Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  febbraio 08 Domenica calendario

Tutti i segreti dell’uomo dei dazi: Epstein e Lutnick amici e soci

Il segretario al Commercio Howard Lutnick, architetto dei dazi dell’amministrazione Trump, ha mentito sui suoi rapporti con Jeffrey Epstein. Almeno questo si deduce dai documenti, che provano non solo l’amicizia e la frequentazione tra i due, ma anche affari condotti insieme. Magari niente di criminale, ma l’ennesima conferma di quanto il finanziare pedofilo fosse vicino non solo all’attuale capo della Casa Bianca, ma anche a persone chiave del suo governo.
In ottobre Lutnick aveva detto al New York Post che lui e la moglie Allison avevano tagliato tutti i ponti con Epstein nel 2005, dopo una visita nella sua casa di Manhattan: «Decisi che non sarei mai più stato nella stessa stanza con quella persona disgustosa». Leggendo ora i files pubblicati si capisce che non aveva detto la verità.
Nel 2011 Jeffrey e Howard, allora capo della compagnia finanziaria Cantor Fitzgerald, si erano scambiati mail per trovarsi a bere qualcosa insieme. L’anno dopo il futuro segretario al Commercio era stato invitato a pranzo il 24 dicembre nell’isola Little St. James, dove il finanziare pedofilo si intratteneva con le sue vittime. L’assistente di Epstein aveva poi mandato una mail a Lutnick scrivendo che «è stato bello vederti». Quattro giorni dopo, secondo la Cbs, i due firmarono i contratti per investire insieme nella Adfin, azienda che si occupava di tecnologia per la pubblicità. Undici giorni dopo Epstein inviò a Lutnick alcuni documenti sulle leggi che regolavano i casinò alle Virgin Islands. La corrispondenza era durata almeno fino al 2014, ossia circa dieci anni dopo il momento in cui il futuro segretario al Commercio aveva detto di aver tagliato i ponti col finanziare pedofilo.
Nel 2017, poi Epstein donò 50.000 dollari per finanziare una cena in onore di Lutnick. I due erano vicini di casa, perché Howard ne aveva acquistato una appartenuta a Jeffrey, a un passo dalla townhouse degli abusi. A questo proposito nel 2018, un anno prima della nuova incriminazione e della morte in carcere del pedofilo, gli aveva scritto di mobilitarsi per ostacolare l’espansione del museo Frick Collection, perché gli avrebbe oscurato vista e luce. Nulla di criminale, ma la conferma che Lutnick ha mentito e ha mantenuto un rapporto quasi fino alla fine.
Discorso simile per John Phelan, nominato da Trump come segretario della Marina, che aveva volato con Epstein almeno due volte tra una sponda e l’altra dell’Atlantico.
Queste connessioni forse spiegano perché i repubblicani sono preoccupati dalla richiesta di Bill e Hillary Clinton di rendere pubbliche e trasmettere in diretta le loro prossime audizioni in Congresso riguardo i rapporti con Jeffrey. I Clinton vogliono evitare che dichiarazioni rilasciate a porte chiuse vengano poi diffuse selettivamente dai repubblicani per imbarazzarli. Trump teme invece che possano rivelare informazioni pericolose per lui o i suoi amici.