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 2026  febbraio 09 Lunedì calendario

Il museo dei libri proibiti. “Ho raccolto 400 volumi”

In Estonia, tra i vicoli acciottolati della cittadella medievale di Tallinn, c’è una porta con sopra un’insegna formata da un doppio simbolo di divieto d’ingresso, due cerchi rossi e bianchi che disegnano il nome del locale, “Banned Books Museum”, il museo dei libri proibiti. All’interno sono esposti quasi 400 volumi fra testi antichi e moderni, dai classici censurati in diverse epoche e paesi come Il Principedi Niccolò Machiavelli o1984 di George Orwell, fino a testi insospettabili comePippi Calzelungheo i fumetti diTintin, messi a bando per contenuti ormai ritenuti razzisti. “L’idea di raccoglierli mi è venuta quando vivevo in Cina, dove ogni giorno ci si confronta con una forma diversa di censura, qualcosa di molto diverso da quello a cui siamo abituati in Europa”, spiega Joseph Dunnigan, ricercatore scozzese che nel 2020 ha fondato questo piccolo museo.
Perché proprio a Tallinn?
Mia moglie è estone e dopo esserci stabiliti qui, ho iniziato a capire il rapporto traumatico che questo Paese ha col proprio passato. Qui la censura è un tema sensibile. Nelle case degli abitanti più anziani è comune trovare isamizdat, testi clandestini fatti a mano che giravano all’epoca dell’Unione Sovietica. Era dunque importante cominciare da una città come Tallinn, anche se ormai abbiamo visitatori da ogni angolo del mondo.
Fra questi, molti sono cinesi.
Spesso sono i più nervosi, forse perché consapevoli che, una volta varcata la nostra porta, leggeranno cose di cui non dovrebbero nemmeno parlare, dai testi sul Tibet fino ai saggi che raccontano le proteste di piazza Tienanmen. Poi però, appena si siedono a leggere, li vedi rasserenarsi. Per loro, ma credo valga per chiunque, venire qui è un’esperienza di guarigione, ti mette di fronte a qualcosa che non dovresti conoscere.
Oggi la censura non è applicata solo da dittature e governi, ma riguarda internet e le grandi piattaforme.
Lebig techdecidono cosa mostrare nelle ricerche e quali contenuti devono essere rimossi, è un potere enorme. Ma non credo sia una nuova forma di censura, che resta tale da migliaia di anni. Chiunque può avere interesse a vietare un libro, ed è per questo che la nostra collezione non smetterà mai di crescere. Il criterio è semplice: l’autore ha acconsentito a modifiche o rimozioni del libro? Se la risposta è no, il libro entra nel nostro museo.
Nemmeno i conflitti degli ultimi anni hanno modificato il vostro approccio?
All’inizio avevamo un principio: non parlare di eventi in corso. Siamo un museo, ci occupiamo di faccende già concluse. Ma nel 2022, dopo l’invasione russa in Ucraina, molti ucraini hanno trovato rifugio qui in Estonia e quando visitavano il museo non vedevano testi che raccontassero ciò che stavano vivendo, come se portassero un trauma che non trovava spazio per essere elaborato. Per questo abbiamo dedicato una parte del locale a Russia e Ucraina, includendo libri proibiti in entrambi i paesi.
Anche in Italia, il conflitto russo-ucraino ha innescato una serie di censure parecchio discusse. Poco dopo l’invasione voluta da Putin, ad esempio, l’Università Bicocca di Milano fermò le lezioni di Paolo Nori su FedorDostoevskij.
Una faccenda surreale, la ricordo molto bene. Anche se non è la prima censura di questo tenore applicata in Italia.
Qualche esempio?
Qui al museo abbiamo un’edizione italiana del Codice da Vinci di Dan Brown, per ricordare quando nel 2003 fu messo al rogo in una piazza italiana (a Ceccano, provincia di Frosinone, ndr) perché considerato anticattolico. Oppure Piccolo blu e piccolo giallo, un libro per bambini sui colori, bandito dal comune di Venezia perché il sindaco (Luigi Brugnaro, ndr) pensava avesse a che fare con l’omosessualità. In entrambi i casi la popolazione reagì malissimo ed è interessante, perché l’Italia ha un trauma legato al suo passato fascista e quindi c’è una certa sensibilità sulla libertà di stampa.
In un’intervista la scrittrice Michela Murgia ha sostenuto che per avvicinare i giovani ai libri bisogna proibirgli di leggere.
È proprio così. Per un libro non c’è niente di più attraente che vietarlo, e vale soprattutto per la letteratura per bambini. Quando passano a trovarci famiglie con figli a seguito, vedi quest’ultimi spaesati, circondati da scaffali pieni di saggi e romanzi. Poi appena trovano la sezione per l’infanzia, si siedono e cominciano a leggere in silenzio. “Com’è possibile?”, mi chiedono i genitori stupefatti e io rispondo sempre: se volete far leggere i vostri figli, ditegli che un libro è stato vietato, loro lo leggeranno dalla prima all’ultima pagina. Funziona sempre.