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 2026  febbraio 09 Lunedì calendario

Murakami, la malattia e il nuovo romanzo. Il grande scrittore giapponese si confessa

Murakami sta tornando. Il grande romanziere giapponese che ha venduto milioni di copie nel mondo ed è stato tradotto in cinquanta lingue, ha appena finito un nuovo romanzo che verrà pubblicato in Giappone quest’estate e che è già in corso di traduzione (in Italia Murakami è pubblicato da Einaudi). Per la prima volta l’autore tra gli altri di Norwegian Wood, di Kafka sulla spiaggia, di Dance Dance Dance e 1Q84, scriverà dal punto di vista di una giovane donna, Kaho, un’illustratrice di libri per bambini. Ma la forza del libro che sta per uscire tre anni dopo La città e le sue mura incerte è nel suo ottimismo: che nasce dal dolore. In un lungo colloquio con il New York Times, lo scrittore, oggi settantasettenne, ha rivelato di aver affrontato, lo scorso anno, una terribile malattia: un mese di ricovero in ospedale, diciotto chili persi. Un abisso che gli ha tolto, nella fase acuta, qualsiasi voglia di scrivere. Murakami ha dovuto rinunciare alla sua ora di corsa mattutina, il suo rito quotidiano: a stento riusciva a camminare. Ma quando il peggio è passato (lo scrittore non ha specificato che tipo di problema di salute lo abbia afflitto) ecco che una nuova storia si è affacciata nella sua mente e pian piano ha preso forma.
Scrivere, questo libro, ha detto “è stata una sorta di resurrezione. Sono tornato”. Durante il periodo più buio la moglie Yoko – che ha definito la sua prima lettrice e la sua editor più severa – è stata sempre al suo fianco: sono sposati da cinquant’anni. Nel nuovo romanzo, dunque, nato da una guarigione, la protagonista è una donna. Ma nonostante sia una novità per l’autore, darle corpo è stato naturale: “Sono diventato lei”. Nessuna anticipazione sulla trama. Gli unici dettagli che Murakami ha svelato al New York Times riguardano la protagonista Kaho, un’artista che illustra libri per bambini. Una giovane donna “normale”: “Non molto carina, non molto intelligente”, attorno alla quale però accadono cose strane. Cosa? “È un segreto”. Ma i suoi lettori sanno già che troveranno atmosfere fantastiche eppure lontane dal fantasy, piuttosto reali in modo estremo.
 
Incredibile pensare che agli inizi della sua carriera, in uno dei suoi primi firmacopie negli States, nella sala era quasi da solo: “Ricordo che ero seduto con una penna in mano e niente da fare. È stata una delle ore più lunghe della mia vita”. Lo ha raccontato lo scorso dicembre alla Town Hall di New York in uno dei suoi rari interventi pubblici. “Non sono bravo a socializzare e quindi non mi piace partecipare a feste o tenere discorsi, ma a volte devo farlo. Il resto dell’anno sto a casa, a lavorare. Sono una specie di maniaco del lavoro”. Murakami ha parlato a una sala gremita della globalizzazione della letteratura e della cultura giapponese. Qualche giorno prima, dalle mani di Patti Smith, aveva ricevuto un premio alla carriera dal Center for Fiction. Al New York Times, svela il suo piano di lavoro: non avere alcun piano. “Mi limito a scrivere e, mentre scrivo, accadono cose strane in modo molto naturale, molto automatico. Ogni volta che scrivo un romanzo, entro in un altro mondo – forse potremmo chiamarlo subconscio – e in quel mondo può succedere di tutto. Vedo così tante cose lì, poi torno in questo mondo reale e le scrivo”.
“Non credo di essere esattamente un artista – ha aggiunto – Penso di essere un tipo normale. Non sono un genio e non sono così intelligente, ma posso farlo: posso scendere in quel mondo”.
Oggi quello scrittore in erba con la penna in mano e nessun libro da firmare, è un ricordo sbiadito: i nuovi romanzi di Murakami sono accolti come un evento, con librerie aperte a partire dalla mezzanotte e lunghe code. Esistono decine di fanpage sui social che raccolgono playlist tratte dalle sue storie e persino pagine che riepilogano le pietanze mangiate dai personaggi.
Ha vinto una serie di importanti premi letterari internazionali, tra i quali il Premio Franz Kafka e il Premio Gerusalemme, ma non (ancora?) il Premio Nobel. “A questo punto ci ridiamo sopra”, ha detto al New York Times Amanda Urban, agente di Murakami. E dire che non pensava sarebbe diventato uno scrittore: voleva diventare un musicista: “Ho imparato tantissime cose dalla buona musica: il ritmo costante, la bella melodia e l’armonia, l’improvvisazione libera del jazz”.
A vent’anni ha aperto un jazz club chiamato Peter Cat nella zona occidentale di Tokyo. Poi un giorno, mentre era a una partita di baseball, ha deciso di scrivere un romanzo: cambiando la sua vita. La sua fama in Giappone è cresciuta più lentamente che nel resto del mondo: lo accusavano di essersi occidentalizzato. Ma oggi è amatissimo anche in patria. “Sono invecchiato e la gente rispetta gli anziani”. A 77 anni, per la felicità delle sue lettrici e dei suoi lettori, ha ancora tanta voglia di inventare storie: “Non so quanti altri romanzi potrò scrivere. Sento che potrò fare di più, perché scrivere narrativa è così meraviglioso, è proprio come esplorare me stesso. Anche quando sarò vecchio, ci sarà ancora spazio da esplorare”.