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 2026  febbraio 08 Domenica calendario

Cuore da trapiantare rovinato per un errore

Un cuore che non arriva mai a battere e un errore che sgretola due speranze. È una storia dal sapore amaro, una favola senza lieto fine, quella che emerge dalle inchieste aperte tra Napoli e Bolzano dopo il mancato trapianto di cuore a un bambino napoletano di due anni, ricoverato all’ospedale Monaldi. È il 23 dicembre scorso, antivigilia di Natale. Dalla banca dati nazionale arriva la notizia tanto attesa: c’è un cuore disponibile. Proviene dall’Alto Adige, donato da un bambino di quattro anni morto pochi giorni prima in un incidente in Val Venosta. Per il piccolo paziente del Monaldi, affetto da una grave cardiomiopatia sin dai primi mesi di vita, si apre finalmente la prospettiva di una nuova esistenza. L’équipe è pronta, la sala ope-ratoria allestita, i genitori attendono fuori. Ma quando l’organo arriva in ospedale, la speranza si trasforma in choc. All’interno della borsa di trasporto, invece del ghiaccio normalmente utilizzato per la conser-vazione, i medici trovano ghiaccio secco, anidride carbonica allo stato solido. Il contatto è devastante: il cuore risulta irrimediabilmente danneggiato, «brucia-to» dal freddo estremo. Ogni tentativo di recupero si rivela inutile. Il trapianto salta, lasciando il bambino ancora in terapia intensiva e i genitori nella disperazione.
Ora la vicenda è al centro di tre inchieste. Le procure di Napoli e Bolzano indagano per chiarire dove e come si sia verificata la negligenza, mentre il Monaldi ha avviato un’indagine amministrativa interna. L’ipotesi più accreditata è che l’errore sia stato commesso da un addetto coinvolto nella fase di preparazione e trasporto dell’organo, dopo l’individuazione del donatore compatibile. Sulle responsabilità è intervenuta l’Azienda sanitaria dell’Alto Adige, precisando che le procedure di donazione e trapianto sono regolate da protocolli rigorosi e che la competenza per il prelievo, la corretta conservazione e il trapianto ricade sull’équipe del centro ricevente. L’Asl ha comunque assicurato piena collaborazione alle autorità. La vicenda si intreccia anche con un altro fascicolo aperto a Bolzano sulla morte del piccolo donatore, deceduto il 15 dicembre mentre nuotava in una piscina comunale. La madre del bambino altoatesino – dopo iniziali resistenze – aveva accettato di donare il cuore del figlio morto in circostanze tragiche, come per ridargli una seconda vita. Dopo aver appreso la notizia del trapianto fallito, la donna è apparsa particolarmente provata. Intanto, al di là delle indagini e dell’accertamento delle responsabilità su cui stanno lavorando le procure, resta l’urgenza più grande: trovare un nuovo cuore per il bambino di Napoli.