Corriere della Sera, 8 febbraio 2026
Trump e i fischi per Vance a San Siro: «Sono sorpreso, qui non succede»
I fischi di San Siro al vicepresidente americano JD Vance? Sorprendenti, per Donald Trump. O forse no. Sono come sempre piuttosto confuse le reazioni del capo della Casa Bianca, quando si tratta di commentare eventi «off the cuff», improvvisamente e senza preavviso.
A bordo dell’Air Force One, un giornalista del pool che lo segue in permanenza ha chiesto al presidente cosa pensasse dei «boo» che hanno accolto il suo vice durante la cerimonia d’inaugurazione di Milano Cortina 2026, quando il suo volto è apparso sui megaschermi dello stadio. «È vero? È sorprendente, perché lui piace alla gente», è stata l’immediata risposta di Trump. Poi, come ripensandoci, ha continuato: «Ma voglio dire, in tutta onestà, si trova in un Paese straniero. Non viene fischiato in questo Paese». Come dire che in Italia ci può stare, ma in America è un’altra storia.
Il che non è esattamente vero. Vance è stato fischiato in patria in molteplici occasioni, dalle contestazioni nel marzo scorso mentre era in vacanza in Vermont con la famiglia a quelle al Kennedy Center e a Union Station a Washington ad agosto. In generale, il livello di popolarità dell’amministrazione Trump-Vance non è mai stato così basso. Secondo il più recente sondaggio del Pew Research Center, il tasso di approvazione è sceso al 37%, dal già infimo 40% dello scorso autunno. La metà degli americani pensa che le azioni della Casa Bianca siano state peggiori delle attese e soltanto il 21% è convinto del contrario. Ma stando sulla contraddittoria risposta data a proposito dei fischi a Vance, la campionatura del Pew svela anche altre cose. Oltre il 50% degli intervistati pensa infatti che Trump non possegga in tutto o in parte la salute mentale e fisica richieste dal suo lavoro. Mentre il 59% non crede che rispetti i valori democratici del Paese. I dubbi sulla condizione mentale e fisica del presidente si fanno strada anche tra i repubblicani: in un anno quelli convinti che Trump abbia tutte le rotelle al loro posto sono scesi dal 75% al 66%.
Volto arcigno del trumpismo, a suo agio nel ruolo di molosso feroce, si tratti della Nato, dell’Europa decadente o della difesa dei metodi brutali e sanguinari dell’Ice, Vance era arrivato a Milano giovedì scorso con moglie e figli, stabilendo il suo quartier generale all’Hotel Gallia trasformato in fortezza. Scortato da un corteo di 45 automezzi e protetto da 300 agenti, lo stesso giorno era andato all’Arena Santa Giulia, dove aveva visto la nazionale femminile Usa di hockey travolgere la Cechia. Venerdì, dopo l’incontro in mattinata con Giorgia Meloni, un salto all’Unipol Forum di Assago per qualche ora di pattinaggio artistico, prima della cerimonia di apertura.
Il suo arrivo a San Siro era stato preceduto dalle proteste di strada contro la presenza in Italia degli agenti dell’Ice, incaricati della sicurezza sua e della delegazione americana. Allo stadio si era seduto sorridente in tribuna, accanto a Mattarella, prima che lo bombardassero di fischi. Viene in mente di dire: chi la fa l’aspetti.