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 2026  febbraio 08 Domenica calendario

Grande Occhio: videosorvegliati in tutto il mondo

Da Washington a Belgrado lo spazio pubblico è monitorato da tecnologie di sorveglianza di massa e controllo dell’ordine pubblico. Acquistate dai governi raccontandoli come strumenti che rendono le città più efficienti e sicure, di fatto ledono i diritti di chi scende in piazza e logorano la possibilità di organizzarsi e manifestare, in quello che Shoshana Zuboff ha definito “capitalismo della sorveglianza”. “A Londra non si può neanche scrivere più su un muro con la bomboletta “the queen is dead”, figuriamoci fare altro. Ogni centimetro della città è videosorvegliata dalla CCTV: una telecamera ogni dieci residenti” racconta un’attivista antifascista inglese. Le tecnologie di sorveglianza biometrica utilizzano caratteristiche fisiche per identificare le persone: tatuaggi, scansioni dell’iride, impronte digitali e confronto con banche dati del DNA. Alcuni software che rilevano i dati biometrici fisici possono funzionare su video o persino su immagini pubblicate sui social. La polizia degli Stati Uniti, dell’Ucraina e della Nuova Zelanda usa Clearview Al per identificare le persone attraverso una foto del volto. In Uk, hanno utilizzato le foto per identificare le impronte digitali. In diversi Paesi si usa il riconoscimento dell’andatura – gait recognition in inglese – tramite software che analizzano il modo di muoversi di una persona. Huang Yongzhen, amministratore delegato di Watrix, ha affermato che il sistema può identificare persone fino a una distanza di 50 metri, anche se di spalle o con il volto coperto. Altrove si reprime la mobilitazione con il suono, ascoltando, interferendo o disturbando. Tramite un’antenna, le forze dell’ordine possono intercettare i segnali dei telefoni cellulari e tracciarne la posizione, esaminare conversazioni non criptate, messaggi di testo e molto altro. Viene utilizzato negli Stati Uniti durante le proteste e nei campus universitari per tracciare i movimenti delle persone. Si chiama stingray ed è montato anche sui droni della polizia nell’Ue. C’è invece uno strumento repressivo che interrompe le comunicazioni wireless: il cosiddetto signal jamming può influire su Wi-Fi, reti di telefonia mobile, Bluetooth e GPS: emette segnali sulle stesse frequenze utilizzate dalla rete bersaglio, bloccando le comunicazioni. In Cina la polizia l’ha utilizzato contro le proteste a Jiangyou lo scorso agosto, quando un caso di bullismo nei confronti di una 14enne ha scatenato proteste nella piccola città del Sudovest. Il suono viene anche utilizzato dai governi polacchi e serbi tramite un dispositivo acustico a lungo raggio chiamato LRAD –- long range acoustic device – 450, che produce un rumore disturbante e destabilizzante con lo scopo di disperdere la folla. Come a Belgrado, lo scorso marzo, durante i 15 minuti di silenzio in memoria delle vittime del crollo nella stazione ferroviaria Novi Sad. Così si svuotano le piazze, mentre si raccolgono i dati di chi era presente tramite strumenti come il geofencing, acquistati dai governi con scopi di efficienza o sicurezza. La Svezia per esempio lo utilizza per condividere istantaneamente le norme del codice della strada sui telefoni delle persone. Però, con un mandato di perquisizione dei dispositivi, le forze dell’ordine estraggono i dati di localizzazione dalle app sul telefono o direttamente dalle aziende tecnologiche: così tracciano la posizione dei dispositivi, identificano gli utenti e gli account social. È stato usato contro le proteste per l’uccisione di Jacob Blake da parte della polizia nel Wisconsin.
Ci sono anche aziende che raccolgono informazioni sui manifestanti da fonti pubbliche. Si chiamano data brokers e vendono dati agli inserzionisti per “migliorare l’esperienza pubblicitaria”, ma anche alle forze dell’ordine. Aziende come Fog Data Science dispongono di informazioni sulla geolocalizzazione e l’orientamento politico di milioni di persone. Negli Usa, la polizia e l’ICE le usano regolarmente per profilare i manifestanti.