repubblica.it, 8 febbraio 2026
Negli Usa che censurano i libri, sparisce anche Gabriel García Márquez
La censura di libri in scuole e biblioteche americane ha colpito anche Gabo. Ci sono pure i romanzi di Gabriel García Márquez, autore di capolavori come Cent’anni di solitudine e L’amore ai tempi del colera, tra i 23mila titoli che negli ultimi cinque anni sono stati progressivamente cancellati dagli scaffali dei luoghi del sapere pubblico in alcuni Stati degli Usa perché “inappropriati”: Florida, Georgia, Oklahoma, Iowa, Kentucky, North Carolina, Texas, solo per fare alcuni esempi.
Tra gli altri latinoamericani vittime di censura ci sono anche Isabel Allende e Laura Esquivel. Sono gli ultimi nomi che saltano fuori dagli elenchi costantemente aggiornati da Pen America che da cinque anni monitora un’escalation di restrizioni nei confronti dei libri, soprattutto nelle biblioteche scolastiche: sono stati registrati circa 23 mila casi di limitazioni. Le misure vanno dal semplice ritiro temporaneo al divieto permanente, fino all’accesso limitato sotto condizioni particolari. Dalle distopie di Margaret Atwood a Shakespeare, da Toni Morrison a bestseller pop come Twilight di Stephenie Meyer. E ancora icone come Stephen King.
L’allarme lo ha lanciato l’associazione no profit che difende il diritto di parola degli autori in tutto il mondo: secondo il suo l’ultimo report i book bans hanno coinvolto 49 stati. Via dagli scaffali storie con protagonisti di colore (44 per cento dei casi) o queer (39 per cento). Vietati pure i romance se hanno riferimenti al sesso, anche non esplicito. Contro la censura è sceso in campo un esercito di donne: c’è la scrittrice Lauren Groff, autrice del bestseller Fato e Furia, due volte finalista al National Book Award, amatissima da Barack Obama, che in Florida – capitale dei book bans – ha aperto una libreria indipendente che vende, e soprattutto espone in primo piano, i libri banditi. “Alimentati da campagne che accusano falsamente di indottrinamento e danno da parte di think tank di estrema destra, organizzazioni “di base”, leader eletti e attivisti conservatori, i governi statali hanno promulgato 51 leggi e politiche con divieti diretti sull’istruzione con ripercussioni sulle aule e sulle biblioteche di tutto il Paese” scrive Pen nel report.
“In Texas i legislatori sono andati ancora oltre, attribuendo ai librai la responsabilità di vagliare i materiali prima di venderli alle scuole e ai bibliotecari quella di controllare le loro collezioni, richiedendo loro di applicare un sistema di classificazione basato su categorie vagamente definite, come ad esempio se un libro è sessualmente esplicito o sessualmente rilevante. La legge (la HB 900) è stata poi parzialmente annullata in tribunale, ma non prima che i dirigenti scolastici rimuovessero i libri nel tentativo di ottemperare al suo mandato impossibile”, si legge ancora.
Il fenomeno, però, non riguarda più solo le scuole. Nel 2024 l’American Library Association ha documentato 821 tentativi di censura in biblioteche pubbliche e universitarie che hanno coinvolto più di 2.400 titoli. La maggior parte delle contestazioni, circa il 72 per cento, proviene da gruppi organizzati, come Moms for Liberty, o istituzioni. I contenuti che più frequentemente finiscono nel mirino riguardano tematiche Lgbtq+, razziali, violenze sessuali ed educazione sessuale. Secondo Noticiero Univision, il telegiornale della rete televisiva statunitense Univision che si rivolge soprattutto al pubblico di lingua spagnola, nel 2025, diverse biblioteche federali, comprese quelle militari, hanno rivalutato o eliminato libri legati alla diversità. In molti casi, la censura non è palese: i titoli diventano difficili da reperire o vengono relegati in aree non accessibili al pubblico. Il processo si è intensificato a partire dal gennaio 2025, quando l’amministrazione Trump, come ha documentato Pen, ha firmato decreti per limitare le politiche di inclusione a livello federale, imponendo la revisione di programmi educativi e bibliotecari. In particolare, alcune biblioteche militari hanno registrato rimozioni di centinaia di titoli, inclusi testi su teoria critica della razza, femminismo e storia delle minoranze. Autori come Maya Angelou e Ibram X. Kendi sono spariti dai cataloghi.
L’American Library Association ha denunciato una violazione dei diritti garantiti dal Primo Emendamento. Le conseguenze sono tangibili, in particolare per le comunità rurali, dove biblioteche e bibliotecari subiscono pressioni e riduzioni di fondi. In risposta, associazioni come Pen Club America continuano a monitorare i ritiri, sostenendo autori, insegnanti e bibliotecari, e promuovendo ricorsi legali.