il Fatto Quotidiano, 6 febbraio 2026
Gaza, Flotilla salpa a marzo. Israele ammette: navi non di Hamas
Adesso c’è una data, domenica 29 marzo, per la nuova missione della Global Sumud Flotilla diretta a Gaza. Missione di mare e “in parallelo” di terra, via Egitto, verso il valico di Rafah, appena riaperto con il contapersone sotto stretto controllo israeliano mentre migliaia di palestinesi aspettano per andare a curarsi all’estero.
“Il genocidio è ancora in corso”, bisogna “rompere l’assedio” e “i governi non sono in grado di farlo”, diceva ieri Saif Abukeshek, palestinese di Nablus, in Spagna da oltre 20 anni, che con gli altri membri del direttivo della Global Sumud ha tenuto una conferenza stampa a Johannesburg, nella sede della Fondazione Nelson Mandela. “Come si può parlare di pace in Palestina senza i palestinesi?”, si chiede Abukeshek, figlio di un dirigente del Fronte democratico (Fdlp) che appartiene alla sinistra laica palestinese, riferendosi al Board of peace di nomina trumpiana che dovrebbe gestire la fase 2.
Dal 13 ottobre, la Fase 1 del piano Trump avrebbe dovuto far tacere le armi, ma a Gaza si muore ancora: “Oltre 500 vittime dall’inizio del cosiddetto cessate il fuoco”, ha ricordato Nadir Al Nuri, malese, studi anche all’Università islamica di Gaza, leader della ong Cinta Gaza Malysia e della Sumud Nusantara che l’anno scorso ha portato sulla Flotilla volontari da tutto il Sud est asiatico. Anche stavolta una missione “non violenta, in nome del diritto internazionale che vieta a Israele di bloccare gli aiuti umanitari”, ha sottolineato il brasiliano Thiago Avila. C’erano tutti a Johannesburg, anche Maria Elena Delia e Tony Lapiccirella. “Ci riuniamo nella Global Sumud perché, come collettività mondiale, possiamo isolare l’apartheid israeliano, come abbiamo fatto con l’apartheid sudafricano”, ha detto “Mandla” Mandela, nipote di Nelson, già imbarcato l’anno scorso. La storia sudafricana è stata ricordata come “esempio” e “ispirazione” un po’ da tutti. È stato il Sudafrica a denunciare Israele per genocidio alla Corte penale internazionale.
Le barche salperanno anche stavolta da Barcellona, dall’Italia e dalla Tunisia. Sono già in corso i preparativi e la raccolta di fondi e adesioni. Si prevedono delegazioni da 55 Paesi, contro i 44 del 2025. L’obiettivo è portare tremila persone su cento imbarcazioni, anche navi, (erano 462 persone su 42 barche quelle abbordate il 1° ottobre 2025 davanti alla Striscia). “Oltre mille fra medici, infermieri e operatori sanitari per rispondere alla carestia di massa, ai traumi e al collasso del sistema sanitario; ingegneri e squadre di ricostruzione; investigatori di crimini di guerra ed ecocidio e osservatori legali”, dice la Global Sumud. Vedremo se li faranno passare, ora che formalmente Gaza non è più “combat zone”, specie se funzionerà il piano di pace di Trump di cui dovrebbe far parte anche la Turchia, non ostile alla Flotilla. “Ma non ci aspettiamo niente dai governi, solo dai popoli”, dicevano ieri. La scommessa è ricreare la mobilitazione mondiale dei mesi scorsi. Intanto, Israele continua a bloccare al valico con la Giordania i bancali di aiuti raccolti durante la stagione della mobilitazione per Gaza dall’ong italiana Music for Peace, una parte dei quali erano stati caricati sulle navi.
Nel frattempo, davanti al Tribunale di Haifa, va avanti la procedura in cui il governo israeliano, anche sulla base di norme recentissime, chiede di confiscare le barche della Sumud, sequestrate dopo gli abbordaggi. Si oppongono le avvocate arabo-israeliane di Adalah, che rappresentano le società create dalla Flotilla per acquistare le barche. Almeno nel caso della nave Conscience, in passato, avevano ottenuto il dissequestro. Stavolta sono intervenuti i legali di un gruppo di familiari di vittime di Hamas: credendo alla campagna del governo sulla “Flotilla di Hamas”, volevano rivalersi sulle barche. Gerusalemme, che pure non rinuncia a denunciare la Flotilla come “propaganda guidata da Hamas”, ha dovuto riconoscere che “non ci sono diritti di proprietà di Hamas sulle barche”, la Corte ha preso atto. “Certamente le barche non saranno restituite prima della sentenza e ci vorrà tempo”, fanno sapere da Adalah.