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 2026  febbraio 09 Lunedì calendario

Battaglia digitale per l’euro

L’Europa accelera sull’euro digitale, ma lo scontro si è fatto sempre più duro. Il Parlamento europeo si appresta a varcare il Rubicone della sovranità monetaria domani, giorno in cui l’aula di Strasburgo voterà una risoluzione decisiva per il destino del progetto più ambizioso di Francoforte degli ultimi decenni. È una mossa politica dal marcato peso specifico, nata per strappare un dossier strategico alle secche di un ostruzionismo che da mesi paralizza i corridoi della Commissione Affari Economici. Stallo che si basa sull’uso online e offline dell’euro digitale, la cui combinazione è considerata cruciale per la piena competitività internazionale contro i circuiti di pagamento statunitensi.
Il voto – durante la relazione annuale della Bce al Parlamento europeo – arriva dopo mesi di stallo in Commissione Affari Economici, dove il dossier è rimasto impantanato tra rinvii e ostruzionismi. A sbloccare la situazione è una coalizione trasversale che unisce Popolari, Socialisti, Liberali, Verdi e Sinistra, determinata a forzare la mano con due emendamenti chiave. Il relatore del provvedimento, lo spagnolo Fernando Navarrete (Ppe), è stato più volte criticato per una gestione giudicata dilatoria. Dopo aver espresso forti perplessità sull’euro digitale, a novembre ha presentato una bozza che rovescia l’impostazione della Commissione europea, invitando a verificare prima se il settore privato sia in grado di costruire una rete di pagamenti europea, rinviando solo in un secondo momento la decisione sulla valuta digitale pubblica. Una scelta che ha innescato una reazione immediata in Parlamento, con oltre 1.600 emendamenti depositati e un crescente pessimismo sulla possibilità di arrivare a un voto finale entro giugno.
L’iniziativa guidata da Pasquale Tridico (Left-M5S), primo firmatario degli emendamenti in discussione domani, punta invece a riaffermare il primato della sovranità monetaria pubblica. L’idea è un euro digitale utilizzabile sia online sia offline, con standard di privacy elevati e funzione di complemento al contante. Una visione condivisa da socialisti, liberali e verdi, che considerano essenziale la componente online per offrire ai cittadini un’alternativa pubblica e sicura ai pagamenti sul web e ridurre la dipendenza dai sistemi americani.
Documenti riservati visionati da La Stampa mostrano quanto lo scontro sia ormai aperto. In uno scambio di e-mail del 2 febbraio, l’eurodeputato socialista Nikos Papandreou attacca frontalmente la strategia di Navarrete, accusandolo di voler frammentare artificialmente il progetto. «L’euro digitale è presentato con estrema chiarezza come un’iniziativa unica, in cui le diverse modalità sono complementari e interdipendenti», scrive Papandreou, contestando l’introduzione del termine «euro e-cash» per definire la versione offline. Secondo il socialista greco, non si tratta di una questione terminologica ma di una scelta politica che rischia di riscrivere il mandato del Parlamento, alterando l’equilibrio complessivo del progetto. La separazione tra online e offline, sostiene, finirebbe per depotenziare proprio la parte più innovativa e strategica dell’euro digitale, quella capace di competere con i colossi dei pagamenti statunitensi.
La replica di Navarrete, contenuta nelle stesse comunicazioni interne, respinge l’accusa di sabotaggio e difende la distinzione come necessaria sul piano tecnico e politico. Il relatore sostiene che esista un «appetito politico» trasversale per trattare le due modalità come strumenti distinti, in particolare per affrontare in modo più mirato il nodo della protezione dei dati e della privacy. Ma per il fronte favorevole all’euro digitale pienamente operativo, questa impostazione appare come un cavallo di Troia per ridimensionare l’ambizione originaria del progetto.
Il verbale dello “shadow meeting” del 3 febbraio, consultato da La Stampa, conferma una trattativa sempre più frammentata. Il documento invita i gruppi a interrogarsi se l’euro e-cash possa rappresentare il «prodotto minimo vitale», lasciando aperta la questione di quali obiettivi resterebbero scoperti senza una versione basata su conti online. Il calendario resta serrato ma fragile, con nuovi incontri tecnici previsti tra febbraio e marzo e l’obiettivo di chiudere i compromessi entro aprile. Senza un’accelerazione politica, il rischio di perdere la finestra legislativa è concreto.
È uno scenario che allarma la Bce. Piero Cipollone, membro del comitato esecutivo, ha avvertito che ulteriori ritardi rafforzerebbero la dipendenza dell’Europa dai circuiti di carte internazionali e dalle soluzioni di pagamento delle Big Tech. Un monito che assume una valenza geopolitica crescente, mentre alcune banche europee – francesi e spagnole in primis – guardano con diffidenza al progetto e tentano di anticipare i tempi con iniziative private come Wero.
Per Tridico e gli altri eurodeputati, il voto di martedì rappresenta il passaggio indispensabile per un’innovazione che Francoforte vorrebbe operativa entro il 2029. In un mondo in cui il controllo dei flussi finanziari è diventato leva di potere economico e di sicurezza, l’euro digitale non è più un lusso tecnologico ma una necessità geopolitica. Martedì l’aula di Strasburgo dovrà decidere se l’Unione è pronta a riprendersi il controllo strategico dei propri portafogli o se preferisce continuare a pagare con le carte delle altre aree economiche.