Corriere della Sera, 8 febbraio 2026
Le analogie con i blitz degli anarchici francesi. Caccia alle tracce sulla bomba inesplosa
Ad impressionare sono le analogie. Al punto da far pensare alla stessa mano, oppure ad allievi che hanno imparato la lezione alla perfezione. Era il 26 luglio di due anni fa, le Olimpiadi di Parigi stavano per iniziare, quando una serie di incendi dolosi e attentati alle infrastrutture critiche di tre linee ferroviarie, compresa l’Alta velocità (Tgv), misero in ginocchio i trasporti francesi, con oltre 800 mila passeggeri lasciati a piedi. Ieri, a Bologna come a Pesaro, il copione seguito è stato il medesimo, anche se le conseguenze sono state meno gravi. Ma non vuol dire che non fosse un effetto voluto. Perché fra le piste seguite dopo gli atti di sabotaggio di ieri, c’è anche quella di un gesto dimostrativo, più che di azioni messe a segno per paralizzare la circolazione ferroviaria, riattivata soltanto nel giro di qualche ora grazie al pronto intervento dei tecnici di Rfi. Altrimenti, viene fatto notare, sarebbe stato colpito il nodo critico del trasporto nazionale che è quello di Firenze, più volte preso di mira nel 2022 e nel 2023 (un anarchico di Prato, Antonio Recati, è stato condannato a due anni e otto mesi).
Ma quanto accaduto all’alba sulla tratta mista Ancona-Rimini e tre ore più tardi al bivio Navile di Castel Maggiore, a Bologna, richiama quasi interamente la strategia utilizzata in Francia prima del grande evento sportivo. Come qui: nel primo caso scoppio di un ordigno rudimentale, forse caricato con polvere nera, e poi incendio di una cabina contenente i dispositivi che regolano gli scambi, e nel secondo altre due cariche piazzate nei due cunicoli dove si trovano i cavi di comando della circolazione dei treni. Solo che in questo caso una delle bombe non è esplosa e adesso viene esaminata dagli artificieri della polizia che, analizzando il dispositivo, potrebbero individuare quantomeno la tecnica usata e quindi anche la mano che l’ha assemblata. Non si esclude che vengano anche rilevate le impronte digitali di chi ha lasciato l’ordigno allontanandosi dalla tratta ferroviaria prima dello scoppio, dimostrando peraltro una buona conoscenza dei luoghi oltre che la collocazione di gallerie e pozzetti, che possono comunque anche essere rilevati sulla rete internet.
Rivendicazioni non ne sono ancora arrivate, almeno fino a ieri sera, ma non si esclude la pista dell’ultrasinistra, con il coinvolgimento di movimenti anarchici e antagonisti, proprio come accadde in Francia. La polizia ferroviaria, insieme con le Digos, con il coordinamento del Viminale e dei servizi di sicurezza, verificano queste ipotesi, mentre è stato ulteriormente innalzato il livello di vigilanza, che era comunque già al massimo da tempo. Compreso quello della security delle Ferrovie che sta collaborando alle indagini. Fra i due episodi, quello di Pesaro preoccupa anche sul fronte della sicurezza in quanto è stato preso di mira un nodo di scambi di una linea sulla quale transitano Alta velocità e traffico tradizionale, e la segnalazione non è arrivata, come a Bologna, dal sistema automatico di sorveglianza, che ha evidenziato un malfunzionamento improvviso, ma da un testimone occasionale: il macchinista di un treno merci che ha visto la cabina in fiamme e ha subito dato l’allarme.
Dunque un sabotaggio che avrebbe potuto avere conseguenze gravi sulla sicurezza. L’attenzione è alta. Al vaglio ci sono le telecamere di vigilanza attive sulle due tratte per capire se possano aver ripreso qualcosa l’altra notte e nella prima mattinata di ieri, non solo dove sono state piazzate le bombe, ma anche nei luoghi vicini a dove si sono verificate le esplosioni e dove i responsabili sono fuggiti.