Corriere della Sera, 8 febbraio 2026
L’OMS post-Covid ha molti difetti, ma va riformata e non picconata
Gli Usa hanno formalizzato la loro uscita dalla Organizzazione Mondiale della Sanità, accusata di gravi inadempienze in occasione della pandemia Covid, di mancanza di indipendenza dalla Cina e di rifiuto di attuare le riforme necessarie. Molte delle critiche sono condivisibili: la gestione della pandemia del 2020 è stata gravemente inadeguata, così come la mancata adozione di riforme strutturali e l’incapacità dell’organizzazione di dimostrare indipendenza. Su parecchi di questi punti molti hanno espresso giudizi fortemente negativi e che l’Oms sia in parte diventato un carrozzone con tempi di reazione inaccettabili, soggetto a pressioni politiche, è una opinione largamente diffusa. Tuttavia, resta una struttura di riferimento fondamentale e insostituibile della Sanità mondiale. Picconarla in tipico stile trumpiano, peraltro avendo come ministro della Salute Robert Kennedy jr., è un grave danno per l’America e per tutto il mondo. Nessuno discute che l’Oms vada riformata, ma abbatterla è una follia. Non esiste un’altra organizzazione al mondo che monitori la salute globale e che segua gli andamenti epidemiologici dall’Africa all’Asia. Malgrado i suoi ritardi e le sue inefficienze l’Oms ha rappresentato il punto di riferimento durante tutte le emergenze sanitarie, anche per i professionisti che ovunque fanno riferimento ai suoi documenti e alle sue decisioni. Nel nuovo scenario di Trump tutti gli organismi nati nel secondo dopoguerra, dall’Onu all’Oms, sono da cancellare per un nuovo ordine mondiale che rispecchi la sua visione, ma i virus e le infezioni se ne fregano di quello che pensa il presidente Usa. Salviamo l’Oms riformandola, l’Italia può avere un ruolo attivo, il nostro Paese può affermare e promuovere le proprie competenze contribuendo alla rinascita e al rinnovamento di una istituzione che ha colpe ma non va cancellata, anzi, va salvata da sé stessa e dalle politiche trumpiane.