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 2026  febbraio 06 Venerdì calendario

Intervista ad Alberto Pimpini

Complice fu quella professoressa delle medie. È iniziata così, quasi per gioco, l’avventura di Alberto Pimpini nel curling, dalla sua Giaveno – dov’era considerato una promessa del calcio – fino alle Olimpiadi di Milano-Cortina dove esordirà con la maglia azzurra l’11 febbraio. Una storia fatta di gioco e sacrificio, talento e abnegazione, successi e capitomboli «ma senza mai mollare». Da più di 15 anni il curling è il suo sport, il ghiaccio la sua casa.
Alberto Pimpini, a 29 anni i Giochi possono essere considerati il coronamento di una carriera?
«Io preferisco vederli come un punto di partenza: a Cortina sarò alternate, cioè riserva, i prossimi vorrei viverli da protagonista».
Un proposito ambizioso, ma facciamo un salto indietro a quanto tutto è iniziato…
«Era il 2007, si erano appena concluse le Olimpiadi di Torino, e io andavo alla media Giacomo Jaquerio. Giocavo a pallone da quando avevo quattro anni ma la mia professoressa, si chiamava Caterina Colucci, detestava il calcio e ci faceva provare sport alternativi fino a quando un giorno arrivò il curling».
Scoccò la scintilla?
«Eccome. Ci propose di fare una serie di lezioni post scuola nel pomeriggio ed erano divertenti. Intanto anche mia sorella Denise aveva iniziato e per me fu un’ispirazione: nel 2012 vinse l’argento alle prime Olimpiadi invernali giovanili di Innsbruck».
Insomma, un affare di famiglia. Ma dove vi allenavate?
«A Pinerolo, proprio sul ghiaccio olimpico. Un pulmino ci veniva a prendere e ci riportava indietro. Dopo due anni in cui mi dividevo tra il pallone e le stone ho scelto queste ultime. Iniziai la trafila delle giovanili, le trasferte in Trentino, nacque subito un bel gruppo».
Tutto rose e fiori?
«Qualche momento di sconforto fa parte dello sport, soprattutto quando ci si pone degli obiettivi più o meno ambiziosi che non si raggiungono, ma non ho mai pensato di smettere».
E intanto sul ghiaccio di Pinerolo sbocciò anche l’amore.
«Sì, ormai parliamo di tre anni fa. Era il marzo 2023 e io avevo notato Vivienne (Contarino ndr) tra le ragazze del pattinaggio artistico. Complice il fatto che il nostro palazzetto non aveva il bar andavo a prendere il caffè al bar dove si allenavano loro, nella speranza di incontrarla».
E dopo un po’ di caffè…
«Abbiamo iniziato a frequentarci. Lei ora si allena al Palavela con il Cus Torino, ma è sempre al mio fianco. A lei devo tantissimo perché mi ha sempre spronato e tirato su in quei famosi momenti di sconforto».

Cosa sono per lei le Olimpiadi?
«Il sogno che ogni bambino conserva nel cuore quando inizia a praticare uno sport. Un sogno realizzato passo dopo passo, prima nelle categorie giovanili, quando all’inizio perdevamo sempre, poi diventando professionista nel gruppo dell’Aeronautica e infine con l’ultima, attesa, convocazione».
Per alcuni anni Pinerolo è stato un punto focale del curling, oggi lei è l’unico convocato piemontese. Che significato ha questo?
«Sono orgoglioso di rappresentare questa terra, perché so che Trentino e Veneto la fanno da padrone nel nostro movimento, però vorrei essere anche un punto di riferimento per dire che ci si può arrivare. Che niente è impossibile, anzi».
Per che società gareggia oggi?
«Ho lasciato Pinerolo e faccio parte della MJ Academy».
Che idea si è fatto del caso Romei e della sua esclusione?
«È una questione di cui non voglio parlare, io rispetto le scelte del commissario tecnico.