la Repubblica, 6 febbraio 2026
Lara Naki Gutmann: “Al Forum tanti squali di peluche tiferanno per me. Sui pattini cerco la purezza”
L’Olimpiade di Lara Naki Gutmann inizia oggi con la gara a squadre del pattinaggio artistico. Lei è la singolarista azzurra. I suoi pattini si poseranno sul ghiaccio del Forum di Assago all’ora di pranzo. Naki è il suo secondo nome e ha un grande significato.
«Quando sono nata i miei genitori hanno voluto darmelo in onore di un nostro amico ghanese. Nella sua lingua, Naki vuol dire “primogenita”. Si sbaglia spesso, molti credono sia il mio cognome, che invece è altoatesino per le origini bolzanine di mio nonno paterno».
Lei è trentina.
«Di Rovereto. Ho 23 anni. A 3 mi sono innamorata di questo sport grazie a un’Olimpiade italiana, quella di Torino. E alla meravigliosa Carolina Kostner. Avevo iniziato con la ginnastica artistica. Poi vidi la cerimonia di apertura, lei che sventolava il tricolore. È uno dei primi ricordi che ho. So che commenterà le mie gare in tv. Mi pare incredibile».
Quattro anni fa era a Pechino.
«Solo per la gara a squadre, qui farò anche l’individuale. Olimpiade strana, quella, con il Covid, le mascherine, nessuna vita al Villaggio. Qui voglio proprio godermela. E giochiamo in casa. Avrò tanto tifo al Forum. Ma non quello di mia madre».
Perché?
«Soffre terribilmente nel vedermi gareggiare. E anche se è milanese, non ci sarà. Mio papà, invece, il mio ragazzo e tanti amici saranno al loro posto, in tribuna. Tutti avranno uno squaletto di peluche, è il mio portafortuna da quest’anno. In una parte del mio esercizio mi esibisco sulla musica dello Squalo, il film, lo adoro. Lo squaletto mi ha portato fino al bronzo agli Europei di Sheffield, meno di un mese fa. Non mi stacco più ora».
Una laurea in scienze motorie, un’altra in scienze giuridiche in arrivo.
«Beh, per la seconda è presto, ma mi impegnerò di più dopo le Olimpiadi. Amo scrivere. Sono coautrice di tre libri sul pattinaggio artistico dedicato ai ragazzini. E poi adoro Andrea Camilleri».
Anche le parti in siciliano stretto?
«Soprattutto quelle. Il mio amore è nato con il commissario Montalbano televisivo. E poi ho continuato con i romanzi. Ora sto leggendo Il ladro di merendine. Ce l’ho sul comodino al Villaggio olimpico. Anche se spero di fare vita sociale, di conoscere i grandi campioni, di fare selfie con loro».
Nella sua gara c’è una formidabile russa, Adelia Petrosyan.
«Non gareggio contro di lei da quattro anni, ma so che sarà fortissima. Anche se il modello di pattinaggio è quello di Kaori Sakamoto: elegantissima, sinuosa come la seta. Le americane hanno uno stile più aggressivo, certamente più fisico. Io cerco la purezza, il gesto raffinato. Ho anche lavorato con la coreografa e etoile della Scala Prisca Picano. Nel corto danzerò sul tema della serie tv dedicata a Lidia Poet. La musica l’ho scelta io, in collaborazione con il mio allenatore Gabriele Minchio e il mio staff. E se sono diventata un’atleta olimpica è anche grazie al mio gruppo sportivo, le Fiamme Oro».
Quanto è lontano il futuro, a 23 anni?
«Ancora tanto. Però ho già studiato da allenatrice. Mi piacerebbe portare tanti ragazzini sul ghiaccio».
Sarà felice se?
«Se renderò orgogliosi i miei tifosi. E se metterò sul ghiaccio la miglior versione di me stessa. Non penso a un risultato in particolare, non penso “al” risultato, anche se tra squadra e individuale possiamo puntare in alto. Gli squaletti resteranno in ogni caso, ormai fanno parte di me».