Corriere della Sera, 8 febbraio 2026
Ghali, nuove polemiche. E lui attacca sui social
Mai nominato dal telecronista (quel Paolo Petrecca che ora tutti conoscono), mai inquadrato in primo piano. Alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi Ghali c’è stato ma era come se non ci fosse, confuso tra i ballerini del corpo di danza: il rapper invisibile, da protagonista a cameo senza nemmeno una citazione di ringraziamento. Presente ma assente. Chi non sapeva che anche lui avrebbe avuto un ruolo di primo piano se l’è perso.
E che più di qualcosa sia andato storto non è solo il rumore della politica e dei social a dirlo, ma per primo proprio lui, il protagonista ripreso sempre in campo largo, un puntino tra i tanti: «Pace? Armonia? Umanità? Non ho sentito niente di tutto questo, ma l’ho sentito attraverso i vostri messaggi. Le persone sono ciò che conta davvero e, in un momento di così tanto odio, vi prego di non giocare il loro gioco e di rispondere sempre come vorremmo che il mondo fosse. “Ci sono cose da non fare mai”». Così ha scritto Ghali su Instagram ricordando le parole di Promemoria, la poesia di Gianni Rodari che ha portato sul palco di San Siro. Il clima era teso già da giorni, molti avevano avuto da ridire sulla scelta di un artista che non sempre è coerente (certe pubblicità per marchi globali cozzano con l’impegno a sinistra), ma a cui non piace farsi ingabbiare, che non ha paura di dire quello che pensa, come aveva fatto a Sanremo sulla questione palestinese con quel suo appello («stop al genocidio») lanciato in diretta tv che aveva provocato la reazione dell’ambasciatore di Israele in Italia («diffonde odio e provocazioni in modo superficiale e irresponsabile»). E poi senza dirlo, molti pensavano: italiano sì, ma di origini tunisine. Come uno stigma.
Il giorno prima della cerimonia di inaugurazione, Ghali aveva pubblicato una lunga lettera sui social denunciando di sentirsi limitato nella propria libertà di partecipazione: «So quando una voce viene accettata. So quando viene corretta. So quando diventa di troppo». In particolare erano state due le frasi che avevano acceso la polemica: «So anche perché non ho più potuto cantare l’Inno d’Italia» (che infatti è stato affidato a Laura Pausini) e «so che una lingua all’ultimo era di troppo». Alle tre previste – italiano, francese e inglese – Ghali aveva infatti proposto di aggiungere quella araba per rendere ancora più universale il Promemoria sulle cose da fare ogni giorno e ogni notte e soprattutto su quelle – la guerra – da non fare mai.
La telecronaca del direttore di RaiSport Paolo Petrecca ha fatto il resto. Perché al netto di tutti gli errori, strafalcioni e gaffe che ha messo in piedi – «stranamente» hanno notato molti – si è dimenticato di nominare proprio Ghali, quando invece prima aveva citato tutti i protagonisti della serata, magari anche sbagliandoli.