Corriere della Sera, 9 febbraio 2026
Sabotaggi e treni in tilt, si indaga per terrorismo: «Un timer sugli ordigni»
Bottiglie piene di liquido accelerante, collegate a barrette infiammabili e polvere pirica. E timer a batteria per innescare il tutto e consentire agli autori di allontanarsi in tempo. Bombe incendiarie semplici ma efficaci, facilmente replicabili seguendo i tutorial che si possono consultare sulle piattaforme social. Simili a quelle che due anni fa hanno messo in ginocchio anche le ferrovie francesi prima delle Olimpiadi di Parigi. Una prima svolta nelle indagini delle Procure di Bologna e Pesaro sugli ordigni piazzati, fra le cinque e le otto di sabato mattina, su due linee strategiche del centro Italia, quella dell’Alta velocità che passa per Bologna e l’altra mista sull’Adriatica. Per chi indaga la pista è anarchica: per la tipologia di bomba artigianale utilizzata per neutralizzare i cavi di collegamento delle linee ferroviarie e nel secondo caso un sistema di scambi. E per le similitudini con atti analoghi portati a termine negli ultimi due anni. Come quelli nella zona di Firenze dove, come sabato, sono state prese di mira strutture facilmente raggiungibili, posizionate in spazi aperti lungo i binari, poco coperte dalla videosorveglianza, e comunque nelle prime ore della mattina. L’obiettivo non sarebbe stato quello di causare incidenti, ma di sabotare le tratte costringendo le Ferrovie a bloccare subito il traffico dei treni creando disagi ai viaggiatori. Come è accaduto.
A oggi manca la rivendicazione – che i gruppi anarchici posticipano pubblicando i messaggi sui siti internet di riferimento —, ma l’azione viene comunque collegata ai Giochi olimpici invernali.
La Procura di Bologna, come quella pesarese, indagherà per associazione con finalità di terrorismo e attentato ai trasporti: il procuratore capo Paolo Guido – che sta seguendo in prima persona l’indagine – ha affidato l’inchiesta al gruppo specializzato Terrorismo, coordinato dalla procuratrice aggiunta Morena Plazzi. Fondamentali per l’attribuzione del gesto saranno le analisi della polizia scientifica sui resti dei due ordigni esplosi, e soprattutto su quello che invece non ha funzionato ed è quindi integro. Sembra che non sia stato assemblato nel modo giusto, con un cavo collegato male al contatto elettrico.
La Digos di Bologna, che conduce le indagini con la Polfer e che ieri ha inviato una prima informativa ai pm, è in attesa delle risultanze tecniche su ciò che rimane della bomba rudimentale di Pesaro per capire – come appare probabile – se sia stata fabbricata dalla stessa mano. Difficile stabilire se l’autore sia anche quello degli ordigni in Francia del 2024. L’ipotesi è che ad agire sia stata tuttavia una cellula italiana, non per forza collegata al territorio emiliano o marchigiano, perché si ritiene che gli anarchici responsabili dei sabotaggi si siano mossi senza vincoli regionali, colpendo in un modo simile a quello dei movimenti transalpini. La vigilanza – tanto più che le Ferrovie sono sponsor strategico di Milano-Cortina 2026 – è stata ulteriormente rafforzata mentre il ministero dei Trasporti ha annunciato che «una volta individuati i responsabili» sarà presentata «richiesta di risarcimento dei danni milionari perpetrati» per i «sabotaggi sincronizzati alle linee ferroviarie che hanno causato ritardi e disagi a migliaia di passeggeri. È pronta un’azione decisa – aggiungono dal Mit – per mettere fine a simili azioni».