il Fatto Quotidiano, 6 febbraio 2026
Consob, lo scontro su Freni. Il suo nome in un’inchiesta
Dietro la scelta del prossimo presidente della Consob, l’Autorità di Borsa, è in corso uno scontro che rischia di coinvolgere l’intero pacchetto di nomine di primavera, quando il governo dovrà decidere l’ultima grande infornata di poltrone: Poste, Enel, Eni, Leonardo e Terna, solo a stare alle maggiori. La situazione è a tratti penosa, dallo stallo si può uscire con una spartizione anticipata che metta insieme Authority di vigilanza e partecipate pubbliche o con strascichi pesanti. Il merito, inteso come qualità individuali, è l’ultimo dei pensieri.
Lo stallo su Consob alimenta la guerra senza esclusione di colpi dove l’unico bersaglio è anche l’unico candidato più o meno formalizzato: il sottosegretario al Tesoro Federico Freni, indicato dalla Lega. Ieri il Domani è andato a recuperare una vecchia indagine della Procura di Roma per un presunto insider trading che vedrebbe indagati un ex membro del Cda dell’Enel, Alberto Marchi, un consulente di quest’ultimo e Chicco Testa, ex parlamentare del Pci/Pds oggi manager-lobbista dell’energia. L’inchiesta parte nel 2022 dopo un esposto voluto dall’allora ad di Enel, Francesco Starace, infastidito da alcuni articoli di stampa. Si scopre che Marchi avrebbe redatto un memorandum sulla vulnerabilità finanziaria del gruppo a causa dei debiti poi finito a una trentina di persone, tra cui Matteo Salvini e Freni (che all’epoca ricopriva lo stesso ruolo), mai entrate nell’indagine. La Finanza effettua alcune perquisizioni e da allora non se ne sa più nulla. Da quel che filtra, le verifiche avrebbero escluso che il testo contenesse informazioni privilegiate e l’indagine, partita ben quattro anni fa, va verso l’archiviazione.
Freni è arrivato a un passo dalla nomina nel Consiglio dei ministri il 20 gennaio, quando è stato bloccato da Antonio Tajani. Il leader forzista ha smentito accordi precedenti: “Consob non può essere parte di una lottizzazione politica – ha detto –. Per la delicatezza della situazione serve un candidato autorevole, non espressione di un partito”. La “delicatezza” sarebbe l’inchiesta della Procura di Milano per la scalata del Monte dei Paschi a Mediobanca, sponsorizzata dal governo e dal ministero dove Freni ha un ruolo rilevante. Passare dal Tesoro all’Autorità che vigila della Borsa non depone a favore dell’indipendenza richiesta per legge per i vertici dell’Autorità. FI però s’è dimenticata che nel 2010 (governo Berlusconi) fece lo stesso, facendo nominare in Consob il viceministro all’Economia Giuseppe Vegas.
In realtà la candidatura di Freni era nota in maggioranza, a mancare è stata la formalizzazione dell’arrivo in Cdm. Tajani&C. hanno così sfruttato l’inciampo diplomatico, magari per ottenere altro.
La Lega insiste su Freni, che al momento non si è ritirato, per gli stessi motivi per cui Forza Italia si oppone. Salvini è indebolito dall’addio al partito del generale Vannacci e non si può permettere una sconfitta. FI si sente ora il secondo partito della coalizione, condizione che non c’era nella tornata di nomine del 2023, dove incassò solo la presidenza dell’Enel con Paolo Scaroni. Nei palazzi di governo sono in molti a ipotizzare che lo stallo potrebbe risolversi con l’astensione in Consiglio dei ministri di Tajani&C. su Freni in cambio di altre poltrone, a partire dell’Antitrust, dove il presidente Roberto Rustichelli scadrà a maggio e i forzisti candidano il segretario generale Guido Stazi, ma ci sono anche le partecipate. Gli ad saranno confermati (in dubbio c’è solo Terna) quindi la spartizione è sulle presidenze. Nel 2023 Berlusconi si impuntò su Scaroni, non gradito a Meloni, e dovette accontentarsi “solo” della presidenza Enel. Oggi le nomine sono appannaggio di Marina Berlusconi: se pretende la conferma di Scaroni alla presidenza, i posti si restringono, ma Tajani ne vuole un’altra, “sua”. O si trova un altro candidato o serve un accordo per evitare che Consob resti nel limbo fino ad aprile (il presidente Paolo Savona scade l’8 marzo), altrimenti finirà tutto nel calderone di primavera. Quest’anno il suk delle nomine è partito in anticipo.