Corriere della Sera, 10 febbraio 2026
Povertà sanitaria e assistenza
La salute dovrebbe essere un diritto, eppure ancora oggi in Italia per oltre mezzo milione di persone (di cui 145 mila sono minori) non lo è. A prendersi cura di questa moltitudine di famiglie indigenti e disagiate è un universo di più di duemila enti del Terzo settore, che sul territorio forniscono visite e medicinali gratuiti per tutti quei problemi sanitari non da pronto soccorso. Una straordinaria rete di aiuto che, però, non esisterebbe senza la solidarietà dei tanti cittadini che ogni anno, durante le giornate di raccolta del farmaco, donano una o più confezioni di medicine da banco (quelle a pagamento che non richiedono la ricetta medica) a bambini, adulti e anziani, in maggioranza stranieri, che ne hanno bisogno ma non hanno i soldi per comprarle.
«Un gesto di generosità semplice ma che vale tanto. Vincete la pigrizia e, se ne avete la possibilità, recatevi in una delle seimila farmacie aderenti all’iniziativa e regalate anche solo una confezione di farmaci per trattare dolori, febbre, tosse, allergie, infezioni e ferite»: è l’appello di Sergio Daniotti, presidente della Fondazione Banco farmaceutico, che ogni anno a febbraio organizza le giornate di raccolta del farmaco. Chi vorrà, da oggi 10 febbraio fino a lunedì 16 febbraio, potrà fare queste donazioni presso una delle farmacie indicate sul sito Bancofarmaceutico.org, suddivise per regione e città. «Il fabbisogno calcolato dalle realtà benefiche – segnala Daniotti – è superiore a 1,2 milioni di confezioni di medicinali. Nel 2025 ne sono state raccolte circa 653 mila, appena la metà, e sono state consegnate ai 2034 enti di assistenza convenzionati con la Fondazione. Un’altra quota di farmaci viene donata dalle 75 aziende produttrici che partecipano al progetto, ma non si riesce mai a coprire interamente la domanda. L’unico modo per incrementare le donazioni è aumentare il numero di farmacie che aderiscono all’iniziativa, che oggi sono solo un terzo, distribuite comunque in tutte le province italiane».
I farmaci più richiesti sono quelli per curare l’influenza, decongestionanti nasali, analgesici, antinfiammatori, antistaminici, farmaci ginecologici, preparati per la tosse, per i disturbi gastrointestinali, per trattare piaghe e ulcere da decubito, dolori articolari e disinfettanti. «Sono stati arruolati oltre 27 mila volontari all’interno delle farmacie – conclude il presidente di Banco farmaceutico – per informare i clienti della raccolta di beneficenza. Insieme con il Terzo settore sarebbe importante investire anche sulla prevenzione sanitaria delle persone povere, per ridurre il rischio che si ammalino e rendere il sistema delle cure più sostenibile».
La platea di persone in difficoltà economica che per bisogni di salute si è rivolta agli enti non profit convenzionati con il Banco farmaceutico è lievitata in un anno di ben 38.746 unità (più 8,4 per cento tra 2025 e 2024). Le richieste di aiuto sono cresciute soprattutto tra le famiglie di origine straniera (più 13 per cento), mentre tra gli italiani l’aumento è stato più contenuto (più 3,6). «La povertà sanitaria è destinata a rimanere una criticità strutturale e cronica se il Servizio sanitario nazionale non inizia a includere il Terzo settore nella programmazione dell’offerta degli interventi sanitari e socioassistenziali da garantire a livello territoriale» dichiara Luca Pesenti, professore di Sociologia all’università Cattolica di Milano e direttore scientifico dell’Osservatorio sulla povertà sanitaria di Banco farmaceutico.
«Non è più il tempo – incalza Pesenti – di dire se conviene questa alleanza, ma il tempo di pensare a come renderla operativa. Le basi normative ci sono: l’articolo 55 del Codice del Terzo settore sancisce l’amministrazione condivisa, invitando la pubblica amministrazione a coinvolgere attivamente le organizzazioni private senza scopo di lucro che contribuiscono ad assistere i malati, attraverso la co-progettazione e forme di accreditamento». Secondo il direttore dell’Osservatorio è ormai giunto il momento di valorizzare il patrimonio di associazioni, fondazioni e cooperative che tiene in piedi il welfare sociosanitario locale. «Attualmente gli Enti attivi nel settore salute sono più di 12 mila, di cui 3.871 si dedicano ai malati più vulnerabili, e quindi a poveri, persone con dipendenza, detenuti, immigrati e senzatetto. È necessario superare le resistenze culturali e ripensare a un Sistema sanitario che unisca le forze del pubblico e del privato sociale per adempiere pienamente all’articolo 32 della Costituzione sulla tutela universale della salute. Le case della comunità – sottolinea infine Pesenti – rappresentano il luogo ideale dove creare e coltivare la collaborazione tra i servizi pubblici e quelli delle organizzazioni solidali. Al momento non vi è quasi traccia di questa sinergia: non sprechiamo l’opportunità».