Corriere della Sera, 7 febbraio 2026
La moda dietro la moda
Immaginiamo 1.700 chilometri quadrati (le superfici di New York, Parigi e Milano) di pelle derivata da scarti dell’industria alimentare trasformate in superfici morbide e profumate per diventare borse, scarpe, sedute e oggetti di design, insomma l’eccellenza del Made in Italy. «Oltre il 99% delle pelli grezze utilizzate dall’industria conciaria come materia prima sono recuperate dalle filiere alimentari della carne bovina, ovicaprina e suina. E l’attività di recupero da parte delle concerie ne evita lo smaltimento in discarica come rifiuto. La maggioranza proviene dall’America Latina», puntualizza Giovanna Garavaglia nello spazio di Lineapelle con i pavimenti in vetro sui resti romani di piazza Tomasi di Lampedusa dove è custodito anche un archivio – aperto alle scuole —, che documenta l’evoluzione dei trend dagli Anni ‘80, attraverso 16.500 campioni colorati in pelle e 4.500 accessori metallici. Un mondo sensoriale fatto di superfici, morbidezze, odori diversi che ispirano i designer nella creazione e la destinazione d’uso, la nappa morbida nera che si fa completo anni 40 alla Mugler o la piccola pezza dalla forma frastagliata che sembra snake e invece è zampa di gallina o, ancora, la sottile e impalpabile pelle di salmone, ora molto ricercata dalle griffe del lusso.
Le tendenze dell’estate 2027 vanno in scena a Lineapelle, la fiera che dall’11 al 13 febbraio a Fiera Milano Rho celebra la 107ma edizione con 850 espositori da 32 Paesi, in calo rispetto al migliaio di settembre, a causa della sovrapposizioni delle Olimpiadi che hanno fatto volare prezzi di voli e alberghi. Ma anche le fiere stanno vivendo le difficoltà che hanno investito la moda e hanno dovuto trasformarsi per fronteggiare una situazione complessa dal punto di vista economico e climatico, come osserva Fulvia Vacchi, ceo del salone dei conciatori. «I grandi gruppi stranieri hanno assorbito le realtà produttive indipendenti, piccole aziende di calzature e pelletterie che non hanno più bisogno di venire in fiera per scegliere la materia prima. Inoltre, nel 2025, si calcola che oltre 150 aziende abbiano chiuso», spiega la ceo. Poi c’è il discorso della stagionalità. «Quando noi presentiamo la primavera, in Giappone sono ancora concentrati sull’inverno; sopperiamo portando Lineapelle in Cina, Giappone oltre a Londra e a New York».
Se le fiere hanno perso il ruolo storico di piazza degli affari – gli ordini si firmano negli showroom – oggi si propongono come un laboratorio e una piattaforma per capire il presente e definire il futuro della moda. «Vogliamo diffondere il valore della pelle, un materiale naturale e rinnovabile al centro di un’industria italiana che ha al suo interno aziende come la Russo di Casandrino di Napoli, con mezzo secolo di artigianalità, e la Bonaudo di Cuggiono, dal 1923 al servizio dello stile e dell’interior design, realtà che hanno scelto la riduzione dell’impatto ambientale come pilastro del proprio sviluppo», aggiunge Vacchi, ricordando che i processi avanzati di recupero degli scarti conciari rappresentano uno caso studio nella bioeconomia circolare. «I principali scarti di lavorazione vengono recuperati per produrre fertilizzanti, gelatine e collagene per alimenti, cosmetici, farmaci, adesivi e l’acqua viene depurata e reimmessa nell’ambiente». Impatto e sostenibilità sono alla base dei seminari proposti in fiera per aiutare le aziende ad affrontare le nuove sfide. Come l’incontro organizzato dal Fashion Pact (riunisce Chanel, Kering, Zegna, Moncler), su «Rendicontazione della sostenibilità dei fornitori» e «Requisiti per la tracciabilità delle pelli». Impegno e glamour. A raccontare la poesia della pelle trasformata in abiti in pizzo c’è Antonio Marras in dialogo con Mariella Milani. Quindi l’investimento sui giovani talenti, necessario per futuro del Made in Italy. Grazie al sostegno di Lineapelle insieme con il Fashion Trust di Camera Moda, 13 designer porteranno in passerella la forza espressiva della pelle «un materiale complesso ma versatile», come spiega Marco Rambaldi che la fa tricottare a mano come fosse maglieria.