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 2026  febbraio 10 Martedì calendario

Jordan Stolz: «Io macchina da vittorie? Sì, ma devo dimostrarlo»

Compirà 22 anni a maggio, ma a dispetto della giovane età Jordan Stolz, statunitense del Wisconsin, ha già all’attivo 6 medaglie d’oro mondiali. È esploso dopo i Giochi di Pechino – nel 2022 era ancora minorenne e anche se era reduce dai trionfi a livello juniores stava prendendo le misure nel pianeta dei grandi – ed è diventato un po’ il Marco Odermatt del pattinaggio su pista lunga. Adesso conta di incidere la sua gloria sul ghiaccio dell’Oval piazzato nello scatolone di Rho Fiera: è annunciato come il mattatore nei 500, nei 1000 (domani il suo impegno d’esordio) e nei 1500, ma potrebbe sorprendere pure nella mass start. Se facesse poker, si avvicinerebbe alla leggenda del conterraneo Eric Heiden, che a Lake Placid 1980 vinse tutte e cinque le gare all’epoca nel programma. Ma anche tre successi andrebbero bene: sarebbe comunque il secondo americano ad avere titoli in una sola edizione dei Giochi.
Incontro all’Omega di San Babila – con mascherina richiesta dall’atleta ai giornalisti – per raccontare una storia che ha un incipit originale: se Stolz fa pattinaggio su ghiaccio lo deve ad Apolo Ohno, che fu idolo (anche discusso) dello short track a stelle e strisce.
Jordan, Apolo Ohno fu dunque “galeotto”: come e quando fu ispirato da lui?
«Giochi di Vancouver 2010, io ero ancora bambino. Vidi in tv le sue gare e mi appassionai. Papà e mamma mi comprarono un paio di pattini, ma da hockey, e io iniziai a pattinare su uno stagno ghiacciato illuminato dai riflettori, nel giardino della nostra casa a Milwaukee. Facevo finta che fossi Apolo o qualcosa del genere, visto che avevo solo cinque anni… Pattinare mi è piaciuto molto, quando avevo 9 anni i miei hanno deciso di farmi studiare a casa per potermi concentrare su questo sport».
Possiamo definirla una macchina da vittorie?
«Potete dirlo, però tocca a me dimostrarlo: spero di riuscirci, in questi giorni mi sono riposato tanto per poter dare il massimo».
Come si trova con il ghiaccio dell’impianto dei Giochi?
«Nei primi giorni era un po’ troppo “morbido”, poi è migliorato: credo che sarà sufficientemente veloce per le mie caratteristiche».
Il pattinaggio velocità è più una questione di forza fisica o mentale?
«Entrambe le cose: una componente aiuta l’altra. Per lottare contro il tempo devi essere a posto con il corpo, ma è la forza della mente che aiuta a spingere. Ed è anche importante, anzi fondamentale, l’avvicinamento alla gara: devi sentirti rilassato, ecco dunque che la testa deve essere sgombra e preparata».
Così giovane, eppure già così vincente: c’è un segreto?
«La buona preparazione che ho avuto in questi anni. E la qualità degli allenatori che mi hanno seguito: ho avuto tanti consigli anche da Shani Davis (ndr: il pattinatore di colore, due volte olimpionico e autore di nove record del mondo, che ai Giochi 2018 scatenò una polemica per essere stato privato del ruolo di portabandiera dopo il lancio di una monetina che privilegiò lo slittinista Eric Hamlin)».
Qualche idolo nello sport?
«Non ne seguo tanti, però mi interessa lo sci. Considero Lindsey Vonn un esempio (ndr: la chiacchierata si è svolta prima del grave incidente della fuoriclasse Usa) e tiferò anche per Mikaela Shiffrin. Mi piace poi il ciclismo, mi alleno molto in bici, addirittura 4-5 ore a seduta: l’ho fatto anche durante la mia precedente e unica esperienza in Italia, un “camp” in altura a Livigno. Nel ciclismo l’idolo è facile da scegliere: Tadej Pogacar».
I Giochi olimpici sono davvero un luogo di pace e di fratellanza?
«Credo di sì: sono una grande occasione per unire il mondo, noi atleti possiamo essere d’esempio per tutti».
Quale pattinatore italiano conosce e preferisce?
«Innanzitutto Davide Ghiotto: è un veterano davvero forte. Ho anche una grande ammirazione per Andrea Giovannini, nella mass start lo vedo come uno dei principali rivali».
Lei punta al poker di medaglie, meglio se d’oro. Qual è la distanza sulla quale si sente di scommettere?
«I 1000 metri: sono la gara che preferisco e nella quale so di avere più confidenza».
Occhi sulla Ice Skating Arena: Jordan dallo sguardo ancora da ragazzino è pronto a vestirsi da squalo e a divorare la pista per essere una delle stelle assolute di questi Giochi.