Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  febbraio 08 Domenica calendario

Le minuscole e la sindrome dell’uomo arrogante

Nel libro Kairós di Jenny Erpenbeck, una storia di amore e distruzione ambientata prima e dopo la caduta del Muro di Berlino, lo scrittore Hans scrive alla propria amante-ragazzina lettere di sole minuscole. Chiunque abbia avvicinato il tedesco sa che una delle prime regole che si imparano è che tutti i sostantivi vanno rigorosamente in maiuscolo. Ma è nell’occhio per dettagli come questo che si mostra l’intuizione dei grandi scrittori (ed Erpenbeck lo è): Hans con il suo compiaciuto disprezzo per la grammatica si rivelerà un abusatore. Tra le cose che più colpiscono nel caso Epstein – a parte la mole di mail che mandava – è una trascuratezza esibita e priva di vergogna, una sgrammaticatura sistemica di chi non ha tempo e pazienza per sottomettersi alle regole, quanto più erano potenti i suoi interlocutori. Lo storico Niall Ferguson ha detto che oggi chi rispetta l’inglese si sente vendicato, scherzando che «un beneficio minore dello scandalo Epstein è che l’abitudine di scrivere senza le lettere capitali sarà finalmente visto per quello che è: un segno di turpitudine morale». Qualche linguista ha osservato che scrivere con trasandatezza a persone autorevoli (com’erano gli interlocutori di Epstein: principi, rettori, ex presidenti) è un segno d’arroganza, mettersi sopra di loro, dominarli psicologicamente, perché solo i sottomessi, solo chi non vuol fare brutta figura rilegge e cura ciò che ha composto. Si potrebbe però, più semplicemente, dire con George Orwell che «la sciatteria del nostro linguaggio rende più facile avere pensieri sciocchi». È più difficile scrivere certi stupidaggini iniziando una mail con rispetto, magari «gentile presidente». E si può anche notare quanto parli male dal palco una certa élite di Davos, che avventurandosi in sintesi dei problemi del mondo non è capace di articolare o sfumare il discorso. C’è di più dietro a questa esibita povertà di parola dei nuovi potenti. Ma per restare sul pratico, è sempre bene guardarsi da chi si maschera dietro le minuscole.