La Stampa, 9 febbraio 2026
Paolo Bonolis: "Torno in prima serata. Ma Ciao Darwin non lo farò mai più"
Bonolis torna in prima serata su Canale 5. «E non è Ciao Darwin, che non farò mai più, se lo scordano», assicura il conduttore. Tra poche ore salirà sul palco della ChorusLife Arena di Bergamo dove, di fronte a 4500 persone, condurrà Taratata (ma si legge con l’ultima a accentata), riesumazione di un celebre programma francese che in Italia arrivò per quattro stagioni a inizio 2000 su Rai 2 che si caratterizzava perché metteva a confronto vari artisti, facendoli anche parlare del loro lavoro. Un po’ un unicum per questi abbinamenti quasi sempre assolutamente inediti, dove cantavano live. «Un programma che da sempre è il primo che si cita quando si parla di titoli che si vorrebbero realizzare», dice Ferdinando Salzano di Friends TV che ha ottenuto il format da Banijai e lo produce ora insieme a Double Trouble Tv per Rti. Il merito, prosegue il produttore, tutto di Canale 5 che ha accettato la sfida. «E ne siamo orgogliosi – assicura il direttore della rete Giancarlo Scheri- Proponiamo un evento musicale tra i massimi che si siano visti: sono pochi quelli che propongono artisti dal vivo. Ci auguriamo che possa diventare appuntamento per noi ricorrente». Unica anche la location: un palazzetto di nuovissima generazione, ipertecnologico, ad anfiteatro, con palco centrale.
«Una splendida occasione per sentire bella musica dal vivo in forma di duelli e trielli – sintetizza ancora Bonolis -, senza però il peso della gara». In tutto, per ora, sono previste due puntate: la prima in onda stasera, la seconda lunedì 16. Sul palco si alterneranno Giorgia, Emma, Pezzali, Elisa, Antonacci, Ligabue nella prima; e Annalisa, Amoroso, D’Alessio, Negramaro, Carboni, Mannoia nella seconda. Tutti impegnati in incroci musicali assolutamente inediti e nell’esecuzione di una cover «del cuore» scelta da loro. La chiusura della puntata d’esordio affidata a Ligabue e a Certe notti, «la colonna sonora di tre generazioni: perfetta per chiudere la serata». D’impatto, assicura il conduttore, anche l’avvio di serata: Ecstasy of Gold di Ennio Morricone che «dà un segno forte allo show fin dall’inizio. Un brano classico proposto in chiave di rock metallico eseguito da una superband». Un’idea di cui Bonolis rivendica la paternità. «Ma sono stati subito tutti d’accordo».
Solo canzoni? Il programma originario era arricchito da interviste e approfondimenti tra i conduttori e gli artisti.
«Le interviste ci saranno, ma il tono è la leggerezza. Mai niente di didascalico. Poi si saranno due momenti di stacco: l’intermezzo comico di Panariello, che porterà Sirvano detto il Vaia (scansafatiche di provincia, barettaro di professione, ndr), e la partecipazione di Caterina Caselli, che accompagna Elisa impegnata come covel con la sua Insieme a te non ci sto più, ideale seguito di Nessuno mi può giudicare».
Che rapporto ha con la musica?
«C’è, da sempre. Vuole che le dica la mia canzone preferita? Stand by Me” di Ben E. King, anno 1961, il mio. The Creator dei RadioHead. Tutti i Queen: pietra miliare. La musica è la colonna sonora dei nostri ricordi, ogni brano fa rivivere quel mondo. Per questo dopo un certo momento di nuova non ne entra più. A parte quella del momento finale… Ma quello non è ancora previsto».
Per anni ha fatto sempre gli stessi programmi.
«Una accusa? Comunque sì, se vanno bene e ti piacciono perché no?».
"Tatatata” potrebbe essere l’inizio di una nuova fase, almeno in prima serata?
