Corriere della Sera, 9 febbraio 2026
Thailandia, confermati i nazionalisti
La spinta alle riforme è stata soffocata dal bisogno di sicurezza. Già dalle prime proiezioni il partito conservatore del premier ad interim Anutin Charnvirakul è stato dato in netto vantaggio (finirà con 192 seggi). «Riconosciamo di non essere arrivati primi», ha ammesso il leader del Partito del Popolo, la formazione riformista che vuole ridurre il potere dei militari e realizzare una monarchia pienamente costituzionale. Appoggiata dalla gen Z protagonista delle proteste anti sistema, è la terza reincarnazione del movimento progressista dopo che i suoi due predecessori erano stati banditi. L’ultimo Kao Klai (Move forward) che nel 2023 era arrivato primo, ma i partiti tradizionali gli hanno impedito di formare un governo ed è poi stato sciolto a colpi di sentenze sulla base di accuse inconsistenti. Questa volta invece la formazione progressista, data in vantaggio nei sondaggi pre voto, è arrivata seconda, con 117 seggi, davanti ai populisti di Pheu Thai, macchina politica dell’ex premier Thaksin Shinawatra.
Il premier Anutin (in Thailandia si viene chiamati per nome) si avvia dunque verso la riconferma in questo voto anticipato indetto da lui stesso a metà dicembre quando ha sciolto la Camera dei rappresentanti per prevenire un imminente voto di sfiducia, durante un conflitto di confine con la Cambogia. Una mossa che sembra essere stata orchestrata dal leader conservatore per sfruttare l’ondata di nazionalismo che ha travolto il Paese nel mezzo delle tensioni militari. «Vi prometto che proteggerò la Thailandia a costo della mia vita» aveva annunciato. Una scommessa vincente.