repubblica.it, 6 febbraio 2026
“Questo Pissarro è legato alle razzie naziste”, lo scandalo che scuote il Metropolitan di New York
Covoni di fieno di Camille Pissarro sono al centro di una disputa che scuote il mondo dell’arte. I due contendenti sono, da una parte, un grande museo internazionale come il Met di New York e, dall’altra, i sette eredi di un collezionista ebreo che nel 1941 vendette il dipinto del maestro impressionista oggi conservato al Metropolitan Museum of Art, ora citato in giudizio per la proprietà di quest’opera, lasciata in eredità all’istituzione dal suo ex presidente, Douglas Dillon, più di vent’anni fa.
Nella causa, presentata presso un tribunale francese, gli eredi del collezionista d’arte e magnate dei grandi magazzini Max Julius Braunthal, sostengono che il loro antenato, scomparso nel 1946, fu costretto a vendere il Pissarro sotto coercizione nel 1941, durante l’occupazione tedesca della Francia. Di contro, la tesi del museo è che invece Braunthal abbia incassato un prezzo equo all’epoca per l’opera, che raffigura alcuni covoni di fieno in un prato alberato a Éragny, il villaggio a nord-ovest di Parigi dove Pissarro visse dal 1884 fino alla sua morte nel 1903.
Tra l’altro i sette eredi di Braunthal affermano di essere ricorsi in tribunale solo dopo cinque anni di tentativi infruttuosi di recuperare il dipinto dal museo: irrilevante infatti è per loro la questione del prezzo perché, secondo il diritto francese, tutte le vendite di opere d’arte effettuate sotto il regime nazista da ebrei e da altre persone in condizioni di estrema difficoltà sono considerate nulle e prive di effetto.
Braunthal e sua moglie, Charlotte, erano infatti in miseria quando vendettero i Covoni alla galleria Durand-Ruel, nota per il commercio di opere di Pissarro e di altri impressionisti. E, sulla base di questo, i suoi eredi fanno riferimento a una legge francese del 2023, secondo la quale tutte le opere d’arte, i libri e altri beni culturali rubati in Francia devono essere restituiti ai legittimi proprietari.
Nella disputa sono intervenuti anche esperti di diritto dell’arte per i quali il Met non sarebbe tuttavia vincolato da una sentenza di un tribunale francese, a meno che gli eredi non riescano a ottenere successivamente una decisione di un tribunale statunitense che ne imponga l’esecuzione. E anche in questo caso il museo avrebbe la possibilità di impugnare qualsiasi decisione attraverso il sistema giudiziario francese e, in ultima istanza, forse davanti a un tribunale separato che esamini le decisioni dei tribunali dell’Unione Europea.
Non è la prima volta che gli Stati Uniti si trovano davanti a decisioni sulla restituzione di opere d’arte prese da tribunali al di fuori del Paese. Celebre, qualche anno fa, fu il caso dell’Atleta di Lisippo, al centro di una lunga battaglia legale tra il governo italiano e il Getty Museum di Los Angeles per la proprietà della statua, passata alle cronache anche come il Giovane vittorioso o Bronzo del Getty. Anche in quel caso, il museo americano sosteneva di aver acquisito legittimamente la statua, che era stata trovata in acque internazionali. Ma il bronzo fu considerato un bene culturale trafugato e anche la corte europea di Strasburgo stabilì che andava restituito all’Italia, respingendo il ricorso del museo.
Vedremo come la disputa andrà questa volta a finire. Intanto il Met, dopo aver condotto uno studio completo e rigoroso sulla vendita del dipinto da parte di Braunthal al mercante di Pissarro, Durand-Ruel, non molla e fa sapere che ritiene la transazione legittima. Motivo per cui l’opera «deve rimanere» dove sta. A riprova di ciò, il museo ha difeso il proprio operato in casi di rivendicazioni simili che risalgono all’epoca nazista, forte anche del fatto di avere «una storia ben documentata di restituzione di opere d’arte quando le prove dimostrano che sono state illecitamente sottratte durante l’era nazista».
Ma come ha fatto il dipinto di Pissarro ad arrivare dalla Francia di Vichy alla collezione del Met? Ripercorriamo brevemente le tappe principali del suo viaggio.
Nato in Germania nel 1878, Braunthal con l’avvento di Hitler fuggì in Francia con parte dei suoi beni, compreso il Pissarro conteso, per sfuggire al crescente antisemitismo. Quando i tedeschi conquistarono la Francia nel 1940 fu costretto a vendere le poche opere d’arte che aveva conservato a Parigi a prezzi che, secondo gli eredi, erano chiaramente ingiusti. Braunthal e sua moglie furono tra i tredicimila ebrei di Parigi e dintorni rastrellati nel luglio 1942 e internati in condizioni disumane in un velodromo parigino.
Durante la sua detenzione, i funzionari nazisti confiscarono il resto della sua collezione d’arte con il pretesto che le opere appartenessero al patrimonio nazionale tedesco. Braunthal sopravvisse all’occupazione, ma morì di cancro nel 1946.
Per gli eredi un’indicazione di quanto la vendita sia stata «forzata», e debba essere perciò annullata, è che la galleria Durand-Ruel rivendette il Pissarro acquistato da Braunthal nel giro di due settimane con un profitto del 40 per cento a un collezionista tedesco di nome Wolfgang Krueger, che lo conservò fino al 1958. Da allora l’opera fu rivenduta due volte prima di arrivare alla Knoedler Gallery di New York, dove nel 1959 fu acquistata da Dillon, un finanziere di Wall Street che avrebbe ricoperto diversi ruoli al Met, incluso quello di presidente del consiglio di amministrazione.
È stato lui a lasciare alla collezione del museo i Covoni, che ora gli eredi Braunthal a gran voce richiedono indietro. Chissà quanto pesa questa volta, nella causa intentata al museo, il valore che le opere di Pissarro, vendute secondo i dati delle aste tra i 4 e i 32 milioni di euro, hanno acquistato negli ultimi due decenni. Sicuramente non poco.