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 2026  febbraio 09 Lunedì calendario

Caporalato, controllo giudiziario per Foodinho srl: «Glovo sfrutta 40.000 ciclofattorini pagandoli 2,50 euro a consegna»

«Faccio il rider a partita Iva per Glovo, uso una bicicletta elettrica che ho acquistato io, ricevo in media 2 euro e 50 centesimi a consegna, con incrementi legati alla distanza o ai fine settimana, circa 10/15 consegne al giorno con punte anche di 20/25 percorrendo tra i 50 e 60 km., rimango collegato all’app per circa dodici ore al giorno generalmente dalle 10 alle 22, sono costantemente geolocalizzato con il Gps, se sono in ritardo Glovo mi chiama per sapere perché sono fermo o perché non sto consegnando: se potessi lascerei questo lavoro ma non ho ancora il permesso di soggiorno e non riesco a trovare un altro lavoro, pago 300 euro al mese per un posto letto nella stanza dove vivo con altre tre persone a 35 km. da Milano, spendo 200 euro al mese per prendere il treno, mando 300 euro al mese a mia madre in Pakistan». Decine di testimonianze così. E oggi Foodinho srl, la società che gestisce la piattaforma Glovo di consegna a domicilio di cibo, é stata messa in «controllo giudiziario» con procedura d’urgenza dalla Procura di Milano, secondo la quale «sfrutta la manodopera» (40.000 ciclofattorini in Italia e 2.000 solo nell’area di Milano) perché, «approfittando dello stato di bisogno dei riders» prevalentemente stranieri, li paga «fino all’81% meno della contrattazione collettiva e fino al 76% meno della soglia di povertà», parametrata (attorno ai 1.245 euro al mese per 13 mensilità) su indicatori come il reddito di cittadinanza, la cassa integrazione guadagni, la nuova assicurazione sociale per l’impiego, e l’indice di povertà Istat: retribuzione contrastante con l’articolo 36 della Costituzione, cioè «sicuramente non proporzionata né alla qualità né alla quantità del lavoro» e non in grado di «garantire una esistenza libera e dignitosa». 
Il controllo giudiziario, cioè la nomina di un amministratore giudiziario che per conto dei magistrati non sostituisce ma affianca gli organi gestori dell’azienda, viene disposto quando c’è da interrompere una situazione di ritenuta illegalità ma l’interruzione dell’attività imprenditoriale potrebbe comportare ripercussioni negative sui livelli occupazionali o compromettere il valore economico del gruppo. Sarà dunque ora l’amministratore giudiziario Andrea Adriano Romanò a dover bonificare il rispetto delle regole violate secondo la Procura, e regolarizzare i lavoratori impiegati sinora da Foodinho srl con «una politica di impresa che rinnega esplicitamente le esigenze di rispetto della legalità» teoricamente cristallizzate «nel modello organizzativo», invece «inidoneo a garantire che si verifichino situazioni di pesante sfruttamento lavorativo riconducibili alla fattispecie penale dell’articolo 603» (caporalato): «Situazioni anzi deliberatamente ricercate ed attuate», per le quali la società vede indagato come persona fisica l’amministratore unico spagnolo Oscar Pierre Miquel.
In Foodinho srl – società italiana da 255 milioni di fatturato annuo con clienti principali come Mcdonald’s, Burger King o Poke House, controllata da una società spagnola che fa capo a un gruppo tedesco riconducibile a fondi di investimento statunitensi, e ora indagata come società in base alla legge 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti per reati commessi dai vertici nell’interesse aziendale – l’intero ciclo di lavoro è mediato dall’app. L’accesso al lavoro, l’assegnazione dell’incarico, la tracciabilità dell’esecuzione e la contabilizzazione ai fini del compenso dipendono dall’infrastruttura digitale: il rider non determina in modo autonomo il processo produttivo, ma si rende disponibile tramite l’app e svolge una sequenza operativa standardizzata, tracciata e valutata dalla piattaforma, che governa l’allocazione del lavoro e incide sulla continuità delle occasioni di guadagno tramite parametri di performance (accettazione, puntualità, disponibilità).
L’inchiesta del pm Paolo Storari con i carabinieri del Nucleo Tutela Lavoro aggrega lo studio dell’architettura informatica di Glovo, le testimonianze di decine di ciclofattorini, le sei sentenze dell’ottobre 2023 con cui la Cassazione ha precisato la nozione di «salario minimo costituzionale» in base all’articolo 36 della Costituzione, la circolare ministeriale sui casi di applicazione «rimediale» della disciplina del lavoro subordinato, e le sentenze dei giudici del lavoro sulla eteroorganizzazione algoritmica della prestazione di lavoro subordinata. E su queste basi ritiene di concludere che, per una attività lavorativa con una disponibilità oraria media di 9/10 ore giornaliere per almeno sei giorni la settimana, la maggior parte dei riders riceva un reddito netto annuo sotto soglia di povertà per uno scostamento medio di circa 5.000 euro annui, con casi di scostamenti superiori anche a 12.000 euro annui.
Il volume potenziale dei lavoratori in gioco – 40.000 – nel caso di Glovo è enorme se solo si considera che sinora, a seguito di analoghe inchieste condotte in Procura a Milano dal pm Storari, 36 società hanno internalizzato 52.470 lavoratori (secondo i dati Inps) prima in balia di societá-serbatoio: esito ben più significativo del pur rilevante incasso per lo Stato, determinato dal fatto che collateralmente le aziende (soprattutto della logistica, della vigilanza privata e della grande distribuzione) abbiano inoltre saldato i propri conti con il Fisco per 1 miliardo e 72 milioni di euro.