Corriere della Sera, 10 febbraio 2026
Caccia franco-tedesco, «progetto morto». E adesso l’Eliseo chiede spiegazioni
Manca l’annuncio ufficiale, ma tutto fa pensare che il super caccia franco-tedesco Fcas «sia morto». E che Parigi e Berlino preparino l’atto finale, l’imminente via d’uscita dal più importante progetto militare transfrontaliero dell’Unione europea. Il Fcas doveva essere il cacciabombardiere di sesta generazione: un «sistema di sistemi», in cui il jet è integrato – attraverso il combat cloud – con droni, satelliti e altri sistemi d’arma, diventando una sorta di piattaforma aerea universale. Voluto fortemente da Merkel e Macron nel 2017, è il concorrente diretto del Gcap, sviluppato invece da Regno Unito, Italia (attraverso Leonardo) e Giappone. Ieri Politico ha confermato quanto scritto nei giorni scorsi dal Corriere: e ha definito, appunto, il progetto del super caccia «dead», defunto.
Un consigliere vicino al presidente francese Emmanuel Macron, ha detto a Politico, il portale di news della corazzata Springer diventato uno standard di riferimento nella politica europea: «Un annuncio che sia finita è più probabile di un rilancio». Separatamente, un parlamentare francese che si occupa di politica della difesa ha precisato: «Il Fcas è morto, lo sanno tutti, ma nessuno vuole dirlo».
La scorsa settimana, il Corriere ha riferito che durante il vertice italo-tedesco del 23 gennaio il cancelliere tedesco Friedrich Merz si è informato con Giorgia Meloni su come l’Italia vedesse un’eventuale partecipazione della Germania al Gcap. E non ha trovato opposizione, ma apertura. La notizia ha destato clamore, soprattutto in Francia. Secondo Le Parisien, nel fine settimana il presidente Macron ha scritto a Merz per chiedere spiegazioni.
Parigi sta provando a tenere in vita il programma perché un collasso sarebbe «un cattivo segnale, ed è per questo che Macron sta spingendo per salvarlo». Ma solo pochi giorni fa il nuovo capo dell’agenzia francese per gli acquisti militari, Patrick Pailloux, parlando del Fcas ha commentato: «Vedremo come atterrare».
Sempre secondo Politico, il cancelliere Merz ha valutato diverse opzioni: dalla scissione della componente del caccia in due velivoli nazionali fino – più di recente – alla fine della partecipazione tedesca al progetto. È confermato, da due funzionari Ue, che Berlino abbia sondato il consorzio rivale Gcap: ma una parola decisiva spetterà a Londra, capofila del progetto. Ieri, si sono mossi anche i sindacati e gli industriali tedeschi: con una lettera congiunta, il vicepresidente di IG Metall, Jürgen Kerner, e la presidente della Federazione delle industrie aeronautiche e spaziali, Marie-Christine von Hahn, hanno invitato il governo Merz a sviluppare un «proprio aereo da combattimento»: «Perché dovremmo aggrapparci a un unico super-jet che dovrebbe fare tutto e soddisfare tutti gli interessi? La risposta coerente è la seguente: due aerei all’interno di uno Fcas europeo comune».
Si tenta l’ultimo rilancio. Ma la joint venture franco-tedesca tra Dassault e Airbus (a cui nel 2021 si è unita la spagnola Indra) ha incontrato da principio grandi difficoltà a livello industriale. I due giganti litigavano su tutto, dalla divisione del lavoro al comando sulle decisioni strategiche. Da un anno almeno si era finiti in un vicolo cieco. Parigi e Berlino hanno promesso che entro il 17 dicembre scorso avrebbero preso una decisione. È probabile che alcune parti del programma sopravvivano (come il combat cloud, il sistema di controllo dei jet), ma che l’aereo non si faccia e che Dassault prosegua da sola. Si proverà ad evitare rotture traumatiche, ma nelle prossime settimane una risposta dovrà arrivare.