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 2026  febbraio 08 Domenica calendario

È scontro sui giudici della Corte. FdI: votano no. La replica: illazioni

Il più duro è Galeazzo Bignami, uomo di punta di FdI, spesso incaricato di alzare il tiro polemico: «Tra i giudici della Cassazione che hanno deciso di cambiare il quesito del referendum ci sono Alfredo Guardiano, che modererà un convegno a Napoli sulle ragioni del No, e Donatella Ferranti ex deputata Pd e presidente della commissione Giustizia fino al 2018. È la prova che per rendere indipendente e terza la magistratura bisogna votare sì». Ma è diretto anche il forzista Enrico Costa che adombra lo stesso sospetto: «Non è naturale fare contestualmente propaganda attiva per il No, moderando un evento di cui già girano le locandine, e deliberare in Cassazione su istanza dei sostenitori del No. Questo sarebbe un giudice terzo e imparziale?». E puntano il dito i penalisti che, con il presidente del comitato per il Sì Francesco Petrelli, definiscono «grave e preoccupante che nell’elenco dei giudici che hanno assunto questa decisione ci sia chi partecipa attivamente alle manifestazioni per il No». Si schiera in difesa di Guardiano l’opposizione: «Questa è una vergognosa lista di proscrizione». E fanno quadrato i magistrati. È il nuovo casus belli tra maggioranza e toghe.
L’Anm parla di «dichiarazioni inaccettabili e lesive della immagine e del ruolo della Corte di Cassazione». Il primo presidente della Corte di Cassazione, Pasquale D’Ascola, con una nota avverte: «Non sono tollerabili illazioni sul piano personale nei confronti dei giudici, che si risolvono in una delegittimazione della funzione giurisdizionale. Ciò è ancora più grave nei riguardi del collegio dell’Ufficio centrale per il referendum, la cui composizione è predeterminata dalla legge». Guardiano stesso risponde ai politici di maggioranza: «Costa mi ha additato al mondo come un giudice imparziale e terzo e per un giudice non c’è nulla di più grave». Per Maurizio Gasparri (FI) «una minaccia di querela» di fronte alla quale rispondere: «Chiederò un’ispezione sull’operato di Guardiano che si autocertifica imparziale, ma del quale non dimentichiamo le frasi denigratorie verso Forza Italia, Berlusconi e le proposte del centrodestra».
La decisione della Cassazione alla quale ha contribuito Guardiano è quella che, due giorni fa, ha ammesso il quesito proposto dal comitato dei «Volenterosi» che sostiene il No, sostituendo quello precedente del governo. E non ha provocato un rinvio della consultazione referendaria, considerato uno degli obiettivi dei proponenti.
Tuttavia Bignami per primo agita il suo sospetto. «La decisione della Cassazione conferma che la riforma della giustizia è una necessità», dice a proposito dell’impegno di Guardiano per il No. I parlamentari del Pd dichiarano in forze in difesa del giudice e contro gli avversari. «Le parole di Bignami – è l’allarme di Chiara Braga, capogruppo dem alla Camera – sono l’ennesima dimostrazione della strategia della maggioranza che vuole portare al voto gli italiani alimentando un clima di delegittimazione e scontro istituzionale». Per Francesco Boccia «le affermazioni di Bignami non sono una scivolata ma la prova di una cultura politica che considera lo Stato di diritto un ostacolo e la magistratura un bersaglio». Quella di Bignami è, per Federico Fornaro, «una inaccettabile lista di proscrizione», e per Debora Serracchiani «prepotenza istituzionale». E la senatrice Valeria Valente lancia la controffensiva: «Loro vogliono un altro assetto dello Stato di diritto fondato sull’esecutivo. Per fermarli bisogna votare no». Parole simili a quelle di Angelo Bonelli, di Avs: «La destra sta alzando il livello della tensione. Fermiamoli con il No».
Il capogruppo di FdI non sembra impensierito: «Dicono “Bignami camicia nera”, “Meloni prenda le distanze da Bignami”. Tanti attacchi significano solo che ho colpito nel segno».