«Solo se capitano circostanze particolari. Vediamo come andrà questo. Io sono convinto che sia il giusto mix in grado di coniugare qualità, ascolti e budget»
Che prevede per “Il senso della vita”, a lei così caro ma sempre procrastinato?
«Forse in autunno. Però c’è un impedimento vero: l’orario di inizio. Non ha ragione d’essere se va in onda a un’ora che è più da “senso della fine"».
Meglio continuare con “Avanti un altro”?
«Se ti trovi a lavorare in un ambiente che ti dà conforto emotivo, perché no? È un quiz ma anche un pretesto per fare cose divertenti».
Di “Ciao Darwin” diceva mai più. Come mai?
«Per la devastazione biologica che sto attraversando. E poi penso di averlo fatto abbastanza».
Confessi: un po’ le mancava la prima serata? Cosa dice dell’orario sempre più avanzato in cui inizia?
«No, non mi mancava. Per la gloriosa battaglia degli ascolti che fanno i programmi in access prime time, con quei risultati di pubblico, è inevitabile che le tv commerciali inizino la prima serata ben oltre le 21.40 (frecciata è forte chiara: il riferimento è a Canale 5 ma anche a Rai1, ndr). Il problema è che dopo c’è spazio solo per programmi per revenant e vampiri».
Che dice del casus belli di oggi, il comico Andrea Pucci che, scelto per co-condurre una serata di Saremo, ha rinunciato per via delle accuse alla sua comicità e degli attacchi diretti a lui personalmente e alla sua famiglia?
«Lo conosco, è una brava persona. Gli haters sono una deformazione inevitabile in questa epoca. Se ha rinunciato, ha fatto bene. Quanto a me: non seguo i social. Così, francamente, posso dire che me ne infischio di quanto accade lì».
Hanno cambiato la tv, secondo lei?
«Certamente, anche la tv è condizionata da questo nuovo vettore di parole e “pensiero”. Qualunque forma di espressione non dovrebbe essere schiacciata e condizionata in questo modo».
Davvero nessun social? Siete restati in pochi.
«Confesso che Whatsapp ce l’ho. A un certo punto mi ha chiamato la Polizia Postale: che stavano facendo cose inqualificabili a nome mio, e che l’unica per cancellarli era aprirne uno davvero mio. Grazie a questo ora posso parlare con i miei nipotini che stanno in America, tener vivo in loro il ricordo del nonno».
L’America, oggi: cosa ne pensa?
«Sta vivendo un periodo complesso, tra deriva invasiva e democrazia. Anni fa ho attraversato il cuore degli States in camper con la mia ex moglie americana: e questo mi ha fatto capire perché lì non possano che votare un Trump. Dopo di che durerà poco per motivi psichiatrici».
In “Taratata” ci sono le cover, che sono (anche) un must di Sanremo.
«E che ho inventato io nella mia edizione del Festival 2005. Mi impuntai per far cantare a Marco Carta l’Inno di Mameli in chiave rock. Il pubblico capì subito. Poi introdussi la serata in cui, a tutti i cantanti in gara, facevo interpretare il loro pezzo in modo diverso da quello della gara. In quella edizione vinsi anche la battaglia dell’orchestra che la Rai voleva tenere sul palco e che io feci tornare nel golfo mistico con gran giovamento. Nel 2009 invece creai quello che chiamai “il padrinato": i giovani delle “Proposte” interpretavano brani celebri di cantanti famosi insieme a loro. Parteciparono Dalla, Daniele, Cocciante, Paoli».
Fu anche l’anno di Povia e “Luca era gay": oggi sarebbe possibile?
«È un ottimo autore e interprete. Lo inviterei ancora, se dovessi tornare a Sanremo. Ma non accadrà».
Circola voce che sia nel sequel dei “Cesaroni": vero?
«Mia figlia Silvia ne è una fan. L’ho detto a Claudio Amendola, che mi ha proposto subito un piccolo cameo. Da romani ci siamo capiti subito».