Le Figaro, 9 febbraio 2026
Un Terzo mondo francese
La pauperizzazione della Francia e dei francesi sta aumentando rapidamente” scrive Nicolas Baverez sul Figaro. “Nel 2024, la ricchezza pro capite nel nostro paese è stata pari a 38.110 euro. Si colloca al 34esimo posto nella classifica mondiale ed è ora inferiore del 7 per cento alla media europea per il terzo anno consecutivo. È inferiore del 25 per cento rispetto a quella della Danimarca, del 20 rispetto a quella della Svezia, del 15 rispetto a quella della Germania e dello 0,5 rispetto a quella dell’Italia. Inoltre, il divario favorevole rispetto alla Polonia si è ridotto dal 60 per cento al 20 dal 2000. Il brusco crollo del pil pro capite si traduce in un aumento della povertà, che colpisce quasi 10 milioni di francesi e fa precipitare nella precarietà oltre 650 mila persone in più ogni anno. Ciò è tanto più preoccupante in quanto è accompagnato da un’esplosione dell’indebitamento. Il debito delle famiglie ammonta al 60 per cento del pil. Esso è pesantemente aggravato dalla perdita di controllo delle finanze pubbliche, il cui onere ricade sui cittadini. Il debito pubblico della Francia, che costituisce un’imposta differita, raggiunge i 3.482 miliardi di euro, pari al 117,4 per cento del pil. A ciò si aggiungono, da un lato, la quota francese (20 per cento) dei prestiti contratti dall’Unione europea per il piano di rilancio post Covid (807 miliardi) e il sostegno all’Ucraina (90 miliardi), pari a 180 miliardi di euro, e, dall’altro, gli impegni pensionistici, che raggiungono i 12.300 miliardi di euro. Ciascuno dei 69 milioni di francesi è quindi impegnato a titolo delle finanze della nazione per un importo pari a 231.000 euro, ovvero sei anni di reddito. La Francia e i francesi sono quindi intrappolati tra l’impoverimento e l’impennata del debito.
La situazione è tanto più insostenibile in quanto la demografia è disastrosa: nel 2025, per la prima volta dal 1945, si registrerà un surplus di decessi (651.000) rispetto alle nascite (645.000). Il massiccio impoverimento dei francesi e della maggior parte dei nostri territori costituisce un’eccezione tra i paesi sviluppati. La globalizzazione, la finanziarizzazione, la rivoluzione digitale, gli shock che si sono susseguiti con la crisi del 2008, la pandemia di Covid e l’inflazione provocata dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia hanno portato a un aumento delle disuguaglianze in tutte le democrazie. Ma la ricchezza pro capite ha continuato a crescere, anche nell’Europa meridionale, come dimostrano Italia, Spagna e Portogallo.
L’impoverimento della Francia è direttamente collegato al modello di decrescita a credito che si è affermato dalla fine degli anni Novanta, basato sulla compensazione del calo della produzione e del lavoro attraverso l’indebitamento favorito dalla protezione dell’euro. Nonostante un deficit strutturale del 4,5 per cento del pil, la crescita potenziale ha continuato a diminuire e si è attestata al di sotto dell’1 per cento. Essa è trainata ormai solo dai consumi, alimentati dagli aiuti sociali (34 per cento del pil), a loro volta finanziati dal debito pubblico. Contemporaneamente, la produzione e il lavoro sono in contrazione. Il nostro paese produce solo il 36 per cento dei beni manifatturieri che consuma. Le sue quote di mercato si sono ridotte al 2 per cento a livello mondiale e al 12 nella zona euro. L’eutanasia della produzione deriva dal calo del lavoro e della sua produttività. Solo quattro francesi su dieci lavorano, entrando nella vita attiva a 22 anni e mezzo per andare in pensione a 62 anni e mezzo, mentre l’aspettativa di vita raggiunge gli 80 anni per gli uomini e gli 85,6 anni per le donne. Il volume di lavoro è limitato a 664 ore pro capite all’anno contro le 715 in Spagna, le 720 nel Regno Unito, le 767 in Italia e le 825 negli Stati Uniti. L’insufficiente quantità di lavoro è aggravata dal calo della produttività, in diminuzione del 6 per cento dal 2019. Questo calo trova la sua spiegazione principale nel declino del sistema educativo, che dal 2000 è sceso dal 13esimo al 26esimo posto su 32 paesi nella classifica Pisa. La legge finanziaria per il 2026 porta all’estremo questo modello insostenibile, che consiste nell’aumentare la tassazione sulla produzione – con 44 miliardi di tasse supplementari, di cui 12 sulle grandi imprese, che costituiscono l’ultima risorsa della nostra economia – al fine di aumentare le spese improduttive e alimentare la folle corsa al debito, che alla fine di quest’anno sfiorerà il 120 per cento del pil.
La legge di Bilancio per il 2026 accelera lo strangolamento finanziario del nostro paese e programma un grave shock finanziario, con un servizio del debito che supererà i 100 miliardi di euro nel 2029. L’impoverimento dei francesi sancisce il loro declassamento sociale, così come quello della Francia, in un momento in cui aumentano i rischi geopolitici e la globalizzazione si sta sgretolando. Il nostro paese è diventato l’Argentina d’Europa, dove la demagogia sta facendo precipitare interi strati della classe media nella povertà, mentre si assiste all’esodo di talenti e cervelli, imprese e capitali. Il simbolo di tutto ciò è l’imposta sul patrimonio che, dalla sua introduzione, ha privato la Francia di 150 miliardi di capitale produttivo, di 1 punto di crescita e di circa 20 miliardi di entrate fiscali all’anno. La Francia si trova oggi intrappolata in una spirale infernale che la sta portando alla terzomondizzazione. Se la situazione non cambierà, alla fine del decennio non figurerà più tra le prime dieci economie mondiali.
Il nostro paese si trova incapace di rispondere alle sfide della reindustrializzazione, dell’intelligenza artificiale, della transizione ecologica e del riarmo. Sta trasformando i lavoratori in dipendenti col salario minimo e proletarizzando le sue classi medie, gettandole nelle braccia del populismo, che finirà per rovinarle definitivamente. Sta consegnando interi settori della società alla miseria, alla disperazione e alla violenza. Sta perdendo ogni credibilità in Europa e nel mondo, deriso da Donald Trump, che può giustamente sottolineare che tutti gli Stati federati hanno un reddito pro capite di gran lunga superiore a quello della Francia, emarginata dalla Germania di Friedrich Merz, che fa della sua partnership con l’Italia di Giorgia Meloni il nuovo motore dell’Unione.
L’impoverimento della Francia non è affatto inevitabile. È il risultato dei nostri errori e delle nostre rinunce, che oggi culminano nell’immobilismo del paese in un momento in cui la storia accelera e nel totale distacco del sistema politico dalla realtà sociale, economica e geopolitica. Può essere arrestata solo da una terapia d’urto che riorienti il modello economico verso la produzione e restituisca ai francesi la fiducia in sé stessi per ricostruire la loro nazione e reinventarsi un futuro. Smettiamo di impoverirci e di rovinare il nostro paese con tasse e norme, tempo libero e debiti. Arricchiamoci e ricostruiamo la potenza della Francia attraverso l’istruzione e il lavoro, gli investimenti e l’innovazione. Riposarci o vivere meglio, dignitosi e liberi: ora dobbiamo scegliere”.