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 2026  febbraio 10 Martedì calendario

Milano, svolta nel giallo di via Nerino: «Il figlio del banchiere ucraino caduto dalla finestra del b&B aveva debiti con i russi»

Sarebbe stato «Kirill» a dare appuntamento per quella sera ad Alexander Adarich, il 54enne banchiere ucraino trovato morto il 23 gennaio dopo un volo di 15 metri. Le coordinate gliele aveva mandate via Telegram: Milano, via Nerino 8, appartamento airbnb al quarto piano. I due non si sono incontrati da soli. Adarich era con il figlio trentenne Igor. Sono atterrati a Milano quello stesso giorno, poco dopo le 12. Hanno preso il treno per raggiungere il centro, e un taxi fino a destinazione. Con «Kirill», invece, ci sarebbero alcuni uomini: «russi», «professionisti», metterà in seguito a verbale il figlio sentito dai Mossos d’Esquadra catalani.
Avrebbero tenuto i due sequestrati per ore. Prima dell’arrivo dei lampeggianti della polizia in via Nerino, i server registrano un ultimo movimento bancario sul conto della vittima. Sono criptovalute che lasciano il wallet del 54enne, per finire chissà dove. Attorno alle 18, una manciata d’ore dopo l’ingresso nell’appartamento, Adarich precipita. Ma era già morto. Sul corpo sono stati riscontrati solchi profondi ai polsi (un pezzo di corda bianca ancora tra le mani) e segni d’aggressione al volto e al collo, che fanno ipotizzare sia stato strangolato.
Dopo una carriera che l’aveva portato a scalare il mondo bancario ucraino, Adarich aveva vissuto alcuni passaggi a vuoto. Come il coinvolgimento in una presunta appropriazione indebita di 420 milioni di grivnia (8 milioni di euro) grazie a investimenti venduti ai risparmiatori con obbligazioni «gonfiate». Motivo per cui la sua Fidobank era stata liquidata dal governo ucraino. Dal 2017, intanto, il 54enne s’era trasferito con la famiglia in Spagna, a Barcellona. Aveva ancora un portafoglio di società tra Lussemburgo, vari paesi europei e paradisi offshore. Ma di recente l’uomo si sarebbe mostrato preoccupato. A Llona Adarich, seconda moglie del 54enne con doppia nazionalità ucraina e romena, avrebbe confidato di aver ricevuto minacce per un ingente debito di Igor, il più grande dei quattro figli, anche lui uomo d’affari con imprese a Malta.
Il 23 gennaio, la trappola milanese all’ex banchiere sarebbe scattata subito, appena varcata la soglia dell’appartamento. Padre e figlio, scrive il quotidiano catalano La Vanguardia, vengono immobilizzati, incappucciati, e rinchiusi in stanze diverse. Ogni protesta è silenziata con una presa al collo, fin quasi a far perdere i sensi. Per la vittima inizia l’interrogatorio. Ma Igor non ha saputo riferire cosa volessero. Sta di fatto che un paio d’ore dopo il figlio viene «rilasciato». È accompagnato alla porta, lasciato libero di allontanarsi, e minacciato.
Gli sconosciuti russi gli hanno requisito il cellulare. Ma Igor ha ancora con sé documenti e biglietto. Salirà sull’aereo con il posto al suo fianco (prenotato in origine per il padre) vuoto. Terrorizzato, si sarebbe rifugiato a casa della madre. E solo una volta contattato dalla seconda moglie dell’ex banchiere, allarmata per la mancanza di notizie dal marito per più di 24 ore (l’ultimo contatto, un messaggino whatsapp delle 14 del 23 gennaio per dirle che era a Milano e tutto andava bene), si convince ad accompagnarla nella caserma dei Mossos.
Gli investigatori della squadra mobile di Milano, coordinati dal pm Rosario Ferracane, stanno cercando riscontri al racconto di Igor. E stanno lavorando sulle telecamere per identificare chi ha partecipato all’agguato. Compreso l’ultimo uomo visto allontanarsi: lo sconosciuto che prima s’è affacciato alla finestra del b&b e poi ha scambiato frasi di circostanza (in inglese) con la custode all’uscita.