Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  febbraio 09 Lunedì calendario

Sofia Goggia: "Da me si aspettavano l’oro ma ho fatto un’impresa rara"

Non ci abitueremo mai a Sofia Goggia. Alle sue pause, agli occhi all’insù prima di rispondere, al rimpianto che con lei non diventa mai rimorso, semmai sfuma in presa di coscienza. Con il bronzo sull’Olympia di Cortina centra la terza medaglia di fila ai Giochi, impresa che nella stessa specialità in casa Italia è riuscita solo ad Alberto Tomba. Oro nel 2018 a PyeongChang, argento nel 2022 a Pechino e ora, qui, sulla pista «dove tutti si aspettavano che io vincessi» il terzo posto. Grande, ma strano. Da metabolizzare, come certi finali di film di cui non capisci subito il senso.
Sofia, che sapore ha questa medaglia? (prima di rispondere chiude gli occhi e congiunge le mani).
«Portare a casa una medaglia è qualcosa di speciale, unico, estremamente raro. Sono molto contenta dell’esito e di come ho gestito le difficoltà pre-gara. Invece mi soddisfa meno come ho sciato, ho sbagliato completamente lo schuss delle Tofane, da lì qualche altro piccolo errore. In basso ho cercato di reagire, ma ormai era andata».
Come definirebbe la sua gara?
«Ottima. Di cuore e di coraggio. Da Goggia. Visto qual è stato l’approccio, avrei firmato in partenza per un risultato simile».
Parliamone. Come ha vissuto gli oltre venti minuti di stop dopo l’infortunio della Vonn?
«Ero immotivatamente serena. E, vista ora, proprio contenta di come sono riuscita a stare calma. Abbiamo fatto ricognizione molto presto, poi quasi due ore buche e io che avevo il pettorale 15, tempi lunghissimi da gestire. E poi la caduta della Lindsey».
Che cosa le hanno detto?
«Non ho voluto sapere nulla. Non chi stava in testa e nemmeno il risultato delle altre italiane. In quota il sole batteva così forte che sul mio casco nero potevo cuocerci le uova. Poi parte lei e dopo pochissimo tempo sento ooooooh, e poi leggo race suspended, lì ho capito che era successo qualcosa. Ma sono sempre stata calma».
Come ci è riuscita?
«Avevo in testa solo la gara, lo psicologo mi ha chiesto se avessi la necessità di bloccare le emozioni, gli ho risposto di no, che ero molto focused sul tracciato. Certo, nel frattempo le condizioni erano cambiate, la pista non era quella della ricognizione. C’è stata una gara prima della caduta e una dopo, per questo sono soddisfatta».
Ha rischiato troppo la Vonn?
«Onestamente non lo so. Non me la sento di giudicare. Ero troppo concentrata su di me. È strano, sembrava una gara di Coppa del mondo non una prova olimpica, forse perché stiamo in albergo e non viviamo nel Villaggio».
Terza medaglia olimpica: una definizione per ognuna?
«Nel 2018 è stata la bellezza di vivere per la prima volta il sogno olimpico, di portare una bambina in quel mondo. Lì avevo vinto la Coppa del mondo, ci sarà sempre un’immensa gratitudine. A Pechino ho corso su una gamba e mezzo, ero la più forte ma l’infortunio aveva complicato le cose».
Questa è quella della maturità?
«Boh, le ho vinte di tutti i colori. Forse posso cambiare specialità».
Età a parte, in che cosa è cambiata di più rispetto al 2018?
(Lungo silenzio, poi il pensiero va da un’altra parte)
«Non lo so, è meglio che stia zitta e ringraziare con quello che è successo. Era un giorno speciale, l’8 febbraio del 2023 ci lasciava la Eli Fanchini, appena sveglia ho mandato un messaggio a sua sorella Nadia e chissà che da lassù la Eli non mi abbia aiutato».
L’incontro con Tomba è finito in una risata: che cosa le ha detto?
«Di fargli toccare il bronzo che lui ha solo ori».
Ha detto che tutti si aspettavano una sua vittoria: perché?
«Perché sono la Goggia, sono le Olimpiadi di casa e su questa pista poi. Dove, dal 2018 sono sempre salita sul podio, o prima o terza. Ecco il motivo di tante aspettative. Credo che anche Malagò, che mi ha premiato, si aspettasse una mia vittoria, ma poi ha capito che in quelle condizioni ho fatto il massimo».
Che segno lascerà questo bronzo?
«Mi aiuterà. Ho ancora combinata, SuperG e gigante. Ed essere uscita con una medaglia al collo dopo una giornata simile è il grande insegnamento, era tutto contro, mi sparavano addosso ma avevo il giubbotto antiproiettile».
Alla fine ha anche pianto: lacrime per?
«Per quello schuss delle Tofane. L’ho proprio sbagliato».