corriere.it, 9 febbraio 2026
«Droga, reati, suicidio: Cinque secondi di Paolo Virzì disonora la mia famiglia»: nobile fiorentino chiede il blocco del film. Il tribunale: no, è opera di fantasia
Il cinema alla sbarra. L’ultimo film di Paolo Virzì, Cinque secondi è finito in Tribunale a Firenze, al centro di un contenzioso giudiziario che si propone di bloccarne la distribuzione e un risarcimento danni.
Nel film c’è un personaggio, Matilde Guelfi Camaiani, liberamente tratto, stando alla produzione, a un personaggio realmente esistito, una contessa toscana.
Un erede della storica casta nobiliare toscana, Stefano Guelfi Camaiani, nipote della contessina Matilde Guelfi Camaiani, ha fatto causa alle due società che hanno prodotto e distribuito il film, la Greenboo Production srl, e la Indiana Production srl, perché ritiene sia stato violato il buon nome della famiglia, e soprattutto che non c’era nessun accordo per poter utilizzare il nome della zia e della famiglia: «Nel film la famiglia è rappresentata come nobile decaduta, coinvolta in vicende di dissesto finanziario, uso di droga, reati, suicidio e problemi psichiatrici». «Ci sono vari aspetti giudiziari su questa vicenda e al momento non posso dire niente di particolare, ma sono estremamente seccato per questa situazione perché mi ha dato molto fastidio», ha spiegato.
In sede cautelare, dunque, con un provvedimento d’urgenza, ha chiesto ai giudici fiorentini intanto di bloccare la diffusione del film per «la lesione del diritto alla propria identità personale e alla riservatezza della propria esistenza e storia anche familiare».
Nei giorni scorsi il giudice Carolina Dini, della prima sezione civile del Tribunale di Firenze, con un’ordinanza ha rigettato la richiesta, ma il processo proseguirà nel merito nelle prossime settimane.
Nelle future udienze i giudici fiorentini dovranno stabilire se il film ha violato i diritti dell’erede e se sussistono quindi i presupposti o meno per un risarcimento danni, oltre che decidere se bloccare la diffusione del film stesso in futuro. Al momento il primo round giudiziario è stato vinto dalle società che hanno prodotto e distribuito il film di Paolo Virzì perché, come detto, il giudice non ha concesso il blocco in sede cautelare: «Il film è presentato al pubblico come opera di finzione, frutto complessivo della creatività artistica degli autori, in modo esplicito, poi, nei titoli di coda del film compare il rituale cartello apposto in ogni opera di questo genere».
Qui l’ordinanza del giudice fa riferimento alla nota dicitura: «I fatti e i personaggi narrati e/o rappresentati in questo film sono assolutamente immaginari e frutto della fantasia degli autori. Qualsiasi riferimento a persone vissute o viventi e a fatti realmente accaduti è puramente casuale».
Per il Tribunale fiorentino non sembra quindi ricorrere il pericolo che la storia della famiglia narrata nel film venga percepita come vera dal pubblico, in quanto l’opera contiene ripetute avvertenze allo spettatore circa il fatto che si trova al cospetto di una finzione. «Non si ritengono pertanto sussistenti i requisiti per la concedibilità della tutela cautelare». Ma il procedimento giudiziario deve ancora proseguire affrontando il merito.