la Repubblica, 6 febbraio 2026
La febbre a 90° esiste. Svelato il mistero del calcio che ci fa battere il cuore
Il fischio d’inizio è una cascata di adrenalina. Non sono solo i cuori dei giocatori a battere più forte. Anche quelli dei tifosi accelerano con loro. Lo stress è massimo nel primo quarto d’ora, quando ogni triangolazione e scatto verso la porta sembrano decisivi. Le pulsazioni degli spettatori, a casa come allo stadio, accelerano all’unisono, come in un’onda, per poi deprimersi all’improvviso quando gli avversari segnano il primo gol al quindicesimo. Spezzati equilibrio e incertezza, il cuore batte con meno energia. Arriva spompato alla quarta rete subita, al ventesimo del secondo tempo, e si riprende un po’ solo dopo i due gol della bandiera allo scadere.
È la telecronaca raccontata dai cuori di 229 tifosi dell’Arminia Bielefeld nella finale della Coppa di Germania il 24 maggio del 2025. I medici dell’università locale l’hanno seguita minuto per minuto per svelare quali effetti può avere una partita di calcio sull’organismo. I tifosi del Bielefeld poi si presentavano come le cavie perfette. Per la squadra di terza divisione la finale di Coppa sembrava una favola. I bookmaker davano le probabilità di vittoria contro lo Stoccarda solo al 10%. Eppure 100mila fan, quasi un terzo della popolazione di Bielefeld, si sono riversati a Berlino per seguire la partita in un Olympiastadion che contiene al massimo 74mila spettatori.
Ai 229 tifosi selezionati i medici hanno messo al polso un orologio che misura i parametri vitali per 12 settimane, due prima della partita e dieci dopo. Osservando stress, numero e variabilità delle pulsazioni hanno toccato con mano gli effetti di quella febbre a 90° che ha chiaramente contagiato anche loro, visto il tono dell’articolo pubblicato su Scientific Reports, punteggiato di entusiasmi per la squadra Cenerentola.
Il primo sintomo della febbre da tifo si manifesta il giorno della partita al risveglio, con un livello di stress superiore al normale già alle sei del mattino. Per tutta la giornata la curva dello stress si mantiene su valori del 5-10% più alti rispetto a un sabato senza prato verde. Il fischio di inizio dà il via all’impennata, con valori superiori del 41% rispetto alla norma (lo stress di una giornata ordinaria è il 31%, quello del 24 maggio il 44%), soprattutto per i fortunati con un posto allo stadio o per chi ha innaffiato la finale con l’alcol.
I battiti cardiaci, normalmente 68 al minuto, salgono a una media di 77 durante la giornata. Alle otto di sera, ora del fischio d’inizio, balzano a 96 in media e a 108 fra chi si trova allo stadio. Le pulsazioni scendono poi a 86 intorno alla mezz’ora del primo tempo, quando il Bielefeld subisce tre deprimenti gol in tredici minuti.
«Lo stress da tifo nasce dall’emotività e in casi estremi può diventare anche pericoloso. Non a caso negli stadi è previsto un numero minimo di defibrillatori» spiega Alessandro Biffi, cardiologo e membro della commissione scientifica dell’Fmsi, Federazione medico sportiva italiana. «Sollecitazioni emotive di questo tipo esistono anche negli scacchi, un gioco che sorprendentemente mette alla prova il cuore perché genera tensione e nervosismo».
Gli effetti del tifo sull’organismo non sono una novità per la medicina. Dopo i campionati del mondo di calcio del 2006, uno studio sempre tedesco notò un numero più che doppio di ricoveri per infarto nei giorni delle partite della Germania, soprattutto in caso di sconfitta. Una ricerca inglese misurò un picco di cortisolo, l’ormone dello stress, fra i tifosi brasiliani usciti dallo stadio dopo la catastrofica sconfitta per 7 a 1 contro la Germania ai mondiali del 2014.
I medici di Bielefeld la chiamano “fusione”. È l’effetto, scrivono, «del sentirsi una cosa sola con la propria squadra, che amplifica le reazioni emotive della partita scatenando delle reazioni fisiologiche importanti nell’organismo».