Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  febbraio 08 Domenica calendario

Il trionfo nella velocità della pattinatrice Francesca Lollobrigida

Subito dopo la Gina, c’è la diva Lollo della pista lunga. «Io credo che la prozia sarebbe fiera di me. Ora Lollobrigida non è famosa solo a Hollywood ma anche nello sport: ho dato il mio contributo a un cognome conosciuto in tutto il mondo».
Ghiaccio, amore e fantasia è il titolo di questo film che si gira a Rho, in un capannone inospitale della fiera ribattezzato Milano Ice Park. Francesca Lollobrigida da Frascati, cappuccio azzurro e unghie verdi, conficca la lama nei 3000 metri di cui a Pechino era stata argento. Quattro anni e un bel bimbetto vispo di nome Tommaso dopo, non le basta più. Nel giorno del suo 35° compleanno la Lollo ingaggia il duello più serrato della serie con la canadese Valerie Maltais, che rimane in testa fino al quinto giro e poi incassa l’irresistibile rimonta dell’azzurra in questo gioco di anelli concentrici sempre più frenetici, stringendo i denti per non soccombere all’acido lattico. «Ci siamo spinte a dare il meglio a vicenda – racconta la neo campionessa olimpica —, in Canada e Olanda il bacino di pattinatrici è larghissimo, in Italia ci sono solo io: in avvicinamento all’Olimpiade ho avuto un virus per cui ho temuto di dover rinunciare a tutto».
Un passo indietro, nel flusso di parole di Francesca che ha molto da dire e non vorrebbe mollarci più, è necessario. Al culmine della carriera di speed skater, con due medaglie sotto i pattini (a Pechino 2022 è arrivato anche il bronzo nella mass start), ha sterzato verso la maternità. La Federghiaccio l’ha sostenuta con un programma ad hoc (applausi), il d.t. della velocità Maurizio Marchetto si è messo a disposizione: «Cosa ti serve, mi ha chiesto? Come vuoi muoverti? Mi hanno dato carta bianca e io ho ritrovato la voglia di ributtarmi nella mischia». Francesca ha allattato Tommaso fino a 18 mesi («Non ho pensato all’atleta, l’ho fatto per mio figlio»), con il marito ex pattinatore Matteo Angeletti ha messo su una squadra da battaglia: «Mia sorella Giulia dopo il parto è stata la mia compagna di allenamenti. Quando Tommaso aveva tre mesi, abbiamo caricato la macchina e da Roma siamo partite per un raduno a Livigno. Se non avessi potuto contare sull’aiuto di tante persone, in Federazione e in famiglia, questo oro non sarebbe mai arrivato».
Da mamma, ha vinto le medaglie più belle. L’oro mondiale nei 5000, la meravigliosa pattinata sciolta e felice di ieri all’Olimpiade milanese, distanziando di 2”65 la Maltais finita sul terzo gradino del podio. Tra lei e la Lollo si è infilata come un fuso la norvegese Ragne Wiklund, capace di reggere il ritmo di Francesca fino agli 800 metri e poi argento, sbriciolata dalla mamma volante. Sì, certo, a questo punto della storia è doveroso citare la leggendaria Fanny Blankers-Koen, quattro ori olimpici nell’atletica ai Giochi di Londra ‘48, con due bambini che l’aspettavano a casa, in Olanda. Ma la Lollo è la Lollo, un fenomeno solo nostro: è la donna che prima scolpisce l’impresa d’oro e poi sconvolge il protocollo mettendosi a correre per i corridoi della Fiera, inseguita da addetti al protocollo e volontari. «Dov’è?» chiede dietro ogni angolo. Ed eccolo, baby Tommaso. «Mi hanno detto che non poteva entrare in pista. Volevo portarlo con me sul podio ma non si può... È ora di cambiarlo, questo regolamento olimpico!» ride forte all’imbrunire di un sabato da leonessa, pieno di sorrisi, gioia e piccoli grandi messaggi: «Con Tommi ho riscoperto me stessa, come donna e come atleta. No, non credo che questo oro mi allungherà la carriera ma a questi Giochi era importante esserci per dimostrare a mio figlio che la mamma è forte, e può vincere l’Olimpiade davanti a lui».
Nata a Frascati perché la madre si fidava di un’ostetrica dei Castelli, romana di Colli Aniene, vent’anni fa Francesca trovò fuori da scuola papà Maurizio, plurititolato nel pattinaggio a rotelle: «Appena uscita dal liceo classico Aristofane del Tufello, mi mise in macchina e si diresse verso Baselga di Pinè, in Trentino, l’unico posto in Italia dove ci si può allenare sul ghiaccio. Sette ore di viaggio che sarebbero diventate un’abitudine». Dalle lame lunghe dello speed skating non è più scesa. Lo farà a fine Giochi, pacificata: «Sono una moglie, sono una mamma, non posso essere per sempre un’atleta. Voglio pensare alla famiglia».