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 2026  febbraio 07 Sabato calendario

Luca Zaia fa un podcast in un fienile

«This is a strong guy». Zaia: appena arrivato a Milano J.D. Vance si è complimentato con lei. Le ha detto che è «un ragazzo forte». Che tipo è il vice di Trump?
«È molto simpatico. Evidentemente qualcuno gli aveva parlato di me, di cos’ho fatto in questi anni. È una persona alla mano, molto friendly. Di certo non è uno che dà udienza, quindi il suo apprezzamento mi ha fatto particolarmente piacere».
Le Olimpiadi in Veneto. Quando l’ha immaginato per la prima volta?
«Nel 2017, appena ho saputo che era ufficialmente sul tavolo la candidatura di Milano: il sindaco come oggi era Sala e il governatore era Maroni. Tutta la grande politica era contro i grandi eventi, al governo c’era il Pd, i 5Stelle dicevano “no” a qualsiasi cosa, la Raggi aveva appena rinunciato alle Olimpiadi estive di Roma. Si ricorda qual era il mood, la linea di certi partiti? L’Italia non poteva fare niente…».
Ma quand’è partita l’idea di portare i Giochi in Veneto?
«Mi sono chiesto: “Perché non possiamo? Il Veneto ha le carte in regola”. Peraltro nel 2026 Cortina avrebbe celebrato i settant’anni dalla prima e unica Olimpiade. Quando la Appendino ha presentato la candidatura di Torino, che poi avrebbe ritirato, mi sono detto: “Allora liberi tutti”. A quel punto ho presentato il mio dossier in gran segreto, senza interpellare alcun amministratore. Avevo messo dentro anche Trento e Bolzano, con chiusura delle Olimpiadi all’Arena di Verona, dove ci sarà pure la cerimonia d’apertura delle Paralimpiadi».
Luca Zaia, per quindici anni governatore del Veneto, è appena uscito dal ricevimento col capo dello Stato a Palazzo Reale e sta per andare a San Siro per l’inizio ufficiale delle Olimpiadi. A novembre, a causa del limite dei mandati, non ha potuto ricandidarsi alla guida della Regione ma ha trainato la Lega, capolista nelle sette province e record italiano storico di preferenze, 203mila. Adesso è presidente del Consiglio regionale. Domani non si sa. Oggi il “doge” si gode il coronamento di un sogno.
Diceva che ha presentato la candidatura ai Giochi in gran segreto. Ma a qualcuno il progetto l’avrà pur sottoposto…
«Il giorno prima dell’invio della Pec al Comitato Olimpico di Losanna ho chiamato il sindaco di Cortina e gli ho detto: “Firmami questa domanda, fidati, che poi mi arrangio io”. Il mio dossier è nato solo con Cortina. Poi si è aperta una discussione e ho raggiunto un accordo con Attilio Fontana, che nel frattempo è diventato governatore. Per la prima volta nella storia, su mia proposta, c’è stata l’accoppiata di città. Mi sono sentito al telefono con Malagò, il quale è stato fondamentale nelle relazioni internazionali, e da lì siamo andati spediti, anche grazie alla grossa mano di Giancarlo Giorgetti, nel 2018 diventato sottosegretario allo Sport. Abbiamo creato le Olimpiadi diffuse: la Francia per il 2030 ci ha preso a modello, avrà i Giochi dalle Alpi alla Costa Azzurra».
Zaia però è uomo di cavalli, non di neve.
«Aspetti…».
Dica…
«Ci tengo a sottolineare che Conte non aveva messo le garanzie necessarie, la nostra era l’unica candidatura non statale: sette Stati contro due Regioni. Ci siamo trovati al ballottaggio con la Svezia, che tentava di avere le Olimpiadi per l’ottava volta».
I 5Stelle vi accusano di aver aumentato le spese di 4 miliardi e mezzo.
«Intanto se i 5Stelle fossero stati davvero contrari ai Giochi, e non di facciata, la Appendino non avrebbe mai presentato il dossier per Torino 2026. Poi l’ha ritirato ma si è portata a casa gli Atp di tennis».
C’è stato un momento in cui ha temuto che saltasse tutto?
«La candidatura è sempre stata in salita, però ci ho sempre creduto, d’altronde ho scritto un libro che si intitola Solo i pessimisti non fanno fortuna. Malagò ha ricordato che senza Cortina non ci saremmo aggiudicati la manifestazione».
Nel ’56, proprio a Cortina, l’Unione Sovietica ha partecipato per la prima volta a un Olimpiade invernale. Fosse per lei oggi gli atleti russi potrebbero gareggiare con la loro bandiera?
«Guardi, dico semplicemente che le Olimpiadi dovrebbero portare quantomeno a un armistizio. La Russia deve trovare la strada per la pace. Hemingway diceva che la guerra è il luogo nel quale gli uomini peggiori mandano a morire gli uomini migliori».
La sinistra strepita per la presenza di alcuni uomini dell’Ice, gli agenti federali americani.
«Abbiamo visto alcune immagini raccapriccianti, e vedere bambini ammanettati non appartiene alla nostra cultura. Dopodiché non è una novità che gli americani, gli israeliani e delegazioni di altri Paesi vadano all’estero con la loro sicurezza».
Torniamo ai suoi cavalli. O meglio, al fatto che lei non sia proprio un uomo da sport invernali.
«Non è del tutto vero. Lo sci mi piace, anche se ero scarso, lo riconosco. Di certo sono molto più bravo a cavallo. Se devo scegliere una disciplina invernale penso al bob, ai ricordi di bambino. Avessi potuto praticarlo… Avevo e ho una grande passione».
Racconti.
«Il mio bob era di plastica rossa. Di inverno, a Treviso, pregavo perché nevicasse. Non vedevo l’ora di infilarmi dentro a quel bob, con le due leve nere di ferro, durissime, che erano i freni».
In che zona andava?
«Ah, no, guardi, i miei non potevano portarmi a fare la settimana bianca. Per me era già il massimo buttarmi giù dalla discesa del garage. Solo una volta sono andato sull’Altopiano del Cansiglio».
Torniamo ai detrattori: dicono che avete disboscato Cortina.
«Ci accusano di avere abbattuto 170 alberi per la ricostruzione della pista di bob. Peccato che ne pianteremo 10 mila. Oltretutto il bob è stato decisivo per l’assegnazione dei Giochi. La vecchia pista era una discarica abbandonata e inquinava su un versante della montagna. Abbiamo investito 3 milioni nella bonifica. Anche il governo Meloni è stato lungimirante, lo ringrazio. Ricordo a tutti che le Olimpiadi ci porteranno entrate per 5 miliardi 300 milioni. Ci vedranno in 3 miliardi e mezzo. Verranno qui oltre 2 milioni di persone. Il Veneto porta a casa un miliardo 800 milioni di opere».
Se le dico “Vannacci”?
«Le rispondo che tutto è bene ciò che finisce bene».
Come le è venuto in mente di lanciare un podcast in un fienile?
«Guardi, Il Fienile nasce dalla voglia di creare uno spazio per incontri di alto livello, autorevoli, in cui si possa dialogare con calma».
Ma perché in un fienile?
«Perché è sempre stato un luogo di incontri, amori, giochi, di nascondigli. È un “ti sblocco un ricordo”, e non le dico la coda che ho per venire... Lo registriamo a H-Farm dal mio amico Riccardo Donadon. Abbiamo appena ordinato cento balle di fieno…».