corriere.it, 7 febbraio 2026
Michele Bravi: «Ero a Haiti senza connessione: ho saputo di essere stato preso a Sanremo tre giorni dopo. Vedo tutti fighissimi, io invece mi sento sempre inadeguato»
«È stata la prima volta che mia mamma nel gruppo WhatsApp di famiglia mi ha detto: finalmente una bella canzone». Ironico e disincantato, anche cinico (così si autodefinisce), Michele Bravi torna per la terza volta a Sanremo con Prima o poi, un brano in cui dà voce a un monologo interiore che si traduce in musica: una riflessione intima sul senso di inadeguatezza, dedicata a tutte le persone che, almeno una volta, si sono sentite fuori posto nel mondo. Lui fuori posto si sente tutti i giorni: «Io non riesco ad andare al Festival e pensarmi fighissimo. Guardo gli altri e mi sembra che facciano sempre fuochi d’artificio, organizzano tutto, sono sempre alla ricerca e in rincorsa di qualcosa».
Lui a Sanremo si è avvicinato «quasi con un sano menefreghismo». Per dire: ha saputo di essere stato scelto da Carlo Conti tre giorni dopo l’annuncio dei 30 cantanti in gara. Sembra difficile da credere. «Giuro, ero ad Haiti in un luogo sperduto nei boschi, non c’era nessun segnale e nessuna possibilità di raggiungerlo». E che viva in un suo mondo lo conferma poco dopo: «Ho scoperto l’altro giorno che in gara c’è anche Raf». Possibile? «Siamo 30, siamo tanti e lui alla foto ufficiale non c’era...». Per lui Sanremo è il luogo tragicomico per eccellenza, «un posto dove trovi sia il dramma sia la commedia, dove si affaccia il grottesco: dentro Sanremo c’è tutto».
Una delle strofe principali di Prima o poi era nata tre anni fa, «io ho il vizio di iniziare le cose e poi lasciarle lì: idee, bozze che sono embrioni di canzoni». Oggi ha preso forma in un senso che Michele Bravi definisce «cinematografico»: «L’idea che abbiamo della sofferenza è diversa da quella che poi viviamo veramente. Nell’idea c’è qualcosa di cinematografico, sembra tutto perfetto anche nel dolore, mentre quando ti ritrovi a vivere certi sentimenti diventa tutto più banale, più scheggiato, più rotto: la vita è storta rispetto a come la immaginiamo e raccontiamo. È bello tenersi questa caricatura della vita, ma bisogna sapere che quest’idea cozza con la verità della nostra esistenza che contiene una complessità di colori che nel mondo cinematografico di solito non c’è».
La vita è cinema ma anche politica con il caso dell’Eurovision: se vincesse Sanremo ci andrebbe nonostante la presenza di Israele? «Capisco le motivazioni di chi non ci vuole andare. Ma in questo momento in me prevale l’idea opposta: Eurovision è una competizione musicale, chi partecipa rappresenta una cultura musicale, non una cultura politica. Io ho un mio pensiero molto nitido e molto netto sulla questione palestinese, ma sono completamente contrario a ogni cultura della cancellazione. Adesso è così, mi riservo però di cambiare idea se arrivasse davvero il momento in cui devo prendere una decisione».
Nella serata dei duetti Bravi sarà sul palco con Fiorella Mannoia («volevo un’amica vera») per omaggiare Ornella Vanoni («non ci siamo mai incontrati, la conosco dai racconti di Fiorella»). La regia del videoclip di Prima o poi invece è firmata da Ilenia Pastorelli: «E pensare che ha detto no a Jay-Z e sì a me: ma semplicemente perché non sapeva chi fosse Jay-Z».