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 2026  febbraio 06 Venerdì calendario

Francia, la campagna di disinformazione russa per coinvolgere Macron nell’affare Epstein

Una campagna di disinformazione di matrice russa, mirata a insinuare un coinvolgimento di Emmanuel Macron nel caso Jeffrey Epstein, è stata individuata nelle ultime ore dalle autorità francesi. Secondo quanto scritto stamattina BFM Tv, citando una fonte del governo, poi confermato dall’Agence de vérification di Radio France, il cyber attacco è attribuito alla rete Storm-1516, il cui modus operandi è già noto e documentato dal 2023 da Viginum, il servizio ministeriale incaricato di monitorare le ingerenze digitali straniere: si tratta di creare finti siti web che imitano in modo molto realistico delle testate giornalistiche note, in questo caso France Soir, ingannando gli utenti di Internet.
Un deepfake, generato con l’IA, è poi stato diffuso su X e visionato circa 700 mila volte prima di essere ritirato: si insinuava la partecipazione di Macron e di Epstein a “serate parigine in presenza di giovani uomini”. Il nome del presidente francese compare effettivamente circa 200 volte negli Epstein Files, resi pubblici dal dipartimento di Giustizia statunitense, ma si tratterebbe sempre di citazioni indirette. A France Info, fonti vicine all’Eliseo assicurano che non ci sono mai stati contatti diretti, “né scambi di corrispondenza né incontri”, tra Macron e il finanziere statunitense, morto suicida in carcere nel 2019 dove era detenuto per traffico sessuale di minori.
Secondo France Info, da documenti presenti negli Epstein Files emerge che, nel 2018, Epstein ha più volte sollecitato Jack Lang, l’ex ministro socialista della Cultura di François Mitterrand, ancora molto influente, perché intervenisse presso l’Eliseo per coinvolgere Macron nella cerimonia di consegna del premio Pritzker di architettura a Parigi. Nel maggio 2019, Macron ha poi effettivamente tenuto un discorso ufficiale all’Eliseo in occasione della consegna del premio (all’architetto giapponese Arata Isozaki), ma, come scrive la testata francese, non ci sono prove che l’eventuale intervento di Lang o di Epstein abbia avuto un ruolo nell’organizzazione dell’evento.
Nella vicenda degli Epstein Files esiste un capitolo francese, poiché vi sono citati i nomi di diverse personalità, come l’ex ministro dell’Economia Bruno Le Maire, il matematico Cédric Villani o il regista Michel Hazanavicius. A questo stadio non figura nulla che legherebbe una di queste personalità ai crimini sessuali di Epstein. La pressione cresce su Jack Lang, 86 anni, il cui nome compare quasi 700 volte nelle corrispondenze di Epstein. Su richiesta dell’Eliseo, Lang è stato convocato domenica prossima al ministero degli Esteri per chiarire la natura dei suoi rapporti con il finanziere americano. Molti chiedono le sue dimissioni dall’Institut du Monde arabe, a Parigi, di cui è presidente dal 2013. Lui rifiuta di dimettersi e assicura: “Sono bianco come la neve”.
Lang ha detto che è stato Woody Allen a presentargli Epstein, nel 2010, e che ha continuato ad avere “legami” con il magnate, un “uomo colto e appassionato d’arte”, ma non un “amico”. Non sapeva che Epstein fosse “un predatore sessuale”: “Non ho preso un solo centesimo da lui”, ha aggiunto. Nulla collega Lang ai crimini sessuali di Epstein. La corrispondenza resa pubblica delinea piuttosto legami personali e finanziari tra Jack Lang, sua figlia Caroline, ex dirigente di Warner Bros France, e Epstein, ma forse più stretti di quanto l’ex ministro abbia inizialmente lasciato intendere. Da quanto emerge ancora nelle ultime ore sui media francesi, Epstein avrebbe intrattenuto rapporti amicali duraturi con la famiglia Lang, svolgendo a tratti il ruolo di “mecenate e anche di padrino”, scrive Le Monde.
Mail del 2012 e 2013 parlano di prestiti di beni di lusso, tra cui la villa di Palm Beach a Caroline Lang e alle sue figlie e l’aereo privato per voli a Marrakech. Stamattina Mediapart pubblica una mail del 2018 (cioè dieci anni dopo la prima condanna di Epstein per prostituzione minorile), che dimostra anche – a differenza di quanto l’ex ministro abbia affermato finora – il legame tra Jack Lang e la società offshore Prytanee LLC, fondata da sua figlia Caroline e da Jeffrey Epstein per la compravendita di opere d’arte.
In questa mail, del marzo 2018, che Mediapart ha potuto consultare, l’uomo d’affari Étienne Binant, “amministratore della Prytanee e mecenate dell’Institut du monde arabe”, precisa il giornale, scrive: “Ho chiesto ulteriori 200.000 dollari dal conto Prytanee per poter effettuare un nuovo acquisto. Jack è ormai pienamente coinvolto e mi segnala specialisti d’arte del Medio Oriente e dell’Africa, ma non posso acquistare”. Il nome di Caroline Lang, che per lo scandalo si è dimessa dal posto di delegata generale dell’SPI, il sindacato dei produttori cinematografici in Francia, compare anche nel testamento di Epstein, che le avrebbe lasciato cinque milioni di euro. Caroline Lang afferma di non averne mai saputo nulla e di non aver mai incassato la somma.