Corriere della Sera, 7 febbraio 2026
Il bilaterale tra Meloni e Vance. Ruolo italiano nel Board di pace?
JD Vance aveva soprattutto una domanda da fare a Giorgia Meloni: perché il governo italiano non entra nel «Board of Peace» per Gaza? Il tema, però, sarebbe stato solo sfiorato nell’incontro di ieri a Milano tra il vicepresidente Usa e la premier italiana, allargato alla partecipazione del segretario di Stato Marco Rubio e del ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Probabilmente perché le diplomazie sono già al lavoro su un’ipotesi ancora da precisare nei dettagli. L’esecutivo italiano potrebbe partecipare come «osservatore» nell’organismo che dovrebbe garantire la stabilizzazione, nonché la ricostruzione della Striscia. Nei giorni scorsi, Palazzo Chigi aveva spiegato agli interlocutori statunitensi che la nostra Costituzione prescrive che l’Italia possa prendere parte alle organizzazioni internazionali, solo in condizioni di parità con gli altri Stati (articolo 11). Sicuramente non è questo il caso del «Board of Peace», istituito e interamente dominato da Donald Trump. Meloni, però, avrebbe confermato a Vance il sostegno all’iniziativa trumpiana in Medio Oriente. La soluzione per tenere insieme i vincoli della Costituzione e l’adesione politica al progetto del «Board» potrebbe essere appunto quella di introdurre la figura di «osservatore», anche se resta da capire che cosa significherà in concreto.
Il confronto si è poi spostato sull’Iran e sul Venezuela, le due uniche crisi citate nel comunicato ufficiale diffuso da Palazzo Chigi, mentre l’ufficio di Vance si è limitato a pubblicare qualche riga generica: nel summit si è discusso «della grande forza delle relazioni bilaterali tra i due Paesi, delle Olimpiadi e degli sforzi reciproci per migliorare il clima di affari e di investimenti».
Vance non avrebbe fatto grandi rivelazioni sulle intenzioni della Casa Bianca in Iran. Se non altro perché il quadro è in piena evoluzione. Dal Medio Oriente all’Afghanistan. Raccontano che sia stato questo il solo passaggio scivoloso dell’incontro. Meloni avrebbe fatto notare che l’Italia, come altri Paesi europei, ha dato un contributo importante alla missione anti Talebani, pagando con la vita di 53 militari. Donald Trump, invece, aveva deriso i soldati alleati accusandoli di imboscarsi nelle retrovie. Vance si sarebbe rifugiato nella spiegazione più facile: è stato un errore di comunicazione. La Casa Bianca si è scusata con il Regno Unito, ma non ancora con l’Italia.
Vance e Meloni avrebbero poi fatto rapidamente il punto sull’Ucraina e sull’ultimo round di negoziati ad Abu Dhabi. Nessuno, in realtà, si aspettava che potessero sbloccare lo stallo. Per il resto, il dialogo si è concentrato sulle relazioni economiche. In particolare, come si legge nella nota di Palazzo Chigi, di «sicurezza energetica» e della «creazione di catene di approvvigionamento sicure e affidabili per i minerali critici». La questione, peraltro, è stata al centro della recente conferenza convocata proprio da Rubio a Washington. Gli americani vogliono costruire un argine al dominio cinese sulle «terre rare». Nello stesso tempo, però, non sembrano avere intenzione di allentare la pressione dei dazi sui partner. Su questo Vance non si è smosso. Nel corso della giornata il vicepresidente ha visto Matteo Salvini, che ha postato su «X» alcune foto: «Un onore rivedere JD Vance... L’amicizia prosegue».