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 2026  febbraio 08 Domenica calendario

Tinto Brass: «Dopo la frana a Isola Farnese sono prigioniero in casa mia».

Un mese di isolamento: prima il masso che l’8 gennaio si è staccato dal costone lungo l’unica strada che dà accesso al borgo antico di Isola Farnese, poi la frana che ha isolato l’abitato, a parte una scala in ferro approntata per i residenti.
Tra loro c’è Tinto Brass, il maestro del cinema erotico italiano. Lui, l’autore di pellicole memorabili come “La Chiave” e “Miranda”, o di film di culto come “Il disco volante”, è sempre stato uno spirito libero. Ora vive recluso all’ombra del Castello Farnese, che dà il nome al borgo.
«La cosa che mi fa più rabbia? La docu-fiction sulla mia vita, che è stata interrotta quando si è staccato il masso. E poi i lavori, l’unica strada riaperta per pochi giorni, fino alla nuova frana. Sembra di essere tornati ai tempi del Covid», commenta sconsolato il regista, nato 92 anni fa a Milano.
«Ho scelto di vivere qui 50 anni fa, per la bellezza del posto, il suo fascino letterario. Ora io e mia moglie Caterina Varzi ci sentiamo prigionieri. Abitare nel borgo di Isola Farnese ha sempre comportato dei problemi: oggi hanno sistemato questa scala in ferro di 41 scalini. Ma da sempre bisognava già salirne altri 100 per accedere alla porta dell’abitato, dopo aver lasciato l’auto sull’unica strada dove è possibile parcheggiare», spiega il regista.
Una routine quotidiana che, se prima era gravosa, oggi è insostenibile per gli abitanti del borgo e soprattutto per il cineasta, vista l’età e gli inevitabili acciacchi.
«Faccio solo due esempi: giorni fa avevo bisogno di una bombola di ossigeno che pesa oltre 50 chili. Figuriamoci se potevo incaricarmene io! Ma anche per il personale che me l’ha consegnata è stato un compito immane doverla portare fino a casa. Stesso discorso per il riscaldamento: io e mia moglie abbiamo un impianto che va alimentato con il pellet. Anche lì farlo arrivare a destinazione è stata un’impresa. C’è mia moglie, che va a fare la spesa con un mio collaboratore. Ma di fatto viviamo in isolamento io, lei e un mio assistente.
Se dovesse succedermi qualcosa è possibile far atterrare l’elisoccorso, ma non è una condizione che ci lascia tranquilli. Non solo noi, ma tutti quelli che vivono nel borgo».

«Stanno cercando di aprire un’altra strada che passa attraverso il Parco di Veio, ma sarà accessibile solo in casi di emergenza, perché prima devono mettere in sicurezza un ponte. Ora abbiamo saputo che vorrebbero fare un tunnel, ma le notizie sono vaghe e non si capisce quali siano i tempi. Attualmente non c’è un accesso al borgo e la fatica è immensa, come si può immaginare. Da quello che vedo, c’è un continuo rimpallo di responsabilità tra soggetti pubblici e privati. E intanto il tempo passa», si sfoga il regista.
«Io ho problemi di deambulazione che ormai da tempo mi rendono molto difficile camminare», dice, rivolgendo un appello alle istituzioni per liberare lui e tutto il borgo dall’isolamento. La moglie di Brass, Caterina Varzì, assicura: «La Protezione civile e la Croce Rossa sono molto gentili e disponibili, ma questo non risolve i problemi di una quotidianità che non è una quotidianità normale».
Isola Farnese è un luogo che Tinto Brass porta nel cuore: «Potrei anche spostarmi da qui, fino a quando non riallacceranno la strada, ma non voglio. A parte i problemi di salute non lascio il borgo, che ho scelto come la mia casa oltre mezzo secolo fa», prosegue il regista, che a Isola Farnese ha girato nel 1976 uno dei suoi film, “Salon Kitty”.
«Qui ci vivevano tanti artisti, tra cui Philippe Leroy, poi mano a mano il borgo si è spento». L’unica cosa che non manca in questi giorni a Isola Farnese è il tempo.
«Questo isolamento forzato ha poco di letterario o romantico. Ma comunque mi tengo occupato. Insieme a mia moglie Caterina sto lavorando a un testo che avevamo pubblicato assieme, “Dna. Storia di T”. È un lavoro autobiografico che stiamo trattando per farne una trasposizione cinematografica. Tutto molto bello, ma speriamo davvero che si faccia qualcosa per tornare alla normalità»