sacrifici. Posso dormire tre ore al giorno e lavorare 21, ma mi trascuravo tantissimo, uscivo a bere con gli amici. Correre è la cura per rispettarsi, sei obbligata a trattarti bene. Ho fatto l’impresa a New York, basta. Ora farò mezze maratone».
È stata madrina al Napoli Gay Pride due anni fa: a che punto è la battaglia per i diritti?
«Ho ricevuto al Brancaccio il Rainbow award, il Premio internazionale “Roma per i diritti Lgbtqia+” per Brokeback mountain. Teatro stipato, negli anni ho visto crescere la consapevolezza. Ma c’è tanta strada da fare».
Andrebbe a Eurovision?
«Penso che il problema non si ponga».
Va bene, ma che pensa?
«Tutte le manifestazioni dove c’è tanto pubblico sono importanti per lanciare messaggi di pace e di inclusione. Come dico spesso, uscire e toccare l’erba con le mani, che vuol dire stare nel mondo reale, è bello. Perché ti sorprende, è pieno di persone che vogliono ascoltare e confrontarsi. Non sono solo legate alle ideologie».
Cosa la spaventa?
«L’ossessione per la polarizzazione. Mi interrogo quando vedo gli atleti alle Olimpiadi che devono rispondere dei propri governi e non delle loro gare».