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 2026  febbraio 10 Martedì calendario

Giletti in tv: ecco le chat tra Maria Rosaria Boccia e Sigfrido Ranucci sulla lobby gay che offendono me e altri

Maria Rosaria Boccia, l’imprenditrice che ebbe una relazione con l’allora ministro Gennaro Sangiuliano, va a processo per stalking e lesioni. È un primo vaglio positivo per l’inchiesta della Procura di Roma che documentava mesi di attività persecutoria nei confronti del giornalista, titolare del dicastero alla Cultura (era il 2024, anno che portò alle sue dimissioni). Lei, l’imputata, presente ma riservata (salvo dirsi «sconcertata per la decisione, ma dimostrerò la mia innocenza») si allontana con indosso un cappottone color crema dal palazzo di giustizia. Mentre manca la presunta vittima, decisa a evitare nuovi confronti.
E proprio Boccia è al centro di uno scontro durissimo tra il giornalista Massimo Giletti e il conduttore di Report Sigfrido Ranucci. Giletti, durante la sua trasmissione di lunedì sera su Raitre ha mostrato le chat tra Ranucci e Boccia (che offendono me e altri). Le chat, dopo un incontro avvenuto il 17 settembre 2024, parlano di una «lobby gay di destra». Alle 21.29 Boccia scrive a Ranucci: «Ho visto Cerno (il giornalista Tommaso Cerno, ndr) all’Aria che tira... è davvero scandaloso». Il conduttore di Report la avvisa: «Quello è un altro del giro... giro gay, pericolosissimo». E ancora: «Amico di Marco Mancini, giro gay», facendo riferimento all’ex dirigente dei servizi segreti. E Boccia: «Come Signorini». «Sì», risponde Ranucci. «E il signor B.», aggiunge la donna in linguaggio criptico. Ranucci: «E Giletti». Il conduttore aveva dichiarato che le chat erano state «tagliate» ma ieri Giletti ha rilanciato.
Al processo Boccia dovrà difendersi dall’accusa di stalking per aver avuto condotte «ossessive e di penetrante controllo della vita privata, professionale e istituzionale rivolte verso Sangiuliano» causando all’ex ministro «un perdurante e grave stato di ansia e paura che si estrinsecava in un forte stress, un notevole dimagrimento, pensieri sucidi...». 
A tale proposito nell’informativa conclusiva dei carabinieri del Nucleo investigativo è ricostruito quanto accade in un hotel quattro stelle di Sanremo, pagato di tasca propria dal ministro nell’estate del suo anno più buio, quando Boccia lo minaccia e lo graffia fino a farlo sanguinare perché, a suo dire, non intende separarsi dalla moglie: «Il taglio – riepiloga Sangiuliano nella denuncia – ha provocato una consistente perdita ematica per cui sono stato sul divano della stanza con un asciugamano sulla testa. Ho anche pensato di buttarmi dalla finestra».
A Boccia si contestano anche le lesioni, ma gli elementi più significativi riguardano i ricatti: «Mi hai messo un coltello metaforico alla gola», lamenta lui in una circostanza. Oppure: «Mi fai l’interrogatorio stalinista?», salvo poi tornare sui propri passi e cancellare una visita ufficiale per compiacere l’amante: «Ti voglio bene, a Nola non vado...».
Nel logorante epilogo della relazione c’è la delusione di Boccia per la mancata nomina a consulente per i grandi eventi del ministro, promozione fortemente cercata e infine cancellata dallo stesso Sangiuliano «che arriverà a dirsi in gravidanza pur di ferire, manipolare o tenere in pugno l’ex amante», sottolineano i pm. Ma è proprio qui, di fronte all’ultima pressione della donna, che il ministro deciderà di sottrarsi alla relazione, dimettendosi dall’incarico e denunciando tutto in Procura. 
Nel capo d’imputazione confluiscono decine di episodi. Si va dalla minaccia di imporre la propria presenza durante un viaggio istituzionale in Egitto (con moglie al seguito), alle velate intimidazioni pubblicate su Instagram («la vita è come un ristorante: nessuno se ne va senza pagare») per finire con le molte pressioni affinché il ministro svelasse il tradimento alla moglie Federica Corsini che è parte civile come l’ex capo di gabinetto Francesco Gilioli (assistito dall’avvocato Renato Archidiacono) che si era sentito diffamato da alcune interviste. Prossima udienza il 6 ottobre: «Una prima verità giudiziaria netta e chiara è stata stabilita», commentano gli avvocati di Sangiuliano, Silverio Sica e Giuseppe Pepe.