Corriere della Sera, 8 febbraio 2026
Tensioni in Puglia, arriva una pioggia di ricorsi in consiglio
Pioggia di ricorsi era annunciata, pioggia è stata. Le elezioni regionali in Puglia – per la terza volta consecutiva dopo i casi del 2015 e del 2020 – si concludono con una coda giudiziaria. Domani scadono i termini per rivolgersi ai giudici: tra quelli presentati e l’ultimo in arrivo, in tutto saranno cinque i ricorsi depositati al Tar di Bari per correggere i risultati. È l’effetto di una legge elettorale assai complicata, soprattutto nella parte in cui determina l’assegnazione dei seggi ai partiti.
Siamo all’ultima fase di un tormentato percorso, cominciato nella scorsa estate, quando Antonio Decaro, per candidarsi a presidente, pose la condizione di non vedere in lista i predecessori Nichi Vendola e Michele Emiliano. Vi riuscì in parte e ottenne il passo indietro solo del secondo, in cambio della promessa di nominarlo assessore.
È andata diversamente, tre settimane fa Emiliano è stato tenuto fuori dalla giunta e nominato solo consulente giuridico del presidente (incarico non ancora operativo, in attesa del via libera del Csm, cui il magistrato Emiliano ha comunicato il rientro in servizio). Tra le complicazioni va citata anche la lunga attesa della proclamazione degli eletti, arrivata a distanza di 50 giorni dal voto, a causa dei pasticci nelle operazioni di scrutinio e dell’accurato controllo successivo svolto dagli uffici circoscrizionali dei tribunali.
Ora si aspettano le decisioni del Tar. A differenza del 2020, quando i ricorsi riuscirono a modificare la composizione del Consiglio e togliere due seggi alla maggioranza di Emiliano, questa volta Decaro non corre rischi. Tre dei ricorsi puntano a modificare il risultato all’interno della stessa lista, togliendo un seggio a una circoscrizione per assegnarla a un’altra, ma sempre all’interno dello stesso partito. La questione ruota attorno a una norma di salvaguardia che, nella prospettiva di tutelare le ragioni delle circoscrizioni più piccole, finisce per premiarle oltre misura.
Un altro ricorso è stato presentato dalla lista di Avs, esclusa dal riparto dei seggi per non aver superato la soglia di sbarramento del 4 per cento. La legge chiede che il calcolo vada eseguito non sul totale delle liste ma sulla somma dei voti dei candidati presidenti (il che rende più difficile superare l’asticella). Se il ricorso venisse accolto, ma i precedenti non fanno ben sperare, Vendola entrerebbe in Consiglio. L’ultimo ricorso riguarda il premio di maggioranza. Decaro può contare su 29 consiglieri, ossia il 58% dei seggi disponibili. Ma nelle urne ha ottenuto il 64% dei consensi: più dei seggi ottenuti.