Corriere della Sera, 9 febbraio 2026
Francesca Lollobrigida: «Il sorriso, l’oro e Tommaso, ora le mamme mi scrivono. Ma odio ghiaccio e freddo»
«Sono andata a letto con un mal di gambe pazzesco. Non ho chiuso occhio. All’alba hanno bussato alla porta: antidoping a sorpresa. A quel punto sono scesa dal letto e ho fatto un po’ di pressoterapia. L’allenamento a Rho, poi, un mezzo disastro. Ma va bene così. Sabato è stato un giorno perfetto».
La Lollo d’oro ha un filo di occhiaie e un sorriso grande come l’impresa che ha inanellato: 7,5 giri concentrici per stritolare, come una pitonessa, la concorrenza. Campionessa olimpica nei 3000 metri dello speed skating, con record olimpico (3’54”28), allo scoccare dei 35 anni. E poi c’è ancora qualcuno che pensa che le cose succedano per caso. «Non io!», esclama Francesca Lollobrigida con l’energia con cui ha travolto Norvegia e Canada, lasciando – ops – l’Olanda giù dal podio.
E pensare che, con i postumi del virus addosso e i risultati che stentavano, fino alla vigilia dei Giochi era stata una stagione orribile.
«Meglio così. Da grande favorita non l’avrei vissuta in modo così sereno. Sono entrata in pista cantando volare-o-o, ridevo. Non ho voluto guardare i tempi delle altre, salutavo i parenti in tribuna: avevo solo voglia di divertirmi. E mi sono fatta il più bel regalo di compleanno che potessi desiderare».
Papà Maurizio, l’ex rotellista che l’ha messa sulle lame lunghe, è arrivato al Villaggio olimpico con una torta: è riuscito a entrare?
«Al volo, il minimo indispensabile, ma ci tenevo a soffiare sulle candeline perché a mio figlio Tommaso piace un sacco. Poi ho fatto una riunione tecnica con il mio allenatore: giovedì ho i 5000 metri».
Tommaso è stato protagonista del dopo gara, delle interviste, della festa.
«È un bimbo scatenato: le interviste le ha fatte lui! A bordo pista è abituato a stare in braccio alle coreane, alle olandesi, alle canadesi. Non gli dispiace la vita d’albergo, è a suo agio negli aeroporti, a tre anni è già cittadino del mondo. L’ho allattato fino a 18 mesi, poi l’ho mandato al nido. È tornato a Ladispoli, con mio marito e la babysitter: non volevo privarlo del carnevale con gli amichetti. Voglio che viva una vita normale».
La sua, Francesca, adesso cambierà?
«Questo oro cambia me, non la mia vita. Mi appaga e porta il pattinaggio velocità sotto i riflettori. Ma sono realistica: l’attenzione finirà. L’impiantistica è solo a Baselga e Collalbo, siamo pochi atleti, non c’è bacino. L’Olimpiade in casa è la mia vetrina, il mio messaggio l’ho mandato. Vorrei che le ragazzine si appassionassero al mio sport. Mi scrivono le mamme, che hanno visto la gara con i figli e si sono riconosciute in me. Sono arrivata al cuore della gente, mi fa piacere».
Ha un sorriso che spacca, è estroversa: in tv ci andrebbe, a parlare di sport e altro, Francesca?
«Mi piacerebbe. I campioni della mia disciplina, da Anesi a Fabris agli atleti del Grande Nord, sono tendenzialmente chiusi, introversi. Io invece parlo anche con i muri. Sono una pattinatrice de Roma! Lo confesso: odio il ghiaccio, la neve, il freddo. Non ho mai voluto spostarmi da Casal de’ Pazzi, infatti. Oggi vivo a Ladispoli con mio marito Matteo e Tommi perché c’è il mare».
Le piace essere chiamata Lollo o Lollo è solo la mitica Gina Lollobrigida, sua prozia da parte di padre (il nonno paterno era uno dei fratelli dell’attrice)?
«Mi piace eccome! Se mi chiamano Francy nemmeno mi giro... Prima dei Giochi di Pechino non avevo mai coltivato il rapporto ma dopo le due medaglie si era fatta viva lei e ci siamo incontrate a Roma, a casa dei miei. Ho conosciuto una donna di grande carisma, straordinaria raccontatrice di aneddoti: aveva incontrato e frequentato per lavoro tutti! Le racconto questa: nel 2022 dovevo andare a cena da lei, però quel pomeriggio mi alleno all’Eur, cado e mi sfracello. Mi portano al pronto soccorso del San Camillo, arrivo e me la trovo là. Mi aspettava. L’ultima volta l’ho vista a Subiaco, al compleanno per i suoi 95 anni. Insomma, se mi chiami Lollo io sono contenta».
Ricevuto. È curiosa la scelta della maternità all’apice della carriera, Lollo.
«Era il momento giusto. Noi pattinatori passiamo in giro 250 giorni all’anno. Volevo tranquillità, stabilità, casa. Ho riunito marito e famiglia, perché sapevo che avrei avuto bisogno del loro aiuto come il pane: avere un figlio è stata una decisione collettiva. Non era scontato tornare a pattinare ad alto livello. I nonni sono stati fondamentali ma è stata la Federghiaccio, per prima, ad accogliere la mia pazza idea. Quello più scettico era il d.t. Marchetto: non aveva mai allenato una mamma. Ma è stato stupendo anche lui. Poi ho iniziato un protocollo alla Medicina dello Sport del Coni: mi hanno seguita benissimo. Spero invogli altre atlete: se ci sono riuscita io, può farcela chiunque. Non siamo sole. Ecco perché l’oro di Milano Cortina non è soltanto mio».
Lollobrigida, Wierer, Pellegrino, Paris, forse Fontana e Goggia. È l’Olimpiade dei lunghi addii, Francesca. Lei lascia con un graffio di gran classe sul ghiaccio. Ha realizzato tutti i suoi sogni?
«Con la giornata perfetta di sabato, si è chiuso un cerchio altrettanto perfetto. Me l’ero immaginata tante volte, questa Olimpiade, ma mai così bella. Alla vigilia ne parlavo con mio marito: al massimo becco il bronzo, gli avevo detto. Invece ho tirato fuori testa e anima, non so nemmeno io da dove. Sono una donna felice, con un ultimo desiderio...».
Lo condivida.
«Che il prossimo figlio sia una femminuccia».
Auguri Lollo, di cuore.