la Repubblica, 9 febbraio 2026
L’Italia compra l’Antonello da Messina che cambiò per sempre gli Ecce Homo
Un Antonello da Messina entra nelle collezioni dello Stato italiano. Con destinazione Napoli, Museo di Capodimonte, probabilmente. Le bocche al Ministero della Cultura restano ancora cucite. Eppure il gossip si rincorre da qualche giorno negli ambienti della storia dell’arte. Da quando, lo scorso 5 febbraio, un Ecce Homo dipinto su legno a metà Quattrocento, il lotto 18, è stato ritirato dalla vendita degli Old Masters da Sotheby’s, a New York. Il motivo è che, segretamente, Roma stava giocando la sua partita. Che si è conclusa pattuendo una cifra intorno ai 12 milioni di dollari. La stima dell’opera oscilla tra i 10 e i 15.
A dare parere positivo, impegnandosi per l’operazione, è stato il comitato tecnico-scientifico del Mic composto da Mauro Agnoletti, Daniele Malfitana, Maria Cristina Terzaghi, Tomaso Montanari e Italo Muntoni. Il gallerista Fabrizio Moretti ha fatto da intermediario con l’ultimo proprietario del dipinto, un collezionista cileno, e la casa d’aste americana. Si è evitato così che si andasse al rilancio. Anche perché, in questo caso, il rischio era che il prezzo salisse alle stelle. 12 milioni sembrano troppi? «Per Antonello sono pochi – sostiene una fonte autorevole all’interno del mondo dei musei che vuole restare anonima – anche perché questo è l’ultimo rimasto sul mercato. Di opere sue autentiche ce ne sono una quarantina in tutto il mondo».
Stavolta, ci sono pochi dubbi. È un caso ben diverso dal crocifisso attribuito a Michelangelo che l’Italia acquistò tra le polemiche nel 2008 per 3,25 milioni di euro. L’Antonello da Messina in questione fu individuato per la prima volta da Federico Zeri. «È un quadro a cui lui era molto legato – dice Andrea Bacchi, presidente della Fondazione che porta il nome del critico e che raccoglie la fototeca in cui è schedata questa pittura – Acquisti di questo tipo sono rarissimi». Certo, non siamo davanti al magnetismo pop di un Caravaggio. «Ma il successo della mostra del Beato Angelico a Firenze ci fa capire come la forza di questi grandi nomi del Rinascimento si rinnovi ogni volta».
La tavola, databile all’inizio degli anni Sessanta del Quattrocento, misura 19,5 x 14,3 centimetri ed è dipinta su due lati. Sul retro del Cristo, infatti, compare un San Girolamo nell’eremo il cui volto è quasi sparito. Questo perché, secondo la ricostruzione di Zeri, l’immagine, conservata in una bisaccia di cuoio per essere trasportata, era oggetto di devozione privata, veniva consumata di baci e sfregamenti. Come ha poi confermato anche Fiorella Sricchia Santoro, massima esperta di Antonello da Messina. Non si tratta di un quadro sconosciuto, ma presente in più mostre dedicate al pittore messinese che visse dal 1430 al 1479. Era al Palazzo Reale di Milano nel 2019 (numero 2 del catalogo). Prima ancora nella rassegna alle Scuderie del Quirinale di Roma (2006), al Metropolitan Museum di New York (2005-2006) e, all’inizio di questo secolo, al Thyssen-Bornemisza di Madrid e al Museu de Belles Arts di Valencia. Tavole di dimensioni maggiori, ma con lo stesso soggetto, si trovano nelle collezioni del Met, di Palazzo Spinola a Genova e del Collegio Alberoni di Piacenza.
Questa che sta arrivando da New York sarebbe la prima della serie che cambiò l’iconografia dell’uomo dei dolori – Gesù sofferente – trasformando l’icona bizantina in un soggetto moderno. Antonello è considerato anche il pittore rinascimentale che diffuse la tecnica a olio, di origine fiamminga, in Italia. I documenti su di lui sono rari. Si parla di un apprendistato a Napoli: Colantonio, attivo alla corte aragonese, era il suo maestro. È per questo che il Museo di Capodimonte è quasi sicuramente il luogo dove sarà collocato l’Ecce Homo. La parola finale spetta al ministro Alessandro Giuli e al responsabile della Direzione generale musei Massimo Osanna. Ma il palazzo borbonico dovrebbe spuntarla sulla Pinacoteca di Brera a Milano e l’Accademia di Venezia, le altre istituzioni candidate. Insomma, l’acquisto è clamoroso. Anche se il ministero – in altri casi meno refrattario agli annunci – non si pronuncia ancora ufficialmente. Un altro Caravaggio no, il Mic ancora non è riuscito a comprarlo. Resta aperta la trattativa per il Ritratto di Maffeo Barberini, recentemente riscoperto e andato in mostra a Roma lo scorso anno. Ma, intanto, bentornato a casa Antonello.