il Fatto Quotidiano, 6 febbraio 2026
Immoral suasion
Con questo governo di buoni a nulla capaci di tutto, la situazione è sempre grave ma mai seria. Il nuovo dl Sicurezza ricorda gli Stati di polizia persino a La Russa. Ma non a Mattarella, che riceve in processione gli emissari del governo – prima Salvini, poi Mantovano – per mercanteggiare pezzi di norme da togliere o da aggiungere e poi dà il via libera alla boiata. Una prassi spacciata per moral suasion, ma del tutto sconosciuta alla Costituzione. Articolo 74: “Il presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione”. Quanto ai decreti (art. 87) li “emana” se li condivide, o non lo fa e decadono. Nessun potere di intervenire su leggi o decreti mentre vengono scritti. Altrimenti – come osservavano i costituzionalisti quando criticare il Quirinale non era ancora lesa maestà – diventa coautore della norma e, al momento di firmarla o di respingerla, non può che avallare un testo che ha collaborato a scrivere. Come già avvenne negli anni infausti di Napolitano e B. col “decreto salva-liste” delle Regionali nel Lazio, avallato dal Colle e bocciato neppure dalla Consulta, ma dal Tar. La prassi corretta fu seguita dai presidenti fino a Scalfaro, che nel 1993 respinse il decreto Amato-Conso “salva-ladri”, e a Ciampi, che nel 2003-’06 rinviò alle Camere la legge Gasparri, l’ordinamento giudiziario Castelli e la Pecorella sull’inappellabilità delle assoluzioni. Il governo decreta, il Parlamento legifera e solo dopo il presidente si pronuncia.
Ora invece Mattarella è coautore di una baggianata a mezzadria fra Vogliamo i colonnelli e un film di Mel Brooks: gli agenti avranno licenza di sparare senza rischiare di essere indagati e, perché non si dica che vengono discriminati gli altri cittadini, si regala lo “scudo” anche a loro: così si spareranno a vicenda raccontandosi che devono difendersi gli uni dagli altri. Ma attenzione: la legittima difesa dev’essere “evidente”. E chi lo decide? Non più il pm, che non potrà iscrivere gli sparatori nel registro degli indagati, ma dovrà segnarsi i loro nomi su un foglietto. Poi chiederà a loro: “Le sembrava evidente la sua legittima difesa?”. “A me sì”. “Ah beh allora…”. Invece il famoso “fermo preventivo” di uno che non ha fatto nulla, ma il poliziotto-medium prevede che farà qualcosa, si chiamerà “accompagnamento in ufficio” (questura o caserma) e potrà essere subito annullato dal pm. Proprio come il “fermo di indiziato” già previsto dal Codice di procedura penale per chi si pensa abbia fatto qualcosa, mentre quello di chi non ha fatto nulla non esiste in nessuna democrazia (neppure negli Usa di Trump): solo nelle autocrazie. Ma l’Italia sfugge a entrambe le categorie: ormai siamo una pagliacciocrazia.