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 2026  febbraio 06 Venerdì calendario

Tutti i visti di Epstein per la Russia. Così aveva accesso a unità d’élite dei servizi di Putin

Negli Epstein files ci sono connessioni di molteplice natura di Epstein con la Russia, e una fonte dice che lavorava per il Mossad. Lo abbiamo raccontato nelle scorse puntate su La Stampa. Ma nei suoi visti esteri, che adesso possono essere ricostruiti in parte se non in tutto, una cosa appare continuamente: la Russia. Viaggi in Russia. Visti russi speciali.
Fino a oggi il primo viaggio attestato di Epstein in Russia risaliva al 2014, benché sapessimo di viaggi precedenti, ma non c’erano prove. Prima c’erano contatti, certo, ricostruibili, anche, ma non l’attestazione oggettiva di viaggi avvenuti. Ora sappiamo dai documenti che il Doj sta parzialmente pubblicando che, stando alle foto del passaporto e/o a documentazione connessa ai visti, pare che a Jeffrey Epstein siano stati rilasciati visti russi almeno nel 2002, 2003, 2004, 2006, 2007, 2011, 2014, 2015 e 2018. Questi sono i visti certi, già ritrovati, ma potrebbero anche essercene altri, vista la frequenza dei viaggi. L’ultimo visto, quello del 2018, è (era) un visto d’affari non standard per la Russia, con ingressi multipli e una validità di tre anni, dal 2018 al 2021, ma Epstein non ha fatto in tempo a sfruttarlo appieno: è stato arrestato nel luglio del 2019 e è morto in carcere, al Metropolitan Correctional Center, New York, in circostanze assai misteriose un mese dopo, il 10 agosto 2019.
Insomma, Epstein faceva su e giù con la Russia da circa vent’anni, quando è morto. Mentre invece nei suoi visti non risultano viaggi in Israele (alcuni sono già noti, ma ci sono persino mail, come quella del 25 febbraio 2017, in cui dice a Deepak Chopra, medico indiano-americano considerato una figura centrale del movimento New Age e della medicina integrativa, «non amo Israele. PER NIENTE» – alché Chopra gli risponde: «Le tue ragazze la amerebbero, e anche tu»).
Uno dei visti più interessanti che abbiamo ritrovato, datata 27 maggio 2010, recita, come motivazione (e anche garante) de viaggio in Russia andare a trovare un’associazione veterani del Vympel. Il Vympel un’unità d’élite anti-terrorismo (e controspionaggio) del FSB, i servizi segreti interni russi (il successore del Kgb), che fu fondata nel 1981 dal generale del KGB Yuri Drozdov. Un generale russo con ottime connessioni americane: era stato residente del KGB a New York dal 1974 al 1979, e poi capo della Direzione S (dipartimento “spie illegali”) del KGB dal 1979 al 1991.
L’ex laureato dell’Accademia FSB, Sergei Belyakov, poi capo del Forum di San Pietroburgo (la Valdai russa dove bellissime modelle russe venivano/vengono messe a disposizione per accompagnare eventuali necessità logistiche dei businessmen di mezzo mondo) aiutò Epstein a ottenere la lettera d’invito dai veterani di Vympel. Nel 2018, Belyakov fu di nuovo l’organizzatore di un invito per Epstein da parte dell’Alleanza dei Fondi Pensione.
Su Belyakov, un po’ di background. Come già raccontato da La Stampa, attraverso documenti del Dossier Center, Belyakov è uno dei più netti trait d’union tra Epstein e i servizi russi da una parte, e Epstein e l’entourage del Cremlino dall’altra. Nel luglio 2015, Epstein contattò Belyakov perché diceva di avere un problema «urgente»: «Come stai? Ho bisogno di un favore. C’è una ragazza russa di Mosca, Guzel Ganieva. Sta cercando di ricattare un gruppo di potenti uomini d’affari a New York, il che è dannoso per gli affari di tutti i soggetti coinvolti. È arrivata a New York sabato della scorsa settimana, soggiornando al Four Seasons sulla 57esima strada. Suggerimenti?». Secondo Epstein, Ganieva sosteneva che «uomini potenti si approfittavano di donne come lei». Il russo lo aiutò a risolvere la cosa. Belyakov gli rispose fornendo a stretto giro un profilo della donna, in cui sosteneva fosse una battitrice libera, e consigliava che una cosa temevano più di tutto queste donne: perdere i visti per l’America e dover tornare in Russia.
Chi era l’amico di Epstein minacciato? Parrebbe trattarsi di Leon Black. Lo stesso imprenditore che – secondo un documento del Tesoro Usa che fu visto dalla Commissione finanze e intelligence Usa, e che riportiamo qui – pagò ingenti e totalmente immotivate somme a Epstein. Chi ricattava il miliardario, la modella russa o Epstein stesso? (in quel documento emerge che da solo, uno dei conti bancari di Epstein aveva registrato 4.725 trasferimenti per un totale di quasi 1,1 miliardi di dollari).
Si tratta di una storia esemplare per capire il modus operandi (kompromat) di Epstein, ma anche i concreti network attraverso cui lo attuava. lavorava per la Russia? Per se stesso? Era il frontman di un’infrastruttura preesistente o il creatore di un’infrastruttura di servizi/ricatti, sessuali e finanziari, che offriva a diversi soggetti e stati? Per capire Epstein, posto che non si hanno tutte le risposte, bisogna farsi le giuste domande. Da questo punto di vista, non c’è traccia di Israele, ma la Russia rispunta ovunque. Come rispunta continuamente la Silicon Valley, in una specie di autostrada ideale Mosca-San Francisco che dovremo esplorare nelle prossime puntate.
In una delle mail rivelate dagli Epstein files, Leslie Groff, una delle sue assistenti storiche, scrive che «Epstein venerdì ha un importante lunch con Peter Thiel (il boss di Palantir e Paypal, una delle eminenze nere della Valley, ndr.) e Vitaly Churkin (potente ambasciatore russo all’Onu, un altro russo con le connessioni americane più rilevanti, usato da Epstein come canale di comunicazione col Cremlino)». Non conosciamo purtroppo i contenuti dell’incontro, ma sappiamo che – proprio in una mail a Thiel pochi giorni dopo la morte di Churkin, Epstein scrive: «Mentre leggevi, il mio amico ambasciatore russo è morto. La vita è breve, iniziamo con il dessert».