Corriere della Sera, 8 febbraio 2026
Sabrina Impacciatore: «una sfida con il corpo ma per fortuna c’era la mamma»
Sabrina Impacciatore ha passato il giorno dopo la sua sorprendente performance alla cerimonia d’apertura dell’Olimpiade in aeroporto. Ed è in uno scalo tra un volo e l’altro, che risponde. «Non so neanche dove mi trovo», ammette. «Ho dormito un’ora e non dormivo da una settimana. Sto tornando negli Stati Uniti con ancora con le trecce d’oro e d’argento tra i capelli».
Come è stato esibirsi di fronte a tutta quella gente?
«Sto cercando di elaborare, ero in trance. Il mio numero è andato un po’ in ritardo, nel camerino ero in fibrillazione. Ricordo solo tutte le preghiere e tutti quelli a cui le ho fatte: per sicurezza mi sono rivolta a varie entità».
Sul palco non solo ha recitato. Ha corso, ha ballato...
«È stata una sfida col mio corpo. Mi ero anche infortunata sul set la scorsa settimana quindi ero ulteriormente in ansia. Arrivata a Milano non stavo neanche in piedi».
E una volta sul palco?
«L’immagine di tutta quella gente era potentissima, il cuore ha iniziato a battermi così forte che ho detto: adesso uscirà dal petto e si vedrà. È difficile da spiegare, senti anche una solitudine assoluta: hai a che fare con la più grande paura che è la paura di fallire, di non essere all’altezza... e puoi contare solo su di te».
Mentre parla la voce si spezza. Si è commossa?
«Sì, sono stanca e mi capita di più. Mi sono commossa perché lì ho sentito il calore dei 26 ballerini in scena con me, ragazzi che ho amato, con cui ho parlato tanto. Volevo comunicare loro l’importanza di veicolare un messaggio d’amore di cui adesso il mondo ha così tanto bisogno».
Sul palco esprimeva emozione e molta gioia. Era così?
«Ho provato una gioia profonda per la possibilità di esprimere quello che sento, che è che è legato al senso della vita, per me. Volevo raccontare un viaggio: il mio personaggio parte sola, non ha amici, è isolata e insicura. Ma passa dalla solitudine all’appartenenza, dall’insicurezza all’empowerment. È un viaggio verso la libertà: se decido di prendere il controllo decido anche di essere libera. Libera di essere me stessa e di accogliere gli altri».
Ha voluto con lei sua mamma. Cosa le ha detto?
«È la mia stella polare. Alle prove avevo un terrore che non si può definire: pensavo che questa performance avrebbe segnato la fine del mio momento magico, immaginavo una caduta colossale, in mondovisione. Questo fino a quando ho visto lei che piangeva in modo irrefrenabile. Ripeteva: è bellissimo».
Una gioia nella gioia, no?
«Sì, poi è molto obiettiva. È stato divertente quando le ho fatto vedere una prova di trucco e capelli e le ho chiesto che ne pensasse: non voleva offendere nessuno, ma è rimasta tipo statua di sale, emetteva solo delle vocali. Ho capito che dovevamo cambiare».
Ha già letto i commenti?
«Non riuscirò mai a rispondere a tutti... Mi hanno chiamato le mie agenti americane, solitamente serie e professionali. Urlavano. Dicevano: «Sabrina, qui è esplosa una bomba. Adesso andremo a Broadway!». E i colleghi di The Paper (serie Sky di cui Impacciatore è protagonista, ndr.), con la troupe, hanno seguito assieme l’esibizione».
La sua posizione su Ghali dopo le polemiche?
«Il mio cuore è con Ghali, con la famiglia di Ghali e con quello che Ghali rappresenta. Sono solidale con lui e mi sento profondamente orgogliosa che sia cittadino italiano. Siamo tutti figli dello stesso Dio. Sogno un mondo così, perché con le differenze, le discriminazioni e la mancanza di rispetto, il nostro si sta ammalando in maniera gravissima. Dobbiamo creare degli anticorpi: è ciò che dà senso alla mia vita e alla mia arte